La Gazzetta dello Sport, 27 gennaio 2017
Gli uomini politici, specialmente quelli contrari al voto subito, dicono che bisogna armonizzare con una legge il sistema elettorale per la Camera uscito dalla Consulta dopo i tagli comunicati nella sentenza di ieri (quello che Grillo chiama Legalicum e che prima era detto Italicum) con il sistema elettorale del Senato uscito dalla Consulta dopo i tagli comunicati dalla sentenza di tre anni fa (quello che si chiamava Porcellum e adesso Consultellum)
Gli uomini politici, specialmente quelli contrari al voto subito, dicono che bisogna armonizzare con una legge il sistema elettorale per la Camera uscito dalla Consulta dopo i tagli comunicati nella sentenza di ieri (quello che Grillo chiama Legalicum e che prima era detto Italicum) con il sistema elettorale del Senato uscito dalla Consulta dopo i tagli comunicati dalla sentenza di tre anni fa (quello che si chiamava Porcellum e adesso Consultellum). La confusione regna sovrana perché la discussione dovrebbe concentrarsi invece sul fatto che i due sistemi, avendo base proporzionale, non produrranno nessuna maggioranza né di centro né di destra né di sinistra. Quindi, se tutto resta così, andremo alle elezioni e sarà impossibile poi formare un governo. E dovremo votare di nuovo. All’apparenza all’infinito.
• Grillo dice che armonizzare i due sistemi è semplice: basterà estendere al Senato il Legalicum.
Non è affatto semplice perché la Costituzione dice che i senatori devono dar voce alle istanze delle Regioni, dunque il sistema elettorale per Palazzo Madama deve avere impianto regionale. Infatti le circoscrizioni elettorali previste per Palazzo Madama sono poche ed estese (20, coincidenti, appunto, con le Regioni) mentre le circoscrizioni per Montecitorio sono cento e piccole, studiate per favorire i partiti più grossi. Si potrebbero modificare i meccanismi di sbarramento, molto diversi tra le due assemblee. Ma è davvero questo il cuore del problema?
• Il cuore del problema, dice lei, è che dopo le prossime elezioni non avremo una maggioranza e quindi neanche un governo.
Lo si capisce a occhio, ma ieri lo ha confermato anche l’Istituto Demopolis, che ha effettuato un sondaggio su un campione di 1.500 elettori, rappresentativo della popolazione italiana, per incarico della Gruber e della trasmissione Otto e mezzo.
Il risultato elettorale, supponendo un’affluenza alle urne del 66% (cioè in crescita), sarebbe all’incirca questo: Pd 30%, Movimento 5 stelle 29%, Lega 13.2%, Forza Italia 11.8%, Fratelli d’Italia 4.7%, Sinistra Italiana 3.7%, Area Popolare 3.5%. Le ricordo che Area popolare è l’insieme degli alfaniani, dei casiniani, dei montiani e dei transfughi di Grillo. Faccia lei i conti e mi dica che maggioranza vede.
• Pd + Grillo?
Impossibile, no? Grillo, se mantiene la parola data, non vuole allearsi con nessuno e meno che mai col Pd. Anche se si persuadesse a fare asse con Salvini e Meloni finirebbe al 47-48%. In questo sondaggio ai partiti piccoli, come Fdi o Lega, va comunque tolto qualcosa perché le circoscrizioni piccole della Camera favoriscono i partiti grandi, cioè Pd e M5s. Il Pd con SI e Area popolare non arriva nemmeno al 40. Con questi dati qui non arriverebbe al 50% nemmeno se Berlusconi fosse della partita, un’ipotesi astratta perché all’alleanza con Forza Italia Sinistra Italiana preferirebbe l’opposizione e anche la sinistra del Pd farebbe le bizze, ammesso che Renzi metta qualcuno di loro in lista. E poi non so se Berlusconi riuscirà a prendere davvero l’11,8%. Ieri i magistrati lo hanno messo un’altra volta sotto inchiesta per le cene cosiddette eleganti con le Olgettine, sostenendo che le continua a pagare. Le elezioni potrebbero svolgersi durante un processo Ruby quater.
• Ho la soluzione: Grillo fa una sola lista con Salvini e Meloni, prende più del 40% e incassa il premio di maggioranza. A elezioni vinte, si fa il governo Cinquestelle-Lega-Fdi e i tre partiti rinascono.
Questo qualificherebbe definitivamente il partito del comico come una formazione di destra. La pulce nell’orecchio che fosse di destra ce l’aveva già messa la Raggi.
• Oppure Renzi e Berlusconi fanno una lista insieme e puntano insieme al premio di maggioranza.
Piacerebbe a Fedele Confalonieri, ma quest’ipotesi di pura fantapolitica sta in piedi per il solo fatto che non vedo la possibilità di un’intesa tra le forze politiche su una nuova legge elettorale e neanche sulla cosiddetta armonizzazione tra il sistema della Camera e quello del Senato. Dietro qualunque armonizzazione possono nascondersi parecchie insidie. Renzi, mettendosi con Berlusconi, andrebbe incontro a una scissione, ma quanto valgono, elettoralmente, Bersani, Gotor e compagnia? Se accadesse, ci ritroveremmo sorprendentemente di nuovo in mezzo a un sistema bipolare. S’affronterebbero una coalizione anti-europeista e populista, e una formazione moderata e di sistema. Il problema è che per rendere sensate queste alchimie ci vorrebbe un qualche premio di maggioranza anche al Senato. Dove invece non c’è.