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 2017  gennaio 29 Domenica calendario

Una tigre a spasso per le vie della città. «Sembrava un cane, così l’ho fermata»

MONREALE (PALERMO) Come in un safari, ma sulla circonvallazione di Monreale. Con una tigre affiancata al finestrino dell’auto, non in Africa, ma sui tornanti che dalla città del Duomo normanno scivolano verso la Conca d’oro. E qui, giù verso Palermo, nel verde eroso dal cemento, di bestie feroci negli anni se ne sono viste tante, ma ieri mattina si trattava di una vera belva a passeggio, una tigre, uno splendido esemplare di tigre del Bengala fuggita dalle gabbie del circo Svezia accampato non lontano con clown, trapezisti e custodi un po’ distratti.
Alla fine è stato uno spettacolo fuori programma e fuori orario, ma per un’intera mattinata il terrore ha avvolto questo pezzo di città famosa per l’arte, per i mosaici, per il nuovo museo appena allestito, per il chiostro con vista mozzafiato su Palermo e in tante occasioni anche tappa di assalti mafiosi alla convivenza civile.
Convivenza per un giorno insidiata, appunto, da una vera bestia, pronta a ruggire togliendo ogni dubbio al primo automobilista affiancato, lì a due passi dal parcheggio tra via Candido e via Venero, Vincenzo Siciliano, le mani sul volante e gli occhi stralunati su quello che a prima vista aveva scambiato per un cane: «Sì, mi sembrava un cane alto come un cavallino. Come ho detto al mio amico che avevo a fianco: “Ma guarda che strano cane, che strana bestiola”. Ci siamo avvicinati ancora un po’ e il mio amico ha urlato: “Ma quale cane. Attento. Miiiii è una tigre”. E mi sono afferrato al cellulare».
Proprio grazie a questo passante l’allarme è scattato immediato facendo impazzire i centralini di carabinieri, vigili urbani, veterinari dell’Azienda sanitaria e, primi fra tutti, i fucilieri della Forestale arrivati a sirene spiegate quando domatori e custodi del circo erano già attorno alle inferriate del deposito di ceramiche Ferreri, seconda e ultima tappa di questo bizzarro Safari cittadino. Un percorso instradato dalla coppia dei primi automobilisti. Con coraggio. Quasi aiutando la tigre a stringersi sul bordo della carreggiata verso quel deposito.
Ecco perché, tutto sommato in poco tempo, è stato possibile delimitare l’area in cui la belva poteva muoversi senza creare danni ulteriori. Ma presto nel mirino dei veterinari pronti a esplodere siringate di sedativo. Col rischio di compromettere la stessa esistenza dell’animale. Come si affannava a ripetere un domatore che in meno di un’ora è riuscito a fare arrivare una delle gabbie mobili del circo, guidando la belva verso un tunnel a sbarre usato per gli spettacoli. Ma solo dopo averla placata con un bocconcino prelibato, tre chili di manzo divorati in pochi istanti. E poi digeriti all’interno della struttura poggiata su un carrello, subito trainata verso tende e zoo di un circo sul quale adesso si rovesciano inchieste e accertamenti di uffici comunali, vertici sanitari, forze di polizia.
Una favola a lieto fine, tutto sommato, per i bimbi di Monreale che ieri sera accorrevano allo show per applaudire la tigre del Bengala. Destinata a conquistare un posto nell’immaginario collettivo, come accadde alla fine degli anni Cinquanta a Palermo con un leone che, in una gabbia di Villa Giulia, sbranò un temerario disoccupato pronto a saltare dentro per scommessa con gli amici. Stavolta è la tigre ad avere fatto il salto inverso. Forse, creando qualche disoccupato fra guardiani e sorveglianti.