Libero, 26 gennaio 2017
Le bare da ridere
Se i faraoni si facevano seppellire tra ricchezze di ogni sorta, sarà pur lecito oggi farsi stampare la foto di una bottiglia di prosecco sulla bara. È questo che devono aver pensato amici e parenti di Claire Paton, 38enne inglese uccisa lo scorso 18 dicembre a Borrowash, nel Derbyshire. «Amava la vita e avrebbe voluto così», ha spiegato la famiglia, che ha anche chiesto ai presenti di vestirsi di viola. È bastato poco perché le immagini facessero il giro di Internet.
Viene da chiedersi perché se a essere trainata da una carrozza di cavalli è una principessa dal sangue blu allora l’aura del funerale è per diritto divino (tristemente) fiabesca, mentre se a optare per un addio analogo è un normale popolano o, peggio, uno spregevole arricchito allora il tutto venga poi bollato come pacchianata. Basti pensare a Don Antonio Polese, meglio noto come il Boss delle Cerimonie, scomparso lo scorso dicembre e salutato a Sant’Antonio Abate, in provincia di Napoli, da una folla di 10mila persone, ma anche da orchidee, rose e ortensie bianche, oltre che da colombe bianche liberate in cielo. Per non parlare dei funerali dei veri boss mafiosi, dall’autoproclamato “Re di Roma” Vittorio Casamonica al gangster irlandese David Byrne, che nulla ha a che fare con l’omonimo musicista. In questi casi sì c’è da storcere il naso. Ma più che per il (cattivo) gusto per l’illegalità.
Chi recentemente ha voluto salutare in grande stile (si fa per dire) il proprio padre è stato il figlio di un politico taiwanese morto lo scorso dicembre. Tung Hsiang, scomparso a 76 anni, sarebbe apparso in sogno al figlio chiedendogli un funerale «divertente». Al che l’erede ha pensato bene di organizzare lo scorso 3 gennaio una parata composta da una cinquantina di ballerine di lap-dance mezze nude che danzavano sopra ad altrettante jeep colorate.
Ma di stranezze è pieno il mondo e l’Italia non ne è certo esente: a Napoli lo scorso ottobre nella centralissima via dei Tribunali sono entrati degli avventori portando con sé una bara per dare l’ultimo saluto all’amico con un buon caffè. Hanno pure trovato il tempo per un selfie con il pollice alzato. E se a Napoli tutto può essere farsa, inganno e divertimento, non mancano gli esempi altrove di funerali fuori dagli schemi. Come David Morales Colon, portoricano di 22 anni per il quale nel 2010 prima della sepoltura fu allestita una camera ardente dove il morto era in sella a una moto sportiva Honda CBR600. Sempre dal Puerto Rico arriva la storia di Christopher Rivera Amaro, pugile 23enne assassinato nel 2014 per il quale la famiglia organizzò una camera ardente decisamente particolare: il giovane fu vestito con guantoni e vestaglia e appoggiato all’angolo di un ring. Ma se questi sono funerali particolari di singole persone, esistono riti funebri consolidati ben lontani dalla cultura europea. Uno tra i più famosi è il funerale jazz di New Orleans, in Louisiana, dove una banda musicale accompagna la bara del morto verso il cimitero: in un mix di festa e lutto, musica e danza, dopo la sepoltura le note malinconiche si trasformano in allegre per elaborare la tristezza. Nella cultura balinese, invece, il corpo del defunto deve essere fatto uscire dalla casa non attraverso le porte di ingresso del cortile ma tramite una struttura costruita appositamente: solo così la sua anima dopo la cremazione non riuscirà a ritrovare il percorso di casa, dove altrimenti tornerebbe tormentando i familiari ancora vivi. C’è poi il rito zoroastriano, ormai da pochi decenni non più praticato come in origine, nel quale il morto veniva lasciato in cima a un’altura o a una torre a disposizione degli avvoltoi che ne mangiavano la carne perché i morti non possono essere sepolti o bruciati contaminando i tre elementi sacri della religione-filosofia zoroastriana: la terra, l’acqua ed il fuoco. Soluzione simile ma per un motivo diverso in Tibet: in quelle terre desolate dove è difficile scavare una fossa a causa della terra ghiacciata e non si trovano alberi per creare una pira, il corpo del defunto viene dato da mangiare agli uccelli dopo essere stato fatto a pezzi perché lasciato intero ghiaccerebbe troppo in fretta impedendo ai volatili di consumarlo. In Ghana invece le persone amano farsi seppellire in una bara che rappresenti il loro lavoro: una macchina per un autista, un pesce per un pescatore, un leone per un capotribù e così via. La verità è che tanto il kitsch quanto il buon gusto sono tali in vita come in morte.