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 2017  gennaio 25 Mercoledì calendario

Un obelisco di 6 metri per il creatore di Asterix

Forse pentita di non averlo mai premiato in vita, ora la città di Angoulême, capoluogo della regione Poitou-Charente, che da 44 anni ospita uno dei più famosi festival internazionali del fumetto, quest’anno ha deciso di ricordare in un modo davvero originale la memoria di René Goscinny, morto nel novembre del 1977, il geniale co-creatore (l’altro è il suo compagno di avventura e di disegni, Albert Uderzo, oggi novantenne) di Asterix, il piccolo guerriero dell’Armorique, luogo fantastico della geografia francese, che resiste insieme con il suo amico, il gigante Obelix sbranatore di cinghiali, il druido Panoramix e il cagnetto Idefix, alle legioni corazzate di Giulio Cesare e alla normalizzazione della Gallia romana.
Per il quarantesimo anniversario della scomparsa di Goscinny (morto a soli 51 anni in una clinica parigina mentre si sottoponeva a una «prova da sforzo» prescrittagli da un cardiologo forse troppo distratto, tant’è che all’epoca si parlò di un «affaire Goscinny»), l’amministrazione comunale di Angoulême inaugura oggi, mercoledì 25 gennaio, primo giorno del Festival, un obelisco alto 5,82 metri e pesante sette tonnellate, nella piazza della stazione ferroviaria.
Realizzato in pietra bianca delle cave del Luberon, in Provenza, tagliato e scolpito da un artigiano intagliatore, Gaspard Lapelerie, vecchio amico della famiglia Goscinny, che ha inciso sui quattro lati del monumento le battute più celebri (ce ne sono 89, tutte rigorosamente dentro la «bolla» del fumetto) non solo di Asterix (tra cui la più famosa di tutte: Spqr, tradotta in «Sono Pazzi Questi Romani»), ma anche degli altri personaggi usciti dalla fantasia e dalla matita di