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 2017  gennaio 26 Giovedì calendario

Veleni nell’Ordine di Malta e il Gran Maestro si dimette

CITTÀ DEL VATICANO La nota ufficiale informa, diplomatica, che il Papa ha accettato le dimissioni esprimendo «apprezzamento e riconoscenza per i sentimenti di lealtà e devozione nei confronti del Successore di Pietro», la realtà è un po’ diversa. Fra’ Matthew Festing, Gran Maestro dell’Ordine di Malta, nominato a vita, ha dovuto lasciare il suo «ufficio» dopo un’udienza con Francesco, martedì.
Del resto la faccenda durava da quasi tre mesi e, più che imbarazzante, stava diventando surreale. Lo scontro di potere interno all’Ordine di Malta. Il Papa che sollecita il dialogo. Il Gran Maestro (inglese) Matthew Festing che invece, il 6 dicembre, caccia il Gran Cancelliere (tedesco) Albrecht Freiherr von Boeselager. Francesco che attraverso il suo Segretario di Stato invita di nuovo al dialogo, invano. Il Vaticano che nomina una commissione di indagine per chiarire e comporre la vicenda. E il Gran Maestro del più antico ordine cavalleresco – si fa risalire agli ospedalieri nati a Gerusalemme nell’XI secolo – che alza le barricate e risponde picche al pontefice e alla Santa Sede: rivendicando in nome del diritto internazionale l’«autonomia» e la «sovranità» dell’Ordine rispetto al Papa, cui in teoria dovrebbe obbedienza assoluta.
Alla fine Matthew Festing ha dovuto obbedire, e dimettersi. Verrà nominato un Delegato pontificio in attesa della nomina del successore. Si tratta di rimettere insieme i cocci. Sullo sfondo, le spaccature fra britannici (e italiani) da una parte e tedeschi dall’altra, tra i «professi» religiosi e i «laici» (i tedeschi lo sono in gran parte), tra chi resiste alla linea di Francesco e chi la segue. Un ruolo determinante, nel precipitare della vicenda, lo ha svolto il cardinale americano ultraconservatore Raymond Leo Burke, «patrono» dell’Ordine, che assieme a Fra’ Festing (religioso) ha voluto la destituzione del Gran Cancelliere (laico). Il cardinale Burke è anche il capofila degli oppositori espliciti di Francesco: dopo il Sinodo e l’esortazione di Francesco Amoris Laetitia, inorridito dalle aperture sui divorziati e risposati, era arrivato ad annunciare un «atto formale» per «correggere il Papa».
Festing, per motivare la cacciata, aveva accusato von Boeselager di aver permesso che una Ong collaboratrice dell’Ordine distribuisse preservativi in Africa e nel Myanmar. Von Boeselager aveva replicato che l’iniziativa era locale, ne era all’oscuro e l’aveva bloccata appena saputo. Tutto risaliva a diversi anni prima, peraltro. Un pretesto per regolare conti interni? Il 10 novembre Burke era andato in udienza da Francesco. Il Papa aveva scritto una lettera al patrono e all’Ordine nella quale, fermo restando il rispetto della morale cattolica, chiedeva di risolvere il problema con il dialogo. Il 6 dicembre, invece, Festing ha cacciato von Boeselager.
A quel punto il cardinale Pietro Parolin ha scritto due lettere, il 12 e il 21 dicembre: «Sull’uso e sulla diffusione di metodi e mezzi contrari alla legge morale, Sua Santità ha chiesto un dialogo sul modo in cui possano essere affrontati e risolti eventuali problemi, ma non ha mai detto di cacciare qualcuno». Non è successo niente, il Papa ha nominato la commissione d’indagine e il Gran Maestro l’ha rifiutata, fino ad adombrare «conflitti di interesse» di tre membri. Quando la Santa Sede, una settimana fa, ha respinto «ogni tentativo di screditarne le figure e l’opera» e intimato «la piena collaborazione di tutti», si è capito che Fra’ Festing era arrivato al capolinea.