Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  gennaio 28 Sabato calendario

Trump e May, matrimonio d’interesse transatlantico

Siediti e scrivi. Francamente era legittimo aspettarsi un gag alla Totò e Peppino andare in scena alla Casa Bianca nel corso della visita del premier britannico Theresa May al presidente Trump. Lui in piedi a dettare e lei china a scrivere i termini di un’intesa commerciale che vede Londra nuda e fragile alla meta: in uscita dall’Ue e alla disperata ricerca di un nuovo partner forte. E l’America è l’unico possibile, quando l’Europa sfuma.
Le aspettative, almeno in parte, sono andate deluse. Theresa May ha parato gli ostacoli maggiori, ha tenuto con nettezza il punto su politica estera e di sicurezza e sui diritti umani che potevano essere trappole letali. Elementi, beninteso, che non cambiano la caratteristica di fondo delle future relazioni economiche bilaterali anglo-americane, segnate dall’indebolimento che la Gran Bretagna ha inflitto a sé stessa, scegliendo la Brexit e condannandosi a mostrare il fianco vulnerabile agli Stati Uniti.
Tuttavia la missione di Theresa May a Washington ha confermato che Londra è là dove è da sempre, in mezzo all’Atlantico, e non solo per destino geografico. Indispensabile magari non lo sarà più, ma estremamente utile continuerà ad esserlo per tutti. Per gli Stati Uniti e per l’Europa. In primo luogo per Donald Trump che non potrà continuare a sfidare capitali e organizzazioni internazionali senza stabilire una liaison importante e inattaccabile, a differenza di quella che spera di stabilire con il presidente russo Vladimir Putin. E per questo non c’è nulla di più agevole che rispolverare la very special relationship con il Regno Unito.
Continua pagina 5 Leonardo Maisano Continua da pagina 1 Una scelta sicura su cui il neo presidente ha indugiato, concedendosi una carezza al busto di Winston Churchill ben collocato fra la signora premier e il neo-presidente nella photo opportunity alla Casa Bianca. Donald Trump ha insistito a lungo sulla storica liaison con il Regno Unito, dando spago a un ospite che aveva assoluto bisogno di non essere messa in imbarazzo, ma, soprattutto, allineando sé stesso a toni un poco più moderati del solito. Londra non ha prodotto la metamorfosi di Trump, ma è parsa ritrovare una condizione antica che, se sarà confermata, potrà rafforzare la mano della signora premier, da ieri consapevole di essere più utile a Washington di quanto la vigilia della visita lasciasse credere.
E non solo a Washington. Anche l’Unione Europea avrà bisogno dell’”interprete” britannico per intendersi con un presidente deciso ad imprimere un nuovo corso, eccentrico –rispetto alla tradizione europea – alla prima potenza del pianeta. Per intendersi in materia economico-commerciale,
ma anche di difesa e sicurezza. Un compito per il quale Londra ha credenziali e capacità.
La very special relationship anglo-americana riparte, dunque, ma sulla scorta di reciproche esigenze, in una logica di utilitarismo transatlantico lontano dalla chimica che genuinamente univa Ronald Reagan a Margaret Thatcher. No, ieri, nello Studio Ovale non s’è celebrato un matrimonio d’amore, ma uno sposalizio di convenienza. Ed è già tanto per chi si attendeva di vedere Theresa May prendere solo nota delle condizioni dettate da Donald Trump.