Corriere della Sera, 26 gennaio 2017
Carinzia, rifugio degli italiani
KLAGENFURT (AUSTRIA) Fra i verdi laghi della Carinzia, nel cuore delle nuove aree industriali e abitative di questo land austriaco di confine, ci sono due Italie in grande movimento. Una che arriva e una che fugge, entrambe protagoniste di una sorta di mutazione genetica nella terra che diede i natali al controverso Haider. Da una parte mettono radici creativi, imprenditori e professionisti partiti dalla Penisola per sviluppare un’idea in un luogo che promette rapidità di insediamento e fiscalità più leggera, e con loro anche una vasta schiera di pensionati in cerca di pace e sicurezza. Dall’altra, molto meno appariscente, si agita invece un gruppone di avventurieri, evasori e faccendieri che sta levando le ancore da un Paese diventato di colpo a rischio, nonostante il salvataggio della Hypo Bank abbia scacciato fantasmi da Piccola Grecia. Il motivo? Semplice: è caduto il segreto bancario. In nome di quell’Europa voluta ardentemente dal nuovo presidente austriaco, l’ambientalista Van der Bellen, l’Austria ha detto no a conti e depositi anonimi dietro i quali si è nascosto per decenni il mondo dei fondi neri. Due flussi di segno opposto, uno che sbarca con progetti e sogni, l’altro che chiude e scappa con i milioni mai dichiarati.
Succede così che chi sponsorizza i primi esibisce numeri, nomi e volti in una sorta di new age carinziana. L’Agenzia governativa Aba parla di oltre 438 imprese di proprietà italiana presenti sul territorio, più del triplo rispetto a dieci anni fa. In mezzo c’è di tutto, dai gelatai alle medie industrie, passando per pizzaioli, commercianti, ristoratori, albergatori, startupper. Chi promuove gli investimenti (Babeg) fa i nomi di Scm Zanussi, Bifrangi, Danieli service engineering, Refrion, Skyplastic, Petraglas, Europlast, Hiper Cast, Feinmechanik, Fassbinderei, Schlauchtechnik, Nilab... Fra i fuggitivi domina invece l’opacità. Il «settore» lavora nell’ombra e loro inviano emissari, commercialisti, mediatori. Anche perché la maggior parte di costoro in Carinzia ha messo solo i soldi. Insomma, un via vai di italiani dai volti più diversi.
Volti nuovi e vecchi faccendieri
Per esempio, al parco tecnologico di Villach (Villaco), cittadina appena oltre il confine, è arrivata gente seria come il nordestino Enrico Boaretto. Dopo aver lavorato tre anni con il Nobel Carlo Rubbia alla Sincotrone ha provato ad aprire una sua attività in Friuli per poi decidere di trasferirsi in Carinzia con moglie e figlia: «Qui ci sono poche e semplici regole applicate velocemente, per il business e per la vita. Hai un credito fiscale? Il mese dopo te lo ritrovi sul conto. Il tuo progetto piace? Un anno e mezzo di uffici gratuiti». Tornerà in Italia? «No». A Klagenfurt sta nascendo il capannone della Dmc di Fernando De Filippo, attiva da 16 anni a San Marino nell’home shopping televisivo. «In Austria siamo startup – spiega entusiasta il Cfo Tarcisio Pagnozzi —. Noi paghiamo più tasse rispetto a San Marino ma i tempi di risposta delle amministrazioni sono eccezionali. E poi, diciamolo, non esistono mazzette». Non è però tutto un Eldorado. In Carinzia mancano buona cucina, clima e una certa italica poesia che fa a pugni con l’asburgica rigidità. Ragione per cui se n’è andato, con gli evasori, anche qualche insofferente uomo d’impresa.
