Corriere della Sera, 29 gennaio 2017
Trump chiude gli Usa ai rifugiati. Proteste e caos negli aeroporti
WASHINGTON È il secondo muro di Trump. Dopo quello al confine con il Messico, è scattata la disposizione per tenere lontani dagli Usa potenziali terroristi islamici. L’ordine esecutivo prevede una serie di misure restrittive. Blocco di 120 giorni per l’accettazione di rifugiati. Stop indefinito all’arrivo di profughi siriani. Sospensione di 90 giorni all’arrivo di cittadini da Iran, Iraq, Sudan, Libia, Siria, Somalia, Yemen. Gli Usa accetteranno quest’anno solo 50 mila profughi, la metà rispetto al 2016. Particolare importante: le sanzioni non riguardano i cristiani, ma solo i musulmani, con test negli aeroporti.
Il pacchetto è scattato su scala globale, innescando caos e dimostrazioni in alcuni scali, a New York e San Francisco. Avvocati sono accorsi per assistere le persone bloccate, alcune rimaste in un limbo. Associazioni per i diritti civili hanno promosso passi in quanto ritengono i provvedimenti incostituzionali. In sciopero i tassisti della Grande Mela, molti dei quali sono musulmani. Diversi passeggeri che erano già su un volo Il Cairo-New York non sono potuti partire. Stessa situazione in Canada e Olanda. Un setaccio dove sono finiti studenti, traduttori iracheni che avevano aiutato le truppe americane, detentori di carta verde e viaggiatori con la doppia nazionalità (europea e di un Paese arabo). Persone comuni e una figura famosa come il regista iraniano Asghar Farhadi, che non potrà andare alla cerimonia degli Awards. Furibonde le polemiche. Francia e Germania hanno già espresso «preoccupazione» e l’intenzione di fare «fronte comune» contro i provvedimenti. Londra appare più cauta, la premier May è rimasta muta. L’Iran ha definito la mossa un insulto e vieterà l’ingresso agli americani.
Il piano è legato al timore di attentati. Il problema: è un nemico con molte sfumature. Dunque serve un filtro, ma non è la soluzione magica. 1) L’Isis ha sfruttato l’esodo dei civili per mandare i suoi seguaci all’estero. Gli Usa devono contrastare i «nomadi della Jihad». 2) Alcuni dei criminali responsabili di stragi in Europa sono giunti da fuori, ma non pochi erano cittadini europei. 3) La maggioranza degli attacchi avvenuti negli Usa dopo l’11 settembre sono stati compiuti da americani (d’origine straniera) o comunque da persone che vivevano nel Paese. Poche le eccezioni.
Molti hanno evidenziato come siano rimasti fuori Stati dove gli islamisti hanno peso: Arabia Saudita, Pakistan, Afghanistan, solo per citarne alcuni. O la Tunisia, con il più alto contingente di mujaheddin in lotta per il Califfo. Ma anche chi arriva dalla Russia e dalle ex Repubbliche dell’Urss. C’è chi ha insinuato che il presidente-imprenditore abbia dimenticato quei Paesi dove le sue imprese hanno interessi commerciali. Ma non sarebbe una sorpresa se la Casa Bianca allargherà la rete. Lo stesso Trump ha evocato la possibilità di un cambio di regole anche per gli europei. L’Isis, intanto, osserva. Userà lo scontro come elemento di propaganda e farà di tutto per colpire.