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 2017  gennaio 27 Venerdì calendario

Rifacciamo i conti con il 1992

Il 7 febbraio di venticinque anni fa i capi di Stato e di governo dei dodici Paesi di cui era allora costituita l’Europa firmano a Maastricht lo storico trattato che dà vita all’euro. Dieci giorni dopo, il 17 febbraio, un oscuro pm milanese di nome Antonio Di Pietro arresta in flagranza di reato Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio ed esponente del Psi milanese, mentre intasca una tangente. Meno di due mesi dopo, il 5 aprile, alle elezioni politiche la Lega sfonda nel Nord, affonda la Dc, e conquista per la prima volta 80 parlamentari. Sette settimane più tardi la mafia di Totò Riina ammazza a Capaci il giudice Giovanni Falcone, la moglie e tutta la sua scorta. Il 10 luglio il governo Amato vara una manovra finanziaria senza precedenti, un salasso da 30 mila miliardi di lire, per salvare il Paese dalla bancarotta finanziaria. Nove giorni più tardi la mafia uccide a Palermo anche Paolo Borsellino. Il 15 ottobre l’inchiesta della Procura di Milano denominata Mani Pulite sale ai piani alti del potere politico con l’avviso di garanzia al segretario amministrativo del Psi, Vincenzo Balzamo.
Alla fine del 1992 niente sarà più come prima. L’Italia che conosciamo oggi è in gran parte quella che è uscita dall’indimenticabile ’92. Il sistema dei partiti che reggeva l’Italia dal ’45 scomparve come neve al sole in quell’anno. La Dc e il Psi furono sciolti dall’inchiesta giudiziaria. Il Pci scampò ai pm ma non alla storia, e rimase sepolto sotto le macerie del muro di Berlino. Berlusconi non sarebbe mai esistito come capo politico senza il ’92.
È praticamente impossibile spiegare alcunché dell’Italia di oggi a un millennial nato dopo il 1980, senza raccontargli che cosa accadde nel 1992. È per questo che il 2017 sarà certamente ricco di rievocazioni del venticinquennale, sulla scia della fiction televisiva realizzata da Sky. Speriamo che siano oneste e coraggiose. Perché dovranno rispondere alla domanda chiave che la nostra storia recente ci ripropone di continuo: l’Italia di oggi è migliore? Il nostro sistema politico, il nostro sistema giudiziario, i nostri standard di legalità e trasparenza, sono usciti rigenerati da quella straordinaria rivoluzione?
Io ho miei dubbi. So che sono domande che accendono ancora la passione politica. Ma ho i miei dubbi, per esempio, sul fatto che Bettino Craxi fosse un malfattore meritevole di morire all’estero, capro espiatorio di un sistema di finanziamento illecito che valeva per tutti i partiti. E ho i miei dubbi anche sul fatto che sia stato un bene liberarsi di quel sistema che, con tutti i suoi difetti, era fondato sui partiti usciti dalla Resistenza e sulle grandi famiglie europee; mentre quello che l’ha sostituito sembra piuttosto un parcheggio di sigle e di taxi per ambizioni personali di leader. E ho i miei dubbi veramente ce l’hanno anche i pm del tempo di Mani Pulite sul fatto che quell’inchiesta con migliaia di indagati abbia davvero stroncato il fenomeno della corruzione, che anzi si è forse diffuso anche più capillarmente.
 
DEPRESSIONE E STAGNAZIONE. Certo, nei 25 anni che ci dividono dal 1992 sono cambiati meno governi che nella prima Repubblica, ma governi più lunghi hanno saputo fare meno cose perché fondati su maggioranze più fittizie e più litigiose. Il fenomeno dei cambi di casacca e del trasformismo parlamentare è stato non a caso macroscopico negli ultimi due decenni. Che sono stati anche i peggiori dal punto di vista della performance economica, anni di depressione e di stagnazione che hanno interrotto la corsa in avanti dell’Italia cominciata alla fine della guerra e durata fino alla fine degli anni 90.
Non voglio dire che la fragilità attuale del nostro Paese sia figlia dei cambiamenti portati dal 1992. Ma certamente sarebbe ora di mettere fine alla retorica del 1992 e di Mani Pulite come momento di palingenesi, data di rinascita nazionale, trionfo dei buoni contro i cattivi. E magari di ripercorrere quelle vicende con un giudizio storico più meditato e meno condizionato dalla partigianeria politica.