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 2017  gennaio 27 Venerdì calendario

I campioni dell’Europa, Macron e Schulz

Macron, il francese che fa vacanze romane e tifa per l’Unione 
Parigi C’è stato un momento, durante la campagna elettorale di Emmanuel Macron, nel quale il giovane candidato prima ritenuto inconsistente, privo di un partito alle spalle e di un programma chiaro, ha dato l’impressione di crederci davvero, e di potercela fare. È stato il 10 dicembre, quando l’ex ministro dell’Economia ha radunato oltre 10 mila persone a Parigi per un primo grande comizio nel corso del quale ha gridato «Noi amiamo l’Europa, noi vogliamo l’Europa!», prima di cadere in una specie di trance con le braccia aperte e lo sguardo rivolto al cielo.
Lì è stata la svolta. Lo hanno anche preso un po’ in giro sul web, ma da quel momento Macron ha riempito ancora altre sale da migliaia di posti con centinaia di persone che rimanevano fuori, mentre lui ogni volta pronunciava con convinzione la parola proibita: «Europa!». 
Macron è l’unico che ha fatto dell’Europa un tema centrale e positivo della sua proposta politica. Viaggia spesso nei Paesi vicini, per lavoro e per piacere, anche a Roma dove ha passato il Natale con la moglie Brigitte. 
Nella Francia del 2017 un uomo che vuole diventare presidente della Repubblica puntando sul rilancio del sogno europeista può sembrare un folle, o almeno il rappresentante perfetto di un’élite scollegata dal popolo. Lui invece ha deciso di influenzare i sondaggi, più che subirli, e ha il coraggio di andare a Berlino predicando – in lingua inglese – una nuova fase post-Brexit.
Credere davvero in qualcosa forse funziona: Macron recupera consensi sia nei confronti di Fillon sia di Marine Le Pen, ed è dato molto avanti rispetto al candidato della sinistra, chiunque vinca domenica al ballottaggio tra Hamon e Valls. 
L’Europa è la chiave del paradossale capolavoro politico di Macron. Affermarsi, proprio lui – studi a Sciences Po e all’Ena poi banchiere da Rothschild poi consigliere all’Eliseo poi ministro – come candidato anti-sistema. Non ha l’appoggio di un partito, non è mai stato eletto a nulla, si rivolge a destra e a sinistra e richiama migliaia di persone ai comizi. Chi è, Donald Trump? No, è il suo opposto, è la risposta francese a Trump. 
Macron chiede a Berlino più investimenti e più impegno politico per costruire una nuova Europa. Un’Europa anti-sistema perché sarebbe, finalmente, democratica e sovrana. Per adesso, chi lo avrebbe mai detto, i francesi sembrano più che incuriositi. 
Stefano Montefiori

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Schulz, il tedesco che legge il Gattopardo ora vola nei sondaggi 
BERLINO Può Martin Schulz salvare la Spd, il partito di massa più antico della Germania, per decenni un modello di socialdemocrazia in Europa, oggi ai minimi storici? La domanda eccita i media tedeschi da quando, lunedì, il presidente della Spd Sigmar Gabriel ha rinunciato a candidarsi contro Angela Merkel alle elezioni del prossimo autunno e ha lasciato il compito all’ex presidente del parlamento europeo. Conseguenza: la discussione si divide tra biografie del candidato a sorpresa e sondaggi. Con qualche analisi politica.
Schulz, 61 anni, ha avuto una vita difficile, fino a una certa età. Nato in un paesino tedesco al confine con Germania e Olanda, è cresciuto a Würselen, non lontano. Ha presto abbandonato gli studi e per un certo periodo è caduto nell’alcolismo: egli stesso ha detto di essere stato una pessima persona, al tempo. Aprire una libreria con la sorella e darsi alla politica nella Spd l’ha probabilmente redento. Oggi racconta che il suo libro preferito è Il Gattopardo, che può essere visto come un manuale di vita ma anche di senso del potere. Diventare sindaco di Würselen nel 1987 e poi membro del parlamento europeo dal 1994 l’ha indirizzato a una carriera pubblica nella quale sa coniugare l’eloquio imparato negli anni della gioventù bruciata con l’abilità delle manovre di corridoio indispensabili nei palazzi di Bruxelles.
Ai tedeschi, che lo conoscono poco dal momento che non ha mai fatto politica nazionale in Germania, sembra piacere. Almeno più di Gabriel. I sondaggi fatti immediatamente dopo la sua discesa in campo per il posto da cancelliere danno risultati contrastanti ma per lui incoraggianti. Alla domanda «Se ci fosse l’elezione diretta del cancelliere a chi dareste il voto tra Merkel e Schulz?», il sondaggio dell’istituto Insa ha raccolto un 40,7% per la leader cristiano-democratica, il 25,5% per il socialdemocratico; alla stessa domanda ma fatta da Infratest-Dimap entrambi sono finiti al 41%. In termini più generali, il 79% dei tedeschi ritiene che Merkel abbia capacità di leadership, contro il 60% di Schulz. La cancelliera è anche ritenuta più competente mentre lo sfidante più simpatico.
Il problema di Schulz è che in Germania si votano i partiti, non i leader. E qui ha una montagna da scalare. Parte da sondaggi che danno la Spd al 20-22%, contro l’Unione Cdu-Csu di Merkel tra il 32 e il 38%. Finora non ha presentato programmi, ma ha due problemi. Primo, i socialdemocratici non vogliono più entrare in un governo di Grande Coalizione dopo le elezioni, ma una maggioranza senza l’Unione di Merkel al momento non ha i numeri. Secondo, la sua esperienza a Bruxelles lo ha già fatto bollare come un socialista che ama la spesa pubblica, la quale in genere ai tedeschi non piace. Un editore del quotidiano Handesblatt, Gabor Steingart, ha sottolineato che sì, Schulz non è una faccia famigliare per i tedeschi: ma lo potranno riconoscere dalle mani bucate. Sfidare Merkel non sarà facile.
Danilo Taino