Corriere della Sera, 30 gennaio 2017
Il mistero dei capolavori rubati
PARIGI L’allarme del Museo d’Arte moderna di Parigi, vicino al Trocadéro, entrava in funzione troppo spesso. Un colpo di vento e partiva la sirena. Una scocciatura. Il 30 marzo 2010 i guardiani decisero di staccare il sistema in attesa di calibrarlo meglio, e avvertirono la direzione.
Due mesi dopo il più grande ladro di opere d’arte in Francia e forse in Europa, Vjeran Tomic, francese di origine croata, in arte «Joe» ma anche «Spiderman» e, ovviamente, «Arsenio Lupin», ha potuto rubare comodamente il capolavoro scelto su commissione «Natura morta con candeliere» di Fernand Léger.
Già che c’era, visto che l’allarme stranamente non scattava e la notte era molto tranquilla, Tomic ha preso anche «Il piccione a pois» di Pablo Picasso, «Albero di ulivo vicino all’Estaque» di Georges Braque, «La pastorale» di Henri Matisse e soprattutto il suo preferito, la «Donna con ventaglio» di Amedeo Modigliani.
Oggi pomeriggio, quasi sette anni dopo quello che resta uno dei colpi del secolo, il cinquantenne Vjeran Tomic compare davanti al tribunale di Parigi assieme all’antiquario Jean-Michel Corvez che gli commissionò il furto, e a Yonathan Birn, un orologiaio che aveva un atelier giudicato perfetto per custodire il bottino.
«Spiderman» rischia vent’anni di prigione anche perché è recidivo con 14 precedenti per furto di opere d’arte. Corvez e Birn potrebbero essere condannati a 10 anni, ma resta la questione più importante: dove sono finiti i quadri?
Davanti ai giudici istruttori l’orologiaio è scoppiato a piangere: «Ho strappato i dipinti e li ho gettati nella spazzatura. Quello che ho fatto è mostruoso. Sono un pazzo». Nessuno vuole credergli.
Birn all’inizio si rifiutava di nascondere le opere d’arte nel suo atelier, troppo pericoloso. Poi ha accettato in cambio del Modigliani, diventato suo o quasi con soli 70 mila euro. «L’idea di possedere un tale tesoro mi ha fatto perdere la ragione», sono state le parole dell’orologiaio ai giudici, riportate dal Figaro. Ma sembra impossibile che Birn si sia impaurito talmente da gettare nella spazzatura capolavori inestimabili, invendibili nel circuito ufficiale dei mercanti d’arte ma del valore di almeno 90 milioni tra compratori segreti e senza scrupoli. Le lacrime dell’orologiaio non sono convincenti, la storia della spazzatura si direbbe inventata per coprire i veri acquirenti.
Quella al «MAM» di Parigi sarà comunque, con ogni probabilità, l’ultima impresa di Vjeran Tomic, figura leggendaria della criminalità parigina. Specializzato in appartamenti di lusso, Tomic ha interpretato la sua carriera con dedizione e professionalità. Solitario, amante della lettura, mai violento, si allenava due ore al giorno per scalare i palazzi con ventose, corde e arpioni sparati da una balestra, ed essere poi in grado di allontanarsi correndo in pochi minuti.
Prima di entrare in azione alle 3 e 30 della notte del 20 maggio 2010, Tomic fece numerosi sopralluoghi calcolando esattamente il tempo necessario per smontare la finestra, entrare nel museo, prendere il Léger e uscire. Nelle notte precedenti allentò le viti della finestra con l’acido, in modo che opponessero minore resistenza la notte del colpo. Rimase stupefatto quando si accorse che l’allarme non entrava in funzione. Ne approfittò per fare un lavoro sopraffino, prese solo le tele e lasciò le cornici.