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 2017  gennaio 26 Giovedì calendario

New York, cadono le accuse per Lapo Elkann

NEW YORK Il caso è chiuso. Il procuratore di New York ha deciso di lasciar cadere le accuse nei confronti di Lapo Elkann: il trentanovenne nipote di Gianni Agnelli che lo scorso novembre era stato denunciato per aver simulato il suo sequestro allo scopo di ottenere 10mila dollari dalla sua famiglia e rimborsare così una escort transgender che gli aveva anticipato del denaro speso in droga. Negli Usa quella di falsa denuncia è un’accusa grave: punibile con una pena compresa fra i due e i dieci anni di carcere. Così Lapo, che ieri avrebbe dovuto presentarsi al tribunale di Manhattan per la prima udienza del processo, esce dall’incubo in cui si era cacciato: «Sono felice. Ho sempre avuto fiducia nella giustizia americana, la decisione del procuratore mi rincuora. E ringrazio molto la mia famiglia». E pazienza se non è la prima volta che si mette nei guai: nell’ottobre 2005 era infatti finito in ospedale per overdose da cocaina dopo una notte brava con alcune trans, compreso quella Patrizia-Donato Brocco che gli salvò la vita. Ma allora era in Italia. Il fattaccio newyorchese sembra invece averlo cambiato davvero. «Ho attraversato un momento difficile che mi ha dato il tempo e il silenzio necessari per riflettere su quanto è accaduto. Metterò una consapevolezza diversa nella mia vita e nel mio lavoro: porterò avanti con il massimo impegno i progetti avviati con la mia azienda».
La decisione di chiudere il caso implica che dunque il tribunale non ascolterà nemmeno la trans Marie, la escort conosciuta online che all’anagrafe è registrata col nome di Curtis McKinstry, che pure aveva collaborato nella simulazione del sequestro ed era stata fermata con l’ imprenditore italiano. Dopo la richiesta di riscatto, la famiglia Agnelli si era subito rivolta alla polizia e quando i due si erano presentati all’appuntamento- trappola per farsi consegnare il denaro avevano trovato gli agenti ad attenderli. Elkann si era addossato la colpa: Marie-Curtis, infatti, era considerata soltanto una testimone.
Anche Manhattan sembra essere pronta a dimenticare. Davanti al project dove abita Marie non c’era nessun paparazzo ieri ma solo banchetti che vendono Hot Dog agli studenti della vicina scuola di infermeria. Il complesso di case popolari – un targa all’ingresso ricorda il filantropo Nathan Straus – è ai margini della città: sulla 28esima strada, nell’East side di Manhattan, proprio a due passi dall’East Village tanto di moda ma vicinissimo anche alla Franklin Delano Roosevelt. Un posto, insomma, tutt’altro che chic quello dove Lapo, che Vanity Fair ha incoronato uomo più elegante del mondo, avrebbe passato almeno due notti. «Lapo Elkann? Mai sentito» dice un ragazzo afroamericano chiudendosi alle spalle il portone. Mentre davanti al Performing Art Center, il teatrino al piano terra di uno degli edifici, la cinquantenne Annabelle sibila: «Lo hanno prosciolto? Buon per lui. Così voi giornalisti smetterete di scocciare. Qui abita gente povera: ma per bene».