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 2017  gennaio 30 Lunedì calendario

Tutti si chiamano Baù, vincere il campionato con un solo cognome

ZUGLIANO (VICENZA) Sui gradoni del campo di Zugliano ieri trovavi assise signore avvolte da soffici plaid, e ormai rese edotte circa gli schemi praticati su palla inattiva dai padroni di casa del Lakota Perlena.
Non deve stupire in una squadra, lo Stoccareddo che, al posto di una “società” tradizionalmente intesa, ha alle spalle un’immensa famiglia, madri e mogli comprese, dove si fa colletta per racimolare i 20mila euro necessari a sostenere un campionato dilettanti. Budget peraltro privo della voce “rimborsi ai calciatori”, che sono invece ingaggiati per un’unica “mission”: giocare, ricompensati, quando capita, con faraoniche cene sociali a base di costate di canguro.
Così l’Utopia in formato figurina veste i colori biancoazzurri dello Stoccareddo, capolista solitaria del girone F di Seconda Categoria veneta. Per una foto a braccia conserte su due, il cognome riportato in didascalia è sempre lo stesso, Baù, qui dominante da secoli. A loro si deve una variante del calcio- champagne nota nei paraggi come calcio-Torcolato, dal nome di un vino passito che fermenta solo alle pendici dell’altopiano dei sette comuni, in provincia di Vicenza.
A Stoccareddo, fatata frazione del comune di Gallio non lontana da Asiago, “ogni benedetta domenica” con cui fare il verso al film di Oliver Stone, l’Utopia fa sì che per la nonna rimasta a cucinare i biscotti di antiche ricette ci sia un nipote scalpitante lungo l’out sinistro, che alla sposa in dolce attesa corrisponda un marito con cellulare a bordo campo, e che l’universitario sepolto dai libri di un ultimo esame invidi la sorellina con sventolante bandiera biancoazzurra sugli spalti.
Centocinquanta spettatori su 350 abitanti: sono questi i numeri casalinghi di un calcio- Torcolato di cui non si trovano uguali nemmeno nei dintorni dello Juventus Stadium, proprio perché è football utopico, scanzonato come una festa goliardica, per sua natura incline al memorabile. Dove a prevalere non è tanto la galoppata verso una mai raggiunta Prima Categoria da trasferte fuori provincia, ma la gaudiosa smentita di qualsiasi principio di realtà. «Ormai contiamo su un seguito senza confini», rivela Nadir Baù, grossista di fiori e attuale presidente del sodalizio. «Mercoledì, per esempio, giorno feriale, giochiamo in notturna a cento chilometri da qui, Montebello, per i quarti di finale della Coppa del Veneto, e per l’occasione sono previsti tifosi da tutto l’altopiano, pronti a sobbarcarsi prima il pullman e poi due ore di partita a temperatura sottozero. Dimmi tu se è normale». Domanda posta da uno che, tanto per restare nel fiabesco, porta lo stesso cognome dei due allenatori, Domenico e Alessandro Baù, tutto carisma il primo e strategie vincenti il secondo, oltre che di una buona metà della “rosa”, dove, fra i vari Johnny e Loris, spicca il bomber Eder Baù, 35 anni magnificamente portati dopo trascorsi nel calcio professionistico: dalle giovanili del Milan alle maglie di Triestina, Pescara e Padova. C’è chi l’ha chiamata «la squadra dei Bau», mentre più dimestichezza con la stirpe accentata dei Baù dimostrano i genetisti, affascinati dal loro Dna immune da diabete, malattie cardiovascolari e altre patologie destinate ai comuni mortali. Alla faccia dei rilievi secondo cui le unioni tra consanguinei infiacchiscono la specie, i Baù di Stoccareddo risultano dotati di un «fattore protettivo» che aiuta a capire perché sfoggino talento innato in ripartenze, ammucchiate in area piccola, palombelle e altri fondamentali del football. Virtuosi effetti del calcio-Torcolato ieri ammirati sul campo del Lakota, espugnato 2-1 grazie ai gol di due «non Baù» provenienti da altri paesi: David Sterchele e Andrea Pace.
A dimostrazione che l’Utopia dello Stoccareddo ha ormai contagiato un intero altopiano.