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 2017  gennaio 27 Venerdì calendario

Il nuovo mercato fa flop. Genova orfana del pesce

L’anima di Caterina Rossi, la pescivendola che lanciava il suo richiamo nella mitica Crêuza de mä di Fabrizio De André, adesso è senza pace: Genova ha perso il vecchio mercato del pesce, a due passi dal porto antico, che ha chiuso per sempre dopo anni di degrado e mancati adeguamenti. E il nuovo mercato all’interno dei macelli cittadini in Valbisagno, lontanissimo dal mare (un investimento da un milione e 200.000 euro a carico del Comune) è stato disertato dagli operatori fin dal primo giorno di apertura, martedì: quando la festa di inaugurazione è stata rovinata dai camion incolonnati senza poter caricare o scaricare. Dopo quattro giorni in cui la struttura è rimasta aperta ma deserta, il confronto tra operatori e tecnici del Comune è stato aggiornato a martedì prossimo.
La parabola discendente del vecchio mercato (iniziata da decenni) ha un punto di non ritorno lo scorso giugno, quando si profila un’ordinanza di chiusura per ragioni di sicurezza e igiene: in piazza Cavour ormai ben poco è a norma e l
a struttura è diventata pericolosa. Ma sono i giorni della pesca delle acciughe, imporre un blocco senza alternative è come chiudere i negozi di giocattoli alla vigilia di Natale.
La rivolta dei commercianti blocca per un giorno la città e spinge il sindaco Marco Doria a una retromarcia: nel mercato lavorano all’epoca 13 grossisti (oggi scesi a 11) ma la struttura muove un indotto da 2.000 persone e 90 milioni di fatturato, ogni giorno oltre 300 automezzi lavorano per servire privati, ristoranti e trattorie.
Il vecchio mercato dove le troupe di De André registrarono le voci degli operatori (diventate musica e poesia) è andato così avanti, sempre più rattoppato, fino a sabato corso. Poi, il trasferimento nella struttura nel frattempo allestita dal Comune. E l’inizio dei nuovi guai.
La struttura considerata “provvisoria” (in attesa di ulteriori interventi) è di proprietà del Comune, all’interno dei vecchi macelli, adiacente alle strutture del Consorzi che si occupa di carni. Il giorno dell’inaugurazione si scopre che camion e auto non riescono nemmeno a manovrare: c’è un solo accesso per l’entrata e l’uscita dei mezzi dal mercato, non c’è spazio sufficiente.
Sulla graticola, invece del pesce, finisce l’assessore al Commercio Emanuele Piazza, Pd, grande regista dell’operazione. Ieri, la difesa del sindaco Doria: «Quando si entra in una nuova struttura bisogna avere la pazienza e la volontà di farla funzionare al meglio».
Diciamolo subito: dopo i primi giorni con banchi vuoti e pescherie chiuse ieri a Genova il pesce c’era, nei negozi e sulle tavole dei ristoranti. Orate d’allevamento e naselli, ma prima di tutto rossetti liguri (dai 40 ai 65 euro al chilo in pescheria) e tanto pescato atlantico proveniente da mari lontani. Ma l’immagine di Genova (che ha fatto un brand della sua gastronomia a base di pesto e pesce ) ne è uscita offuscata.
Pino Condursio, 80 anni, è il venditore di cozze (il muscolaio) che in Crêuza de mä rappresenta una delle voci a le voci del mercato: l’unica sopravvissuta. «Quando arrivarono gli operatori di De André e chiesero di poter registrare le voci del mercato, gli altri commercianti indicarono me e Caterina: i responsabili della troupe ci dissero solo di urlare con tutto il fiato, in genovese, e presentare la nostra merce: Caterina le sue bughe, acciughe e bianchetti. E io i miei muscoli e le mie arselle».