E così, mentre da Boaretto e Pagnozzi l’attività ferve, nel centralissimo Rathaus Cafe di Villach, ti puoi imbattere in un occhialuto signore che parla sottovoce al telefonino. Ha una cadenza friulana e dopo qualche esitazione concede una chiacchiera chiedendo l’anonimato: «Bisogno?... Sono pazzi gli austriaci, non hanno capito che senza segreto bancario si svuotano le casse delle banche... Lavoro per commercialisti e imprenditori italiani che hanno i conti...». E ci allunga un bigliettino con nome e cognome, cellulare e appuntamento per il giorno dopo, al Kaffee Keinfein: «Ti racconterò due cosucce, qui non posso». Aspettando Mister X incontriamo il vicesindaco di Villach, Petra Oberrahauner, che agli italiani stende un tappeto rosso. «Sono i benvenuti, molto preparati, simpatici, gentili e di buongusto», sorride in un ottimo italiano. Un difetto? «Tenderebbero a non rispettare le regole».
Lasciamo Villach e andiamo nella vicina Bad Kleinkirchheim, paesino dove l’Italia ha stabilito un primato: 659 case acquistate su circa 1.700 abitanti. Un’invasione iniziata dieci anni fa e capitanata da Maurizio Zamparini, il patron del Palermo calcio che a Klein «ha due palazzi e altre cose», sussurra Martin Nedwed, spettinato agente immobiliare del posto: «Corro dalla mattina alla sera per gli italiani. Zamparini è un caso a parte, gli altri sono soprattutto professionisti e pensionati che cercano costi contenuti, verde e sicurezza». Molti contratti li conclude la vulcanica avvocata trevigiana Enrica Maggi, altro personaggio di questa terra di confine: faceva la violinista in giro per il mondo, ora è avvocato a Klagenfurt: «Concludo ogni anno centinaia di costituzioni di società. In Carinzia si apre in meno di 15 giorni». Non le manca nulla? «La fantasia della musica».
Con lei andiamo alla Taverna di Peppo Zorgno, cento chili tatuati e suscettibili. A Zorgno è meglio non parlare dell’Italia: «Pagavo tasse e tangenti e avevo solo rogne». Corrompeva? «Sì». Tangenti? «Sì». Quante? «Tante». A chi? «A chi non faceva nulla». Uno spreco, insomma. Zorgno non è esattamente un esempio di rettitudine ma è persona schietta, pratica e intraprendente. Ha chiuso due locali a Conegliano per aprirne altrettanti in Carinzia, l’ultimo due settimane fa a Bad Kleinkirchheim.
Più a sud, in un grigio edificio di Klagenfurt, dopo qualche resistenza appare il teutonico console onorario d’Italia Wolfgang Mandl. Vorrebbe parlare dei 2.954 italiani residenti in Carinzia che arrivano a 4.000 con i domiciliati, quasi il doppio rispetto al 2009.
Il segreto di Klagenfurt
Ma lui è un membro del board della Bks, uno dei principali istituti di credito, e c’è in ballo la questione «segreto». La funzionaria che lo accompagna spiega che dal 30 giugno del 2017 le banche austriache dovranno consegnare all’Agenzia delle entrate di Vienna la lista dei correntisti italiani con nomi e capitali depositati alla data del 31 dicembre 2016; e dal primo ottobre successivo l’agenzia li riverserà al Fisco di Roma, che avrà così modo di vedere chi non li aveva dichiarati. «Ci sarà più trasparenza», taglia corto Mandl. Più pulizia? Silenzio... «Possiamo fare una pausa, per favore?».
È giunta l’ora di Mister X. Il Kaffee Keinfein è un buco dove parlano solo tedesco: «Almeno non ci sono orecchie indiscrete. Le cose stanno così: la scadenza per estinguere conti e libretti era il 31 dicembre. Molti l’hanno fatto, so di 250 clienti di una banca d’affari che sono venuti a prendersi i soldi. Gli altri sperano in una nuova sanatoria con penale al 10 per cento, in quel caso il nero diventerebbe bianco. C’è comunque tanta paura». E se la banca non facesse il nome, dietro compenso? «Non molti sono corruttibili qui. Bisogna cercare l’uomo giusto». Mister X è veloce e circospetto. Si aggiusta la cravatta, infila gli occhiali e saluta: «Noi non ci siamo mai visti, mi raccomando».