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 2017  gennaio 30 Lunedì calendario

Sempre più sola

REGGIO EMILIA Evidentemente questa nuova Juve è così bella che nessuno ha intenzione di lasciarla nel bel mezzo del divertimento. Del resto il nuovo modulo varato otto giorni fa contro la Lazio è nato anche per questo: per includere tutte le stelle dell’attacco bianconero. E in alcuni frangenti sembra davvero un Luna Park, soprattutto rispetto al vecchio 3-5-2 visto a Firenze, non più tardi di due settimane fa. Così, Paulo Dybala, sostituito a 16’ minuti dalla fine (recupero compreso) non la prende bene e mentre Massimiliano Allegri gli tende la mano destra, lui non risponde al saluto.
Anche contro la Lazio e il Milan era toccato all’argentino sbarbato uscire prima della fine. Ma stavolta più delle altre, il cambio per Pjaca ci sta. E la reazione di Dybala, che è nel pieno di un rinnovo del contratto in cui l’accordo sulla cifra fissa e sui bonus non c’è ancora, non è un bello spot. Anche se poi arriva l’immancabile tweet riparatorio: «Tutti uniti». Allegri giustifica il gesto ma allo stesso tempo rivendica la sua scelta: «Paulo era arrabbiato, ma è giusto così. Tutto vorrebbero restare in campo, ma Cuadrado e Mandzukic avevano ancora forza nelle gambe e ho tolto lui. L’importante è dare la mano al compagno che entra».
L’episodio guasta solo in minima parte una delle domeniche più positive per la Juve, che ottiene la terza vittoria consecutiva col nuovo modulo e stacca di nuovo di 4 punti la Roma, con una partita da recuperare a Crotone. La conferma migliore anche stavolta arriva proprio dal modo in cui la squadra di Allegri ottiene la vittoria: due gol costruiti con azioni spettacolari, tante occasioni per segnare il terzo, appena due tiri in porta subiti e per giunta nella stessa azione, con il neo 39enne Buffon bravo a respingere prima su Politano e poi su Matri.
Anche all’andata la Juventus aveva dominato la squadra di Di Francesco, eppure la continuità e l’intensità delle giocate e la solidità complessiva nella controprova del 4-2-3-1 lontano dallo Stadium sembrano migliori. È ancora Mandzukic a confermarsi l’uomo chiave sulla sinistra: il tacco che libera Alex Sandro al cross (con Higuain che anticipa Acerbi a centro area) ricorda però che Marione non è solo muscoli e corsa. Così come il Pipita non è solo un (grande) finalizzatore: è lui che ruba palla in pressing a Cannavaro e crossa per Khedira. Dybala fa la cosa migliore della sua partita, un velo delizioso, e il tedesco può così scaricare in porta il tiro del 2-0.
Tutto molto bello e anche molto semplice, almeno in apparenza. Perché lo strapotere della Juve, è tecnico e fisico, con i terzini che spingono e si sovrappongono e la squadra che sta compatta in 30 metri quando si tratta di difendere.
L’unica controindicazione può essere la tanta energia spesa, che toglie lucidità in attacco. Non a caso la nuova Juve sbaglia sempre il terzo gol. Prima dell’Inter però c’è una settimana senza impegni, ideale per recuperare, lavorare. E anche per chiarirsi a quattr’occhi, non solo sui social network.