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 2017  gennaio 27 Venerdì calendario

Theresa May contesta Trump sulla tortura. Muro e dazi, il leader messicano salta la visita

NEW YORK Il Muro e la tortura: primi passi in politica estera e primi incidenti diplomatici. Oggi Donald Trump incontra a Washington la premier britannica, Theresa May. Ma il lungo lavoro di preparazione è stato guastato da un’intervista del neopresidente alla tv Abc, trasmessa il 25 gennaio: «La tortura? Secondo me funziona».
Ieri, invece, il presidente del Messico, Enrique Peña Nieto, ha cancellato il summit con Trump previsto per martedì 31 gennaio. Nel giro di 48 ore il nuovo leader della Casa Bianca ha messo in difficoltà i leader di due alleati storici degli Stati Uniti. L’imbarazzo del governo britannico si è presto trasformato in una secca dichiarazione della stessa premier che, in volo sull’Atlantico ha messo in guardia: se gli Stati Uniti dovessero adottare la tortura per ottenere informazioni negli interrogatori, «il Regno Unito potrebbe anche interrompere la collaborazione con le agenzie di intelligence Usa».
Il caso, in realtà, nasce dalle indiscrezioni pubblicate l’altro ieri dall’ Associated Press : l’amministrazione di Washington starebbe pensando di riattivare le carceri segrete della Cia, i «black sites». Qui i prigionieri, terroristi veri o presunti, subivano la pratica del waterboarding: seduti con la testa all’indietro, bendati e poi inondati di acqua quasi fino al soffocamento.
Per Trump «funziona». La sua uscita ha spiazzato completamente il generale James Mattis, che oggi giurerà come Segretario alla Difesa, e il nuovo direttore della Cia, Mike Pompeo. Tutti e due avevano garantito, nelle audizioni al Senato, che il nuovo governo non avrebbe fatto ricorso alle sevizie per ottenere informazioni. Il senatore repubblicano John McCain, eroe di guerra, torturato in Vietnam, ha reagito in modo veemente: «Il presidente può firmare tutti gli ordini esecutivi che vuole. Ma la legge è la legge. Non riporteremo la tortura negli Stati Uniti».
Ieri, a metà giornata, Trump aveva l’occasione per rispondere pubblicamente, a Filadelfia, davanti alla platea del «Republican Retreat», il convegno annuale del partito conservatore. Ma non lo ha fatto, concentrandosi invece sul «dossier Messico».
Si era diffusa da poco la notizia che Enrique Peña Nieto aveva cancellato il vertice. Dal palco Trump l’ha presentata come una decisione comune: «Abbiamo concordato di annullare il nostro incontro». Il presidente degli Stati Uniti non ha, però, attenuato le pressioni: «Costruiremo il Muro e rinegozieremo il Nafta (l’accordo commerciale con Canada e Messico, ndr ). È arrivato il tempo che il presidente degli Stati Uniti combatta per gli interessi dei suoi cittadini, esattamente come fanno gli altri. Ogni anno noi accumuliamo un deficit commerciale di 60 miliardi di dollari con il Messico e spendiamo miliardi di dollari per proteggere i nostri confini dall’immigrazione illegale. Tutto questo deve finire e penso che potremmo farlo con i nostri amici messicani».
Ma intanto, ieri, il portavoce della Casa Bianca ha annunciato che è allo studio un dazio extra del 20 per cento sulle importazioni dal Messico proprio per finanziare la nuova barriera.