La Gazzetta dello Sport, 29 gennaio 2017
Polemiche, come sempre, alle varie aperture dell’anno giudiziario. In generale i magistrati si lamentano della pochezza degli organici, che a loro dire andrebbero quasi raddoppiati, e paventano, anche per questo, una crisi della giustizia irreversibile
Polemiche, come sempre, alle varie aperture dell’anno giudiziario. In generale i magistrati si lamentano della pochezza degli organici, che a loro dire andrebbero quasi raddoppiati, e paventano, anche per questo, una crisi della giustizia irreversibile. Piercamillo Davigo, il presidente del loro sindacato Anm, ha disertato la cerimonia in Cassazione - la prima della serie - perché in forte disaccordo anche con la riforma del processo penale che giace in Parlamento e in cui si prevede, tra l’altro, l’obbligo per i pm di decidere il rinvio a giudizio entro tre mesi dalla fine delle indagini. Ci sono poi polemiche feroci, richiamate anche nelle varie inaugurazioni, sul fatto che Renzi, a suo tempo, impose ai giudici la pensione a 70 anni invece che a 75, salvo poi - dovendo affrontare vuoti d’organico che oggi assommano a un migliaio di posti - concedere varie deroghe, e da ultimo una deroga ai vertici di Cassazione, Consiglio di Stato, Corte dei Conti e Avvocatura, a cui la scorsa estate sono stati riconcessi i 72 anni.
• Questi suoi riassuntini lasciano alla fine il tempo che trovano. Che cosa dicono in concreto i magistrati?
Per esempio, su questa faccenda della pensione, il procuratore generale di Milano, Roberto Alfonso, rivuole i 72 anni, la decisione di costringere i giudici a ritirarsi a 70 anni «ha destabilizzato il sistema: così sono svanite le legittime aspettative di tanti magistrati, ancora disponibili a servire la collettività in un momento di così grave affanno della giustizia». Sulla carenza degli organici ha parlato, sempre ieri, la presidente della corte d’Appello milanese, Marina Anna Tavassi: «La carenza di personale raggiunge punte del 40%, meno 15% di scopertura tra i magistrati, meno 35% tra il personale amministrativo». Interessante anche la presa di posizione del presidente della Cassazione Giovanni Canzio (un ostinato fautore della pensione almeno a 72 anni), che ha criticato le indagini troppo lunghe e le «distorsioni del processo mediatico», favorite anche dalla «spiccata autoreferenzialità» di alcuni magistrati.
• E Davigo?
Davigo vede nell’impianto della riforma del ministro Orlando (un non renziano) e in una sua dichiarazione il rischio che la politica voglia «scegliersi i magistrati» e intaccare la loro indipendenza. Orlando aveva detto: «C’è il rischio che singoli soggetti della giurisdizione reagiscano alle difficoltà ripiegando in una dimensione corporativa, tentando sì di salvaguardare le proprie ragioni, ma attraverso la delegittimazione di quelle degli altri, con la finale delegittimazione di tutto il sistema». Davigo gli ha risposto (tra gli applausi): «Io certamente non voglio essere ricordato come il presidente dell’Anm che ha abdicato sulla difesa dell’indipendenza della magistratura, signor ministro spero che lei non voglia essere ricordato come quello che ha provato a violarla». Il ministro ha risposto dichiarando: «Non sono nemico della magistratura». E sulle risorse ha aggiunto: «1.820 nuove immissioni entro marzo, 1.600 già avvenute e altre 3.300 assunzioni che porta il numero a un totale di 5.100 unità.»
• Politici e magistrati sono nemici o no?
Canzio nel suo intervento ha detto. «Il Paese percepisce una diffusa corruzione sia nella Pubblica amministrazione che tra i privati. Tale percezione, però, non trova riscontro nelle rilevazione delle statistiche giudiziarie. Il dato nazionale registra infatti un numero esiguo di giudizi penali per siffatti gravi delitti, con appena 273 procedimenti definiti nel 2016 in Cassazione, pari allo 0,5%. Occorre pertanto avviare una approfondita riflessione sull’efficacia delle attuali misure, preventive e repressive, di contrasto del fenomeno». Il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, ha anche lanciato un invito alla distensione nei rapporti tra magistratura e politica. È difficile, però. Appena eletto presidente dell’Anm, Davigo ha ribadito un suo vecchio giudizio sui politici: «Non esistono innocenti, esistono solo colpevoli non ancora scoperti». Davigo era uno del pool di Mani Pulite.
• In generale, dove stanno le ragioni e i torti?
L’andare in pensione a 75 anni è un’enormità, effetto della disorganizzazione del nostro sistema, il quale andrebbe riformato rendendo, per esempio, poco conveniente il ricorso in Appello o anche, nel civile, punendo i furbi, quelli che non pagano i debiti perché tanto in sede giudiziaria si arriverà sempre come minimo a un accordo che tagli il dovuto. I numeri ci dicono che qualcosa di più incisivo dovremmo fare. La Cassazione affronta centomila casi all’anno, l’analoga corte americana se la vede con appena 80 pratiche. Davigo una volta mi spiegò: «Da noi abbiamo circa tre milioni di processi penali ogni anno, che producono un numero di detenuti pari a 67 mila. In Gran Bretagna i processi sono 300 mila e i detenuti 100 mila. Significa che la nostra macchina gira a vuoto. Dieci volte i processi inglesi e poco più della metà dei carcerati».
• Che si può fare?
Solo a Roma ci sono più avvocati che in tutta la Francia. Il sistema ne deve far campare 250 mila e il Parlamento è pieno zeppo di avvocati, sia a destra che a sinistra che al centro, e questi avvocati superano subito le barriere ideali che li separano quando una qualche riforma va a toccare il loro portafogli, reso pingue proprio dalle lungaggini. Creda: o si vieta agli avvocati di fare i parlamentari (ma stanno alla Camera o al Senato dal 1848) o si impone un numero chiuso oppure alle riforme vere non si arriverà mai.