Corriere della Sera, 29 gennaio 2017
I nonni della Marcialonga
Vecchio, diranno che sei vecchio. La Marcialonga, la giovane signora che oggi compie 44 anni (è nata in Val di Fiemme il 7 febbraio 1971), preferisce chiamarli «senatori». Sono dieci, età complessiva 722 anni, partiranno tra 7.523 concorrenti (l’Italia schiera 2.662 atleti, la Norvegia 2.154, la Svezia 1.440) con il pettorale giallo e il cognome stampato, perché gli spettatori della gran fondo più celebre possano identificare ciascuno dei dinosauri azzurri che non se ne sono persa una. Quarantaquattro anni di fedeltà alla neve.
«Non ho più le ambizioni di un tempo, quando ci tenevo ad entrare nei primi 500. Però cerco di arrivare bene, con dignità». Luciano Bertocchi, classe 1933, tarvisiano di Ugovizza e triestino d’adozione, professore di fisica teorica, ha la voce di un ragazzino. «E invece sono 83, suonati». È la memoria storica di questo capitale umano di inestimabile valore, che ha visto cambiare il Trentino, le Dolomiti e l’Italia avanzando sugli sci stretti. È il senatore dei senatori, che della narrazione della Marcialonga rappresentano i segni di punteggiatura: hanno sciato un totale di 2.918,5 km, punto esclamativo. Il Bertocchi non lo fermi neanche con le cannonate: «Guardi, mi scoccia che abbiano annullato tre edizioni per mancanza di neve sennò oggi sarei a quota 47». Reduce da un’influenza, non gli dispiace che il percorso sia stato accorciato: 57 km da Mazzin di Fassa a Cavalese, sentendosi protagonista di una storia nella storia.
Come ci si alimenta, da ottuagenario, durante una sgambata così importante? Luciano la fa facile, come quando d’estate infila gli ski roll sulla pista ciclabile, seguito dallo sguardo amorevole della moglie: «Una volta mi portavo dietro liquidi, maltodestrine, gel. Oggi mi basta un po’ di frutta secca: uvette, noci, prugne... Molta energia arriva da chi fa il tifo, da chi ti dice: siete voi, i veri senatori dell’Italia!».
Luciano, Ivo, Costantino, Luigi, Armando, Giovanni, Aulo, Odillo, Marco Aurelio, Fabio. Nomi antichi, robusti, infilati dentro la pasta del territorio come radici d’albero. Ciascuno ha una storia che merita di essere raccontata, uno stile uguale a nessun altro, rughe in faccia scavate dal freddo e dalla fatica, perché o sei nato Di Centa o devi remare. Fabio Lunelli, 73 anni, trentino trapiantato a Milano, della speciale classifica dei senatori è il fanalino di coda: per coprire 43 edizioni della Marcialonga ha impiegato 268 ore, 13 minuti, 27 secondi. «Avevo sentito parlare di questa gara, una specie di Vasaloppet nostrana – racconta —. Di allenamento, nemmeno a parlarne. La voglia di sfidare i cugini Lunelli, quelli dello spumante Ferrari, mi mise benzina nel motore». La salita di Castello, è quella dei fantasmi: «Una fatica bestiale, il pezzo più duro della gara. Dal muro di spettatori salta fuori uno che comincia a massaggiarmi le gambe. Passati i crampi, raggiungo Cavalese». 778° alla prima Marcialonga: «Mica male per un cittadino neofita...» gongola ancora oggi.
Ritirarsi non è previsto. Il senatore, piuttosto, esala l’ultimo respiro in pista. Aulo Avanzinelli, 76 anni, toscano, mille racconti impigliati dentro una gloriosa barba bianca, ricorda quella volta in cui, pur di non perdere lo status di senatore, affrontò il tratto da Soraga a Cavalese col coccige fratturato da una caduta nel fiume Avisio. Ma non è tutto: «Terminata la gara in quelle condizioni, guidai la macchina fino a Lucca».
Tra il serio e il faceto si parla di doping, male endemico di uno sport bellissimo, nel quale è appena inciampata anche la fuoriclasse norvegese Therese Johaug. Marco Aurelio Nones, che nel 1971 si fece crescere i baffi per sembrare più grande e che di Franco (olimpionico e suo paesano) non è parente, è perentorio: «Io vado a succo d’arancia. All’inizio della salita di Cascata, ogni anno c’è mia moglie con un bel caffè: ecco, questo è il mio doping!» sbotta. Ha cinque anni in meno dell’altro fiemmese doc, Luigi Delvai, rivale giurato del bellunese di Zoldo Costantino Costantin, che nelle ultime 43 Marcialonghe è stato il più veloce: 164 ore, 28 minuti e 27 secondi appena.
L’obiettivo malcelato di tutti è partecipare al cinquantennale, nel 2023. Ci risentiamo tra sei anni, Luciano? «Mah, non garantisco. Sulla 45esima, però, ci metto la firma!»