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 2017  gennaio 29 Domenica calendario

Juve, la “scalata” di Lapo e gli ultrà vicini alle cosche

“Se vuole l’appoggio fissa l’appuntamento, altrimenti vaffanculo tu, lui, la Juve e tutti quanti”. È arrabbiato Rocco Dominello. È il 21 giugno 2009 e al telefono con Fabio Germani parla di un appuntamento con Lapo, Lapo Elkann. Stando alle parole dei due ultras intercettati e all’interrogatorio di uno di loro, il giovane Elkann – che ha sempre voluto contare nella società bianconera – quell’anno avrebbe cercato un sostegno da parte delle curve, anche se ai microfoni di Sky Sport l’11 maggio 2009 rispondeva: “Sta alla società e agli azionisti decidere”. Nel frattempo, però, si sarebbe mosso e per questa ragione avrebbe incontrato due rappresentanti delle tifoserie organizzate: Dominello, ora accusato di associazione mafiosa, all’epoca era un semplice ultrà dei Drughi (il gruppo più importante) e cercava di farsi un po’ di spazio, mentre Germani, prima ultrà dei Drughi, poi fondatore dell’associazione di tifosi “Italia Bianco Nera” e adesso accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, aveva i contatti giusti nel club bianconero.
La Direzione distrettuale antimafia di Torino, durante l’indagine “Alto Piemonte” (in cui nessun esponente della Juventus è indagato), è stata incuriosita da quella frase intercettata nell’ormai lontano 2009. All’epoca i finanzieri del Gico (Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata) avevano avviato un’inchiesta per una presunta estorsione al club da parte di Fabio Germani, Rocco Dominello e Giacomo Lo Surdo, ex capo degli ultras “Arditi” poi condannato per associazione mafiosa negli anni seguenti.
A indirizzare la Guardia di finanza su quella strada era stato un pentito di ‘ndrangheta, Francesco Costantino, che nel dicembre 2008 aveva raccontato del loro tentativo di entrare negli affari legati ai biglietti. L’inchiesta, in cui veniva ipotizzato il reato di associazione mafiosa, è stata archiviata nel 2013, ma le intercettazioni sono state recuperate perché utili a capire legami e contatti degli indagati. Così il 3 agosto scorso i pm ne ha chiesto conto a Dominello, considerato da loro esponente della cosca Pesce-Bellocco di Rosarno, fatto da lui smentito: “Debbo partire da molto prima – spiega l’uomo ai pm più di un mese dopo il suo arresto –. C’era la comunione della figlia di Fabio a Chivasso ed era invitato anche Lapo. Lo andai a prendere io al casello. Dopo la messa andammo a prendere un aperitivo io, Fabio, Lapo e un suo amico. Parlammo di striscioni e presidenti. Suggeriva uno striscione in cui scrivere ‘Lapo Presidente’”.
Dominello non si scompone alla richiesta: “Io dissi che non c’era nemmeno bisogno. Comunque io chiamai i Viking (altro gruppo di ultras, ndr) per uno striscione a suo favore da parte dei Drughi e dei Viking”. Il progetto però naufraga: “La sera uscì uno striscione contro Lapo presidente”. Infatti la sera del 17 maggio 2009 nel corso di Juventus-Atalanta compare lo striscione “No a Lapo presidente”. Qualcosa era andato storto rispetto alle indiscrezioni della settimana prima, secondo le quali il giovane Elkann era in corsa per la presidenza che poi non otterrà. Il 6 ottobre 2009, Giovanni Cobolli Gigli, in carica dal post-Calciopoli, cede la presidenza a Jean-Claude Blanc, ma la squadra non convince e i tifosi iniziano a contestarla inneggiando ad Andrea Agnelli, come avvenuto il 20 dicembre 2009 allo stadio.
Il presidente, figlio di Umberto Agnelli, dovrebbe essere ascoltato nei prossimi giorni dalla Procura federale della Figc, che in un documento durissimo firmato dal procuratore federale Giuseppe Pecoraro, scrive come proprio Andrea Agnelli abbia “partecipato personalmente, inoltre, in alcune occasioni, a incontri con esponenti della malavita organizzata e della tifoseria ‘ultras’” e gli contesta inoltre quattro irregolarità: nella vendita di biglietti e abbonamenti ai tifosi; nel sostegno finanziario dei gruppi di sostenitori; nei contatti con organizzazioni non riconosciute e nelle norme sull’ingresso di materiale pirotecnico. Le stesse contestazioni sono rivolte al security manager Alessandro D’Angelo, mentre l’ex direttore commerciale Francesco Calvo, ora al Barcellona, e il responsabile della biglietteria Stefano Merulla potrebbero rispondere soltanto di tre accuse (tutte tranne quella sui petardi).