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 2017  gennaio 27 Venerdì calendario

C’era la stampa, bellezza due storie da prima pagina

Sono usciti nello stesso momento (solo una coincidenza?) due racconti sul giornalismo italiano: uno di Raffaele Fiengo (Il cuore del potere) dedicato alle vicende del Corriere della Sera con speciale attenzione al periodo in cui la P2 di Licio Gelli cercò di impadronirsi di via Solferino; l’altro di Franco Recanatesi (La mattina andavamo in piazza Indipendenza) che narra come in un romanzo rosa (è un complimento) la nascita del quotidiano la Repubblica di Eugenio Scalfari. Il giornale di Milano e quello di Roma, due punti di vista privilegiatissimi da cui guardare a quel tormentato e infido pezzo di storia nazionale.
Sarebbe una bellissima e avvincente serie televisiva sulla stampa italiana degli anni Settanta e Ottanta quella tratta dai libri di Fiengo e Recanatesi. La sceneggiatura, praticamente, è già pronta. Un “come eravamo” senza intenerimenti perché furono tempi duri, quasi marziali. Un “come eravamo” con cadenze da noir. Ma vediamo il trailer di questa serie da fare (subito). Una scena per cominciare (tratta da Fiengo). Vi appaiono due uomini nella penombra di una stanza che firmano un accordo segreto. Uno dei due uomini è Angelo Rizzoli, editore del Corriere dopo Giulia Maria Crespi, o, comunque, una persona di sua fiducia (Bruno Tassan Din sarebbe perfetto), l’altro somiglia a Eugenio Cefis, che era allora il capo di Montedison, l’industria chimica nazionale, l’uomo contro il quale Scalfari e Giuseppe Turani avevano appena scritto (siamo nel 1975) un libro straordinario come Razza padrona, un pamphlet contro il capitalismo italiano più rapace. L’accordo segreto firmato in quella stanza buia stabiliva che: «La Rizzoli Spa si impegna a nominare il responsabile del settore economico del “Corriere della Sera” in persona che sia gradita a Montedison». Era il patto col diavolo con cui il giornalismo italiano si svendeva l’anima.
Un’altra scena potente la prendiamo stavolta da Recanatesi. È il periodo del rapimento del giudice D’Urso da parte delle Brigate rosse. I terroristi pretendono che il giornale di Scalfari pubblichi un loro proclama e lasciano intendere che in cambio non uccideranno il prigioniero. Il direttore prima di prendere la terribile decisione si chiude in una stanza e ascolta, probabilmente, il secondo movimento (Largo e mesto in Re minore) della Sonata per pianoforte n. 7 di Beethoven (o, ancora meglio, della Patetica, ma non certo dell’Adagio della Settima sinfonia, come scrive Recanatesi, per il semplice fatto che nella Settima sinfonia non c’è adagio). Alla fine, sentito il consiglio di Ludwig van, Scalfari non cede al ricatto dei terroristi. Deve essere stato uno dei momenti più difficili della sua vita, tanto nell’occasione Scalfari anticipa alla famiglia una sua ultima volontà: al suo funerale vuole che venga suonato quel pezzo di Beethoven. Un’altra scena importante (di quelle madri, o matrigne per meglio dire) si svolge in via Solferino alla celebrazione della festa del 25 aprile 1994. Giovanni Spadolini, già direttore del Corriere, presidente del Consiglio e del Senato, si apparta un attimo con Fiengo (che del Corriere è stato anche, e per vent’anni, rappresentante sindacale, in primissima linea, tra l’altro, proprio ai tempi della P2). Dice Spadolini all’orecchio di Fiengo: «Vedi, Raffaele, le tue sembravano denunce esagerate. In verità erano errate per difetto... Con la P2 sono arrivati in via Solferino i soldi della mafia e anche uomini espressione di quel mondo».
Non mancherà, come avete appena sentito dalla viva voce di Spadolini, la suspense nella serie sul giornalismo italiano anni Settanta/ Ottanta. E non mancherà, come in ogni serie che si rispetti, un po’ di sesso. Il personaggio giusto è Enrico Sisti, il capo dei grafici della Repubblica, descritto da Recanatesi come uno scatenato tombeur de femmes. Tanto che un giorno, temendo qualche spiacevole incidente, Scalfari si sentì in dovere di avvisare la sua truppa: «Se squilla il telefono di Sisti, non rispondete, potrebbe essere vostra moglie». Finale (bello!) della prima stagione.