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 2017  gennaio 28 Sabato calendario

Luca Bergamo, il vice “rosso” che piace al M5s

Il colpo di fulmine è scattato il primo di gennaio. Quando nel quartier generale del Movimento hanno visto com’è finita la festa di Capodanno a Roma, hanno capito che, se l’avevano sfangata, era soprattutto merito suo.
Quel giorno Luca Bergamo è vicesindaco da meno di due settimane. È lui, piuttosto a sorpresa, a prendere il posto di Daniele Frongia, uno dei “quattro amici” di Raffaele Marra, costretto a farsi da parte per rimediare al guaio del dirigente comunale arrestato. Per salvare la sindaca, serve un segnale di discontinuità e il M5S lo individua in quell’assessore alla Cultura che arriva dal giro veltroniano, il più vicino a Paolo Berdini, il sinistroide – secondo la vulgata grillina – che guida l’Urbanistica.
È finita così: la manovra per “circondare Virginia di gente perbene e preparata” ha trasformato Bergamo nella persona di cui il Movimento, oggi, si fida di più. È lui, considerato “solidissimo” dai vertici nazionali M5S, che rappresenta per Grillo e Casaleggio la garanzia che la Raggi non farà più errori marchiani. Non è solo questione di stima: qui si parla di “procedure”. E le “procedure” prevedono che d’ora in poi gli atti che passano per il gabinetto e la segreteria del sindaco non siano più esaminati solo dalla Raggi (o chi per lei) ma vengano sottoposti all’attenzione di un gruppo più allargato, Bergamo incluso. Una gestione più collegiale, che chiude definitivamente l’éra del “raggio magico” e che ha come pilastro “una persona che è entrata subito in sintonia con la nuova squadra e con cui si lavora bene”. La luna di miele tra il Movimento e Bergamo è confermata anche dai consiglieri comunali, che pure nutrivano grossi pregiudizi sul suo passato politico. Quanto durerà, non è dato sapere. Qualche malalingua per fortuna c’è, se no sai che noia. Ma al massimo si spinge a dire che Bergamo farà tesoro di questa esperienza per fare il candidato “civico” nella stagione che verrà dopo Raggi.
Non si tratta di uno scenario ravvicinato se, come prevedibile, i 5Stelle non hanno alcuna intenzione di scaricare la sindaca indagata, tanto meno se dovesse aprirsi a breve la campagna elettorale per le Politiche. Al contrario, il “laboratorio Roma” potrebbe rivelarsi utile proprio in chiave nazionale: Bergamo viene considerato il potenziale interlocutore con quei mondi della sinistra altrimenti allergici a Beppe Grillo. Non che sia un’impresa facile: a Roma, alle ultime comunali il M5S aveva raccolto consenso tra i movimenti sociali attivi in città, a cominciare da quello per il diritto alla casa. Era nata una piattaforma, Decide Roma, che poco fa ha stilato il bilancio del primo semestre dei grillini in Campidoglio: tutt’altro che benevolo. Dicono, in estrema sintesi, che “per mettersi al riparo dai rischi che comporta governare – sbagliare, perdere consenso, sporcarsi le mani – la giunta si è trincerata dietro principi astratti e presuntamente neutri, come quello della legalità e dei curriculum”.
Tradotto: sgomberi, blitz anti-abusivismo che fanno divertire l’assessore Meloni (“Scappano come gazzelle”, dice degli ambulanti), contestati bandi come quello per l’affidamento del canile della Muratella, discussa soluzione per l’altra faccia dello scandalo Affittopoli, ovvero quella che riguarda le decine di associazioni non profit che avrebbero diritto a canoni iper-agevolati e che invece rischiano di rimanere senza un tetto.
Eppure, in questo clima, Bergamo si è spinto in là, per esempio scegliendo di presentarsi come rappresentante del Comune a Metropoliz, casa di 200 migranti, rom e precari e primo esperimento di museo “vivente”. Si è preso il rischio di tendere la mano a una realtà che, per i law and order dei 5Stelle potrebbe perfino essere da chiudere. E invece, per adesso, lo applaudono pure.