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 2017  gennaio 30 Lunedì calendario

«Che fare se la sposa è scelta dai genitori». La guida del perfetto matrimonio cinese

PECHINO Posso sposare una donna ricca? Posso dirle di sì in chiesa? E soprattutto: potrò rivelarle di primo acchito che quello che ha di fronte è un membro, che lo sappia, di partito? Settant’anni di comunismo saranno anche pochissima cosa di fronte a 25 secoli di obbedienza confuciana, ma il comunismo non è da meno a nessun credo. C’è voluta così la sapienza e la perseveranza degli sconosciuti burocrati della municipalità di Nanchang, 5 milioni di anime più o meno rosse nello Jiangxi, la regione che si affaccia di fronte a quel che resta della Cina non marxista, e cioè l’isola di Taiwan, per stilare il decalogo che per la delicatezza del tema neppure dieci punti riesce ovviamente a centrare, pudicamente fermandosi a quota cinque: la metà. Ma d’altronde: come non offrire le agognate pillole di marxista saggezza ai tantissimi giovani che in questi giorni si affrettano a pronunciare il fatidico “Wo Yuan Yi”, da noi più semplicemente tradotto con “sì”?
Il Capodanno che in Cina segue il ciclo lunare, e proprio in questo weekend è cominciato sotto gli auspici di quel Gallo da noi sinonimo del maschio single e tanto desideroso da metterci il becco, è il periodo considerato più propizio: in tutto. Comprensibile dunque che giusto in questi giorni sia comparsa quella “Guida agli appuntamenti al buio per i membri del partito comunista” strombazzata sulla piattaforma Weibo, che qui è un misto tra Facebook e Twitter. E a questo punto andrebbe chiarito il concetto cinese di “blind date”, appuntamento al buio, che ha poco dell’erotica avventura occidentale (al netto ovviamente dell’erotica attrazione degli interessati) e altro non è che l’incontro organizzato dai genitori preoccupati dalla mancanza di partner dei figli. Il Capodanno è infatti per tradizione il periodo in cui i ragazzi sono chiamati a presentare in famiglia la loro metà. E per tanti, anzi troppi giovanissimi, è ormai un incubo: tant’è che negli ultimi anni è fiorito un vero e proprio commercio di fidanzate in affitto, cioè ragazze che fingono per un paio di giorni di essere la promessa sposa – un business che ora ha conosciuto un boom grazie ai servigi elettronici delle sempre più onnipresenti app. Dall’appuntamento al buio al matrimonio in chiaro il passo, così, è spesso breve: anche perché la difficoltà con cui qui trovi moglie è bilanciata dalla facilità con cui ti è concesso di divorziare, in questo paese condannato da 35 anni di politica del figlio unico a una ratio disperata maschi-femmine, 116 contro 100. Ma volete che per quanto breve il partito non vi voglia seguire anche in questo percorso?
Sulle questioni più scottanti, per la verità, i burocrati un po’ se la palleggiano, come osserva giustamente il Wall Street Journal, che è stato il primo a mettere gli occhi sul vademecum. Che fare, dunque, se costretti a incontrare la partner scelta al buio? «I ragazzi dovrebbero informare i genitori con onestà dei loro programmi, in modo da alleviare la loro ansia, mentre i genitori dovrebbero rispettare le scelte dei ragazzi, senza stressarli troppo». Più che una istruzione per l’uso, sembra un auspicio tutto da interpretare uscito dal libro dei I Ching: e d’altronde siamo o non siamo in Cina? Più diretto si fa il pentalogo sulla possibilità di rivelare se si è membri del partito («Vi aiuterà anzi a dare una buona impressione») o di sposare una straniera: certo che sì, a meno che non siate un militare in servizio – il nemico sempre ci ascolta. È ok anche sposare la donna ricca, ma attenti a non dare nell’occhio con doni e comportamenti chiassosi, questo sì che danneggerebbe l’immagine del partito. Quanto alla possibilità di sposarsi in chiesa, beh, nulla osta: ma ricordiamoci che i comunisti sono atei, nel solco della tradizione marxista-leninista importata in Cina da Mao Zedong, e che l’attività religiosa «indebolisce l’efficacia di combattere per il partito – e diminuisce il prestigio tra le masse».
Per la cronaca, va detto che pochi giorni dopo l’exploit in rete il puntiglioso pentalogo è stato rimosso: probabilmente perché qualche capoccia del Pcc avrà (giustamente) considerato gli estensori del manualetto molto più realisti del re. Per la storia, invece, andrebbe ricordato che il re di cui sopra, cioè Karl Marx, brigò lui stesso per il matrimonio delle tre figlie. Ossessionato per tutta la vita dai problemi economici, per alleviare almeno i loro il buon Carletto cercò disperatamente di trovare alle ragazze un buon partito: finirono, purtroppo per loro, tutte in braccio a quello comunista.