Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  gennaio 28 Sabato calendario

Nel deposito bunker delle opere tolte ai ladri

Lo scrigno d’arte più tutelato d’Italia si trova in via Anicia a Roma, nel cuore di Trastevere, a due passi dal cinema Sacher di Nanni Moretti. È il blindatissimo caveau del Comando carabinieri per la tutela del patrimonio culturale nel cuore della Caserma Lamarmora, un tempo dei Bersaglieri, e ora sede del Reparto operativo dei carabinieri specializzati nella ricerca dei beni artistici e archeologici rubati in Italia e all’estero, o immessi sul mercato clandestino internazionale, oppure sequestrati.
Ogni cassa nasconde un tesoro, ciascuno con la propria scheda. Ecco lì, in un angolo, i décollage di Mimmo Rotella sequestrati a Massimo Carminati durante l’inchiesta di mafia capitale, insieme alla donna-giaguaro della scultrice Rabarama, stesa accanto. Poco più in là ecco le casse accuratamente imballate che contengono i meravigliosi frammenti dell’affresco di un tempio etrusco del VI secolo avanti Cristo, rubati da anonimi tombaroli a Cerveteri negli anni ‘70, finiti nelle mani di un trafficante inglese e ritrovati dai carabinieri in un porto franco di Ginevra nel marzo 2016. Qualche metro e, in una custodia nera, appare un magnifico violino firmato dal liutaio cremonese Andrea Amati nel 1567, sequestrato durante un tentativo di esportazione illecita: il suo suono e i magnifici ceselli floreali hanno un valore, ormai virtuale, di due milioni e mezzo di euro.
In una teca mobile, un altro pezzo pregiatissimo, una Natività del Correggio accanto alla Leda col Cigno su rame di Lelio Orsi, quindi metà del ‘500: sono altri due beni confiscati nel 2012, ormai di proprietà pubblica e verranno presto «ricontestualizzati», ovvero affidati – su indicazione del ministero per i Beni e le attività culturali – a musei legati all’attività degli artisti, Correggio nell’area di Parma e Lelio Orsi tra Novellara e Reggio Emilia. Sulla sinistra giganteggia il «Compianto di Adamo ed Eva su corpo di Abele», di Battistello Caracciolo, allievo di Caravaggio, tela rubata nel 1989 da Villa Ayala a Valva e ritrovata dai carabinieri nel 2014.
E si potrebbero elencare pezzi per ore, tra sarcofagi romani, anfore attiche del 480 avanti Cristo, crocifissi lignei del ‘500, arredi sacri barocchi. Nel sotterraneo, un altro immenso locale. «Qui conserviamo i falsi che sequestriamo durante le indagini. E in larga parte riguardano l’arte contemporanea», spiega il tenente colonnello Antonio Coppola che guida il reparto operativo del Comando. Ecco una fila di false teste di Modigliani, un congruo numero di tele altrettanto false di Schifano, un paio di improbabili De Chirico e qualche pseudo-De Pisis.
Spiega il generale di brigata Fabrizio Parrulli, dal luglio scorso comandante dei 300 carabinieri specializzati in tutela del patrimonio, organizzati in 15 nuclei sparsi sulla Penisola: «Siamo attivi dal 1969 e dobbiamo alla lungimiranza di chi governava a quel tempo aver anticipato di un anno la richiesta dell’Unesco ai Paesi membri di dotarsi di una polizia specializzata in recupero di beni artistici. Ci sentiamo ogni giorno più impegnati nel compito di proteggere l’identità culturale nazionale, di combattere i traffici illeciti e di recuperare i beni rubati. Possiamo contare sulla formazione e sulla passione di tanti carabinieri specializzati in archeologia, storia dell’arte, musicologia, beni librari e archivistici».
Tutti i pezzi sono schedati nella banca dati del comando: in trent’anni sono stati informatizzati 99.000 avvenimenti legati a indagini nel mondo, 2,5 milioni beni d’arte descritti e 250 mila immagini. Nella banca dati, consultata dalle polizie internazionali, passano per esempio migliaia di beni archeologici trafugati durante le guerre in Medio Oriente. Persino la tragedia di Palmira ha lasciato le sue amare tracce tra le schede dei carabinieri italiani.