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 2017  gennaio 30 Lunedì calendario

Le restrizioni all’ingresso negli Stati Uniti di uomini e donne di religione musulmana sono così forti che persino chi è provvisto di una green card ed è andato all’estero per qualche ragione sua è stato bloccato in aeroporto, inutilmente gridando che in una qualche città americana lo aspettavano una moglie, dei figli e un lavoro, come provato da tutti i documenti

Le restrizioni all’ingresso negli Stati Uniti di uomini e donne di religione musulmana sono così forti che persino chi è provvisto di una green card ed è andato all’estero per qualche ragione sua è stato bloccato in aeroporto, inutilmente gridando che in una qualche città americana lo aspettavano una moglie, dei figli e un lavoro, come provato da tutti i documenti.

Che cos’è una green card?
O carta verde. È quel permesso speciale rilasciato dallo U.S. Citizenship and Immigration Services, il dipartimento che ha competenza in materia di cittadinanza e naturalizzazione. Chi ha questa green card, pur non essendo cittadino americano, può restare per sempre negli Stati Uniti, avere la pensione, entrare e uscire dal Paese senza problemi, con la sola restrizione del voto per le amministrative o per le presidenziali a cui non è ammesso. Il Corriere ha raccontato che l’iniziativa di Trump ha bloccato in aeroporto persino un iracheno che da dieci anni fa l’interprete per i militari americani di stanza in Iraq, che si è sposato e ha avuto tre figli negli Stati Uniti. Il caos negli aeroporti è davvero indescrivibile, la stessa polizia di frontiera in molti casi non sa bene come comportarsi, decine e decine di studi legali a New York, Chicago, Los Angeles, Boston, Atlanta e negli altri aeroporti sono stati mobilitati per difendere gli uomini e le donne bloccati nei vari scali. La giudice Ann M. Donnelly, del distretto di Brooklin, ha stabilito che, leggi americane alla mano, i cittadini provenienti dai paesi messi al bando da Trump, ma che arrivano con le carte in regola, non possono essere espulsi. Possono però essere ammessi negli Stati Uniti? E l’ordinanza di Trump che li riguarda è costituzionale o no? Il presidente ha deciso talmente in fretta che nessuno è in grado di rispondere a queste domande. Così per il centinaio di cittadini graziati dalla giudice Donnelly si prospetta per ora un lungo soggiorno in aeroporto in attesa che i nodi legali vengano dipanati. È atteso anche un ricorso alla Corte suprema, dato che la costituzione americana vieta qualunque tipo di persecuzione a chi esprime la propria appartenenza religiosa (esprimere la propria appartenenza religiosa è un diritto). Si prepara anche una class action, a nome di tutti i rifugiati fermati in conseguenza del decreto di Trump.  

In che consistono queste restrizioni decise dal presidente degli Stati Uniti?
Trump ha vietato per quattro mesi l’ingresso negli Stati Uniti a chi proviene da Iran, Iraq, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen, tutti paesi a maggioranza islamica. Al Cairo a una famiglia di iracheni è stato impedito di salire a bordo di un volo EgyptAir per New York. Marito, moglie e due figli, già in possesso del visto, sono stati informati che le nuove regole non potevano consentire l’imbarco. Situazione analoga ai banchi delle compagnie internazionali a Teheran, dove la carta d’imbarco non viene rilasciata ai cittadini iraniani da compagnie come Etihad Airways, Emirates e Turkish Airlines. C’è anche il problema di hostess e piloti provenienti dai sette paesi, di cui sono in genere anche cittadini. Il divieto d’ingresso, se non si trova una qualche forma di ammorbidimento, provocherà alla fine una cancellazione dei voli.  

Reazioni?
Theresa May, che l’altro giorno alla Casa Bianca sembrava filare d’amore e d’accordo con il presidente, è stata costretta dai suoi a una breve dichiarazione in cui esprime il «non gradimento» per questa iniziativa di Trump. Gli inglesi hanno anche il problema del doppio passaporto, gente che è allo stesso tempo iraniana e britannica, per esempio. I ministri degli Esteri Boris Johnson e Amber Rudd hanno ricevuto l’ordine di trattare la questione con i loro omologhi americani. La Merkel ha avuto un lungo colloquio con Trump l’altra sera, sentendosi chiedere un contributo finanziario più consistente per le spese militari. Dopo la telefonata, la Kanzlerin ha espresso «rammarico» per le decisioni della Casa Bianca sugli immigrati. Il Canada ha ufficialmente offerto accoglienza a tutti coloro che dovessero essere respinti dagli Usa. Idem la premier scozzese Nicola Sturgeon. Attacchi ovvi dalla Clinton e da Tim Cook, ceo di Apple e noto nemico del nuovo inquilino della Casa Bianca. «Senza immigrati noi e l’America non saremmo quello che siamo».  

Risposte di Trump?
Un tweet in cui non sembra intenzionato a fare marcia indietro. «Il nostro Paese ha bisogno di confini forti e di controlli rigidi, ADESSO. Guardate a quello che sta succedendo in Europa e, anzi, in tutto il mondo - un caos orribile!». Secondo il capo dello staff trumpiano, Reince Priebus, tutta questa indignazione mondiale riguarda alla fine 109 persone fermate su 325 mila viaggiatori.  

Come sono stati scelti i sette paesi?
Non ci sono, per esempio, né l’Arabia saudita né la Tunisia. Gli odiatori di Trump dicono che il presidente ha tenuto indenni le nazioni con cui le sue imprese fanno o hanno fatto affari.