Corriere della Sera, 30 gennaio 2017
Mirka e le conseguenze dell’amore: «Papà ha vinto la coppa per la minestra...»
E al diciottesimo Slam, finalmente Mirka si sciolse. Un ritratto di signora – diamanti ai lobi, golfetto rosa, capelli raccolti – attende il campione nel corridoio che, dal campo centrale della Rod Laver Arena, conduce negli spogliatoi. L’abbraccio è intenso: nel video che l’Australian Open posta sul suo profilo twitter si sentono chiaramente gli schiocchi dei baci che Mirka stampa sulla guancia (due) e sulla bocca (uno) del marito. È la scena più simile a una manifestazione d’affetto di cui Miroslava Vavrinec in Federer si sia resa protagonista in pubblico da Sydney 2000, dove un cucciolo di fuoriclasse s’innamorò di una tennista già vessata dagli infortuni.
Ci voleva l’epica dell’impresa per stappare il serbatoio di emozioni. Ci voleva la donna giusta perché Roger ricaricasse le pile nei sei mesi di stop forzato e tornasse a ricordarsi di essere il migliore. C’è molto delle loro donne nella longevità dei risultati di Federer e Nadal. Perché è vero che senza Roger non esisterebbe Rafa (e viceversa), ma senza Mirka e Xisca, Maria Francisca Perello, non esisterebbero Federer e Nadal. Anche in questo, i due rivali si somigliano: relazioni lunghe – da sedici anni lo svizzero, da quando era adolescente lo spagnolo, che è così attaccato alla sua isola (Maiorca) da non concepire di avere una ragazza che non sia del luogo —, stabilità affettiva, sentimenti incanalati nel rassicurante tepore della famigliarità. Chi cambia molti letti (vedi Grigor Dimitrov, che nella transizione non indolore tra Maria Sharapova e Nicole Scherzinger, ex di Lewis Hamilton, ha buttato via almeno due stagioni), in genere, perde molti match. E non è più tempo di farfalloni del calibro di Vitas Gerulaitis, l’ultimo playboy del tennis: il gioco si è fatto troppo fisico ed esigente per potersi permettere di passare dalla discoteca al match.
«Senza Mirka non sarei mai potuto arrivare fino a qui» ammette sinceramente il re. Mirka è l’amministratore delegato della Federer Enterprise, certo, ma soprattutto la madre di quattro gemelli: Myla Rose e Charlene Riva, Leo e Lenny. Mirka è al vertice di una struttura a forte impianto matriarcale (c’è anche mamma Lynette): lei organizza i viaggi della tribù, dirige il traffico di tate, intrattiene la nuvola di celebrities che gravita nell’orbita di quella leggenda che è suo marito. Mirka permette a Roger di dormire fino a tardi allestendo la vita reale della Federer family nella stanza accanto della suite e gli passa le gemelline in collegamento Skype (i gemelli quando è finita la finale dormivano) tra la doccia e la conferenza stampa: «Papà che coppa grande, mi hanno detto le mie figlie – ha confidato Roger ieri sera —, possiamo metterci la minestra!». Mirka ha voluto Roger e l’ha ottenuto. Poi, da intelligente capitano d’industria, s’è adeguata. Esultanza contenuta, mai un’intervista, presenza costante e discreta. E adesso? «Adesso festeggiamo come rock star» ha promesso lui, trascinando il suo ritratto di signora nella notte di Melbourne.