Corriere della Sera, 27 gennaio 2017
Così belli, così assediati dal kitsch. La vera storia di cinquanta quadri
La testa di lei, abbandonata a un languido momento d’amore, si lascia andare tra le mani di lui. Intorno, un’aura dorata avvolge la fusione dei corpi incastonati nel loro piacere. È il celeberrimo Bacio di Klimt, dipinto a olio del 1908, che detiene il primato di essere tra le icone più ossessivamente ripetute del marketing contemporaneo. Quante volte quel volto di donna, la carnagione pallida, la spalla nuda, sono stati riprodotti intorno a noi in modo assillante? Nel quadro del bar sotto casa, sulle tazze in vendita al supermercato, nel logo sformato di una borsa o di un ombrello...
Molte icone dell’arte hanno incontrato questo destino: gettate nel tritacarne della pubblicità, ne sono uscite provate e sfiorite, perdendo buona parte del loro incanto. Della bulimia iconografica, ma anche della genesi di grandi capolavori, delle storie andate perdute che celano l’intuito del genio, parla il libro di Lauretta Colonnelli, Cinquanta quadri. I dipinti che tutti conoscono. Davvero? (Edizioni Clichy). La giornalista del «Corriere della Sera», già autrice di un saggio sulla storia dell’arte sempre per i tipi delle Edizioni Clichy ( La tavola di Dio, 2015), sceglie cinquanta immagini artistiche familiari, che spesso abbiamo dimenticato essere veri e propri capolavori.
Nella proliferazione globale di figure ritagliate, stampate su tessuto o plexiglass, trasformate in ceramica o in forme 3D, ci siamo abituati a essere circondati dalla paradossale bellezza di un’arte che ha perso splendore nella morsa del consumismo, scivolando nel kitsch. Ed è per questo che Colonnelli racconta nuovamente le loro cinquanta storie.
Il libro parte dalle origini, come la vicenda degli angioletti di Raffaello ai piedi della sua Madonna Sistina (1512-1513), due putti che sono stati aggiunti solo in seguito nella composizione dell’opera del maestro urbinate, che ha in realtà il suo fulcro nella Madonna adolescente con in braccio il Bambino. I due putti, riprodotti da soli per la prima volta nel 1805 nelle porcellane di Meissen e nei gioielli, da allora non hanno più abbandonato la fiera del cattivo gusto in Italia e anche all’estero.
Tra queste storie non poteva mancare il sorriso più ambiguo e ipnotico della ritrattistica, quello appartenente alla «misteriosa» Monnalisa dipinta da Leonardo tra il 1503 e il 1513 e diventata un mito già nell’Ottocento. Deturpata, parodiata, truccata e schernita è una delle immagini più riprodotte di sempre.
Dal grande Rinascimento italiano si passa ai fiamminghi: ecco Vermeer e la sua Ragazza con l’orecchino di perla (1665-1667) evocata anche nel romanzo bestseller di Tracy Chevalier (in Italia è stato pubblicato nel 2000 da Neri Pozza) che ha ispirato il film di Peter Webber, interpretato da Scarlett Johansson. E poi è il turno della pittura francese, Delacroix in testa, che al grido di liberté égalité fraternité ha dato vita alla giovane donna a seno nudo che innalza con fierezza il suo tricolore ne La libertà che guida il popolo ( 1830).
Ogni opera racchiude in sé una storia segreta e meravigliosa che Lauretta Colonnelli illustra prima attraverso un inquadramento storico dell’artista, poi con un’analisi più minuziosa.
Con curiosità, gusto del racconto, dell’inedito e del particolare, l’autrice apre la sua ricognizione con un’opera del 1327, il Guidoriccio da Fogliano affrescato nel Palazzo Pubblico di Siena, e chiude con un altro murale, questa volta del 1989, impresso sulla facciata del convento di Sant’Antonio a Pisa dal graffitista americano Keith Haring. Con Tuttomondo dello scomparso artista statunitense termina la raccolta.
Prima il lettore è però invitato ad attraversare la vita eccentrica di Tamara di Lempicka, a osservare il naso rotto del duca di Urbino dipinto da Piero della Francesca, a curiosare tra le vicende tormentate dell’appassionata femminista Frida Kahlo e tra le inquietudini metafisiche di Giorgio de Chirico.
Poi è accompagnato sotto La notte stellata che Vincent van Gogh dipinge durante la reclusione nel manicomio di Saint-Rémy; ecco che in un attimo si ritrova sui fiordi norvegesi, a guardare un tramonto infuocato nel quale riecheggia L’urlo di Munch e infine è catapultato in Spagna, durante la tragedia di Guernica, restituita all’umanità da Picasso. Sono tutti quadri che incrociamo da sempre nel nostro cammino, tanto da esserci illusi di conoscerli così bene. Davvero?