la Repubblica, 26 gennaio 2017
«Cari cinesi basta figlio unico». Ma ora la cicogna non vola più
PECHINO I figli dei figli unici non fanno più figli e il Paese più popoloso del mondo rischia di spopolarsi come i Paesi del nostro Sud. «Non basta annunciare che il divieto non c’è più» dice Wu Zhaoye, 32 anni, che solo grazie allo stipendio del marito ha potuto abbandonare il posto fisso a Pechino per coronare il sogno del secondo figlio: «Da voi in Europa le donne possono stare un anno in maternità, qui se ti va bene ti lasciano a casa 4 mesi. Capito perché le mie amiche, anche adesso che il secondo figlio non è più tabù, dicono no grazie?».
Lo sfogo di Zhaoye è l’altra faccia della Cina che uscita dall’incubo del divieto di procreare sta precipitando in un altro: tragicamente figlio, e neppure unico, del primo. Con la fine della politica dell’unico erede, l’Agenzia per la pianificazione aveva giurato che la cicogna avrebbe portato nell’anno appena passato 20 milioni di bambini: il Dragone ne conta invece poco più, o poco meno, di 18 milioni, a seconda dei calcoli entrambi ufficiali. La propaganda si affretta a battezzarlo “il mini baby boom”, come recita Xinhua, l’agenzia giornalistica di Stato che riporta il calcolo più alto, quello della Commissione della salute, 18 milioni e 460mila neonati, l’11.5 per cento in più. E in fondo, anche attenendosi ai conti più contenuti dell’Ufficio di statistica, si tratterebbe pur sempre di 17 milioni e 860mila bebè, cioè 1.31 milioni in più rispetto all’anno prima, cifra più alta dal 2000 a oggi. Ma a parte i dubbi di ricercatori come Yi Fuxian, il professore dell’università del Wisconsin che mette una tara di 5 milioni di nati “sovrastimati”, i numeri non tornano comunque: perché nessun aumento riuscirà a colmare il gap negativo che dal 2018 porterà alla diminuzione della popolazione.
Non serve Nostradamus: proprio 35 anni di politica del figlio unico, born in the 1985 e sepolto nel 2013 da Xi Jinping, hanno ristretto il numero delle donne in età da gravidanza, che i cinesi calcolano adesso dai 15 ai 49 anni. «La situazione demografica del Paese più popoloso del mondo» riassume il South China Morning Post «resta dominata da basso livello di fertilità, forza lavoro che si restringe e popolazione che invecchia». Con oltre 230 milioni di ultrasessantenni, il numero dei pensionati supera già tutti gli abitanti messi insieme di Germania, Francia e Inghilterra: chi li manterrà se la popolazione continuerà a restringersi? È la profezia di Mei Fong, il premio Pulitzer del Wall Street Journal che in “One Child” ha raccontato «la storia del più radicale esperimento cinese». «La popolazione della Cina», oggi un miliardo e 380 mila persone, «potrebbe ridiscendere dal 2100 ai livelli del 1950: mezzo miliardo». Il Paese dalla manodopera senza più manodopera. La tendenza, naturalmente, è tutto tranne che una “caratteristica cinese”, come dicono qui per giustificare ogni punto di svista con l’Occidente. La Generazione Millennium preferisce a ogni latitudine privilegiare il lavoro, quando c’è, e rimandare la formazione della famiglia. L’ultimo allarme specificamente made in China è quello degli “empy-nest”, cioè dei giovani che da soli occupano i “nidi” vuoti: un trionfo di single che sfiora il 13 per cento e svuota case e culle. Aggiungeteci che la politica del figlio unico ha sbilanciato la ratio maschi-femmine, 116 maschietti contro 110 femminucce, ed eccolo dunque qui l’ultimo erede della politica del figlio unico: un disastro che lo stesso partito ha riassunto nei 300, forse 400 milioni di bambini mai nati.
I figli dei figli unici non fanno più figli: com’è vero che la Cina non ci era mai stata così vicina.