Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  gennaio 28 Sabato calendario

C’è stato questo viaggio a Washington di Theresa May, e l’attesa era forte perché si trattava del primo leader straniero ricevuto alla Casa Bianca

C’è stato questo viaggio a Washington di Theresa May, e l’attesa era forte perché si trattava del primo leader straniero ricevuto alla Casa Bianca. La May, ricordiamo, è premier del Regno Unito.

Dalla campagna elettorale e dalle prime dichiarazioni dopo la vittoria si capiva che nella mente di Trump risultava possibile formare un asse tra gli Stati Uniti e l’Inghilterra con un volume tale di scambi commerciali da mettere in difficoltà l’Europa.
Il significato era questo, e in un certo senso, in conferenza stampa, questo significato è stato ribadito. Trump: «Grazie per essere qui. Noi vogliamo lavorare strettamente con lei e rafforzare i nostri rapporti commerciali. Ci aspettano grandi giorni». Theresa May: «Sono felice di essere qui. Questo invito è un indice degli ottimi rapporti tra i nostri Paesi, che vengono dalla storia e dagli interessi comuni. Nel nostro incontro abbiamo affrontato molti temi su cui concordiamo. La lotta al terrorismo e al Daesh. Come rafforzare l’intelligence nel cyberspace. Abbiamo discusso di Siria, Russia, collaborazione per la Difesa. E riconosciuto il lavoro della Nato e l’impegno americano per l’Alleanza, su cui il presidente si è detto assolutamente d’accordo. In materia di scambi, abbiamo già volumi forti. La Gran Bretagna vuole difendere questa relazione, che riguarda anche gli equipaggiamenti militari, in modo da imporre un’occupazione più forte attraverso nuovi negoziati commerciali. Passi pratici per arrivare a investimenti maggiori nell’interesse reciproco dei due Paesi. I colloqui di oggi sono importanti e io voglio continuare a lavorare con Trump». L’ottimismo e l’entusiasmo sono comprensibili, ma le cose non stanno proprio così. Un accordo commerciale bilaterale tra Stati Uniti e Gran Bretagna sarà possibile solo a divorzio con l’Europa perfettamente consumato. Fino a quel momento, l’accordo europeo - di cui Londra continua a far parte - impone che le intese commerciali si facciano con la Ue. Certo, questa è la strada che il presidente Trump vuole percorrere: spaccare l’Europa e trattare poi con ogni singolo stato, con l’obiettivo reale di indebolire soprattutto i tedeschi. Secondo punto: il Regno Unito, per quanto stringa intese con l’America, non può rinunciare all’Europa che resta il suo mercato di riferimento più importante.  

May, ieri, nonostante le domande non s’è pronunciata sulla tortura, esecrata solo mentre era in volo da Londra a Washington.
L’altro giorno, in una intervista alla Abc, Trump aveva detto: «La tortura, il waterboarding
? Secondo me funzionano». Alle domande sul punto ieri la May ha svicolato, preferendo ricordare che ci sono molte cose su cui americani e inglesi vanno d’accordo. Trump l’ha tolta d’imbarazzo: «Alla Difesa abbiamo nominato il generale John Mattis, che non crede né alla tortura né al waterboarding. Io non sono d’accordo, ma vincerà lui, l’esperto, molto stimato. Funzionerà così».  

Spiritoso. Che cos’è il
waterboarding?
Ti sdraiano, o ti mettono seduto a schiena piegata e faccia all’aria, bendati. Poi ti soffocano con secchiate d’acqua, badando a non annegarti. Tremendo. La storia è uscita fuori perché l’Associated Press ha raccontato che la Casa Bianca starebbe pensando di riattivare le carceri segrete della Cia, le famigerate black sites.
McCain, il senatore repubblicano che contese la Casa Bianca a Obama nel 2007, ha commentato: «Il presidente può firmare tutti gli ordini esecutivi che vuole. Ma la legge è legge. Non riporteremo la tortura negli Stati Uniti».  

E sul caso Messico?
Il Messico esporta verso gli Stati Uniti per 300 miliardi di dollari l’anno. E compra dagli americani per 240 miliardi. Quindi per la bilancia commerciale Usa il rapporto non funziona. Trump l’ha detto. «Costruiremo il Muro e rinegozieremo il Nafta (l’accordo commerciale con Canada e Messico, ndr
). È arrivato il tempo che il presidente degli Stati Uniti combatta per gli interessi dei suoi cittadini, esattamente come fanno gli altri. Ogni anno noi accumuliamo un deficit commerciale di 60 miliardi di dollari con il Messico e spendiamo miliardi di dollari per proteggere i nostri confini dall’immigrazione illegale. Tutto questo deve finire e penso che potremmo farlo con i nostri amici messicani». L’indiscrezione che, essendosi il presidente messicano Peña Nieto rifiutato di pagare il muro tra Messico e Stati Uniti (3.200 chilometri, 15 miliardi di costo almeno), Trump imporrà un dazio del 20% alle merci messicane esportate negli Usa è stata smentita. Però Peña Nieto, dopo questa dichiarazione, ha annullato il vertice alla Casa Bianca fissato per il 31 gennaio. Il Messico è sommerso da un’onda impressionante di antiamericanismo.  

È una politica estera tutta nuova.
Ieri sera s’è saputo che il Pentagono è stato sollecitato a uno studio che consenta il dispiegamento di artiglieria pesante ed elicotteri da combattimento in Siria e Iraq. I militari hanno trenta giorni di tempo per far sapere al presidente come intendono distruggere l’Isis. Sì, è una politica estera tutta nuova.