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 2017  gennaio 18 Mercoledì calendario

Quando ho capito chi sono

Chiara, qualche mese fa ha compiuto 30 anni.
«Finalmente, non ne potevo più di quell’ibrido dai 26 ai 29, un incubo!».
Ma sono gli anni in cui ha vinto X Factor ed è diventata famosa.
«Appunto».
Molti sognano di vivere quello che è capitato a lei.
«Sì, ma se mai ci arrivassero, stai sicura che non lo sognerebbero più».
A costo di sembrare ingrati e deboli, lo dicono. Segno che la sofferenza è autentica. Quando non sono destinati all’oblio, i vincitori dei talent faticano, rischiano di smarrire la strada, si perdono.
Ma l’«X factor» è anche questo: non solo talento ma anche forza, determinazione, fiducia in se stessi. Perché passare in cinque mesi dal cantare per i genitori nel salotto di casa a un palco con milioni di spettatori è uno choc. E perché, dopo aver vinto un programma televisivo, inizia il percorso più difficile: trovare un progetto artistico che ti corrisponda.
Chiara Galiazzo e Michele Bravi, vincitori rispettivamente nel 2012 e nel 2013 di X Factor (stesso giudice: Morgan), hanno storie molto diverse, ma in comune hanno una cosa: ce l’hanno fatta a fare della musica il loro mestiere e hanno lottato per trovare la loro strada. Il 7 febbraio saliranno sul palco della sessantasettesima edizione del Festival di Sanremo con due canzoni che per la prima volta li rispecchiano al cento per cento. E questa per loro è già una vittoria.
Quando incontro Chiara noto subito che è diversa: ha gli occhi che brillano, vita e fianchi sottili. Non ci vediamo da tre anni, quando in lei già era iniziata una trasformazione (portava una gonna) rispetto alla goffa ragazza che si era presentata nel 2012 ai provini di X Factor. Un processo di cambiamento, come racconta in questa intervista, molto doloroso, nonostante due album pubblicati, la collaborazione con artisti internazionali come Mika e due partecipazioni al Festival di Sanremo, nel 2013 fresca della vittoria di X Factor, e nel 2015. Ne è nata una nuova Chiara, musicalmente ed esteticamente parlando. Merito dell’incontro con un grande produttore. Mauro Pagani, e di quello con un’altra persona, che qui Chiara racconta per la prima volta.
Qual è stata la parte più difficile di questi ultimi due anni?
«Lo scarso tempo che hai per fare musica, le critiche continue. La mia immagine è cambiata venti volte. Ma non posso prendermela con nessuno: se non sai chi sei, né cosa vuoi, per chi lavora con te è difficile indirizzarti. Sono anche predisposta al dramma, sono sempre stata “una discarica di paranoie”. Già prima di X Factor, all’università soffrivo di mal di testa e attacchi di panico. Mi ha aiutato mia cugina psicologa, mi dava alcuni esercizi da fare: la mattina pensavo agli scenari peggiori che potevano realizzarsi e in questo modo isolavo le paure. Ha funzionato, anche durante il talent».
Tre anni fa raccontò di questa sofferenza, che sembrava però superata.
«Invece due anni fa sono stata peggio: avevo avuto ben due possibilità con Sanremo, eppure non mi riconoscevo ancora nel lavoro fatto. Sono tornate tutte le mie paranoie, ingigantite: ero irriconoscibile, intrattabile, non avevo neppure voglia di vestirmi, compravo gli abiti in stock. Dopo l’ultimo Sanremo ho pensato seriamente di smettere di cantare».
Nessuno l’avrebbe immaginato.
«Perché maschero, sdrammatizzo sempre. Ma chi mi stava vicino sapeva come stavo. I miei genitori mi dissero: “Se questo lavoro ti riduce così, devi smettere”».
E l’ha fatto?
«Per un anno e mezzo sono stata ferma, sono tornata a casa dei miei a Padova per quattro mesi, da dicembre allo scorso aprile: non facevo nulla. I pochi che erano rimasti a lavorare con me per fortuna mi hanno dato il tempo di risollevarmi. Ho fatto un viaggio in Oman che mi ha fatto molto bene, e soprattutto ho capito che dovevo essere aiutata e sono andata in analisi. Tanti dovrebbero farlo: vedo molti quarantenni mine vaganti, irrisolti. Io non volevo esserlo. Ho cambiato tutto: il modo di vivere, ho smesso di fumare e bere – che per una veneta non è banale –, sono diventata vegetariana e molto attenta all’alimentazione. Ho preso un cane, e con la musica sono ripartita da zero: ho ripreso le lezioni di pianoforte e mi sono rimessa a cantare cover per divertimento a casa mia. Mi ero dimenticata quella Chiara del provino di X Factor che aveva portato un brano diffìcile come Teardrop dei Massive Attack contro il parere di tutti. Negli ultimi anni avevo fatto quello che piaceva agli altri, non quello che piaceva a me».
Che tipo di analisi ha fatto?
«Terapia strategica: il segreto è non farti parlare troppo perché se verbalizzi le paranoie le alimenti. Rimuginare è tossico. Ho imparato a scrivere delle lettere che poi chiudo in una busta e metto in un cassetto. Pensavo di essere stata solo fortunata, ma che in realtà non valevo niente. Oggi credo molto più in me e so difendermi: se qualcuno cerca di farmi del male me lo magno. E se qualcuno mi dice che non gli piace la mia canzone gli rispondo: “Mi dispiace, ma a me sì”. Mauro Pagani ha avuto un grande ruolo in questo processo di autostima».
È stato lui a cercarla?
«Ci siamo conosciuti e piaciuti. Un uomo di grandissima esperienza che però è rimasto puro. Mi ha fatto scoprire cose di me che non pensavo di poter fare, come scrivere canzoni, e mi ha costruito un progetto artistico su misura. Finalmente mi sono potuta vestire come mi piaceva: mi sono ispirata all’epoca vittoriana e preraffaellita, odio i jeans, mi fanno schifo. Il nuovo album è molto diverso dai miei precedenti, niente più elettronica, molti brani solo pianoforte e voce, come Nessun posto è casa mia, quello che porto a Sanremo: l’ho amato da subito, mi ha convinta a tornare al Festival. Gli altri testi sono più “metafisici”, ma comunque semplici. Non potrei cantare canzoni in cui sto morendo per un maschio, non è il messaggio che voglio dare».
Ci sono novità nella sua vita sentimentale?
«Quando ho iniziato a stare meglio con me stessa, tutto è cambiato anche da quel punto di vista. Da qualche mese ho un fidanzato, un mio ex compagno di università alla Bocconi con cui avevo avuto un breve flirt e che ho reincontrato. Fosse successo un anno prima non gli sarei mai piaciuta».
Come vi siete ritrovati?
«Ero in Thailandia e mi sono ricordata che quando stavamo insieme, sei anni prima, lui era andato a fare l’Erasmus a Bangkok e mi scriveva che andava a dormire alle nove tutte le sere. Una volta lì, quando ho visto il movimento che c’era, gli ho scritto un messaggio di gelosia retroattiva: “Meno male che dicevi che mi eri fedele, qui è un casino!”. Al rientro ci siamo rivisti».
Quindi non lo vedeva da prima di X Factor.
«All’inizio ho fatto un po’ la splendida ma presto ho confessato tutte le batoste. Lui non alimenta le mie paranoie, le calma. Oggi che sono cresciuta lo apprezzo, invece quando ero ancora una studentessa mi irritava, mi sembrava che non mi capisse. All’epoca, come tutte le donne, ero attratta dagli stronzi, e lui era diverso: bello e bravo. Mi piace anche il fatto che sia fuori dall’ambiente musicale, lavora nella finanza».
Merito dell’amore se è diventata anche più bella?
«Sui social le signore non fanno che chiedermi come ho perso tutti questi chili, rischio di diventare uno spot delle diete. A me stanno molto simpatiche ma quando mi fermano per strada, in stazione, e urlano: “Ma avevi un culo così, come hai fatto?”, vorrei dirgli che prima di X Factor ero come oggi, i chili sono arrivati con lo stress».
Le è piaciuto lo spot di Sanremo con i feti che cantano Non ho l’età di Gigliola Cinquetti? Sembrava ispirato al video della «sua» Teardrop dei Massive Attack.
«Mi è sembrato molto borderline, ho capito solo alla fine che era di Sanremo, sembrava uno di quegli assurdi spot sulla fertilità».
Deduco che non ha apprezzato la famosa campagna del ministero della Salute.
«Bisognerebbe mettere le donne in condizioni di poterli fare, i figli. Non conosco nessuno che non vuole dei bambini, solo che non tutti possono permetterseli. In più ferisci chi ha problemi ad averne, perché tutti ormai sono costretti a farli tardi, a volte solo perché non si trova un fidanzato decente».
Lei ne vuole?
«Tra qualche anno, ora sto facendo un mutuo per comprarmi la casa. Sempre che il figlio riesca a farlo: ho parlato con un ginecologo che mi ha detto che a 30 anni la fertilità di una donna è già al 15 per cento. Non la vedo benissimo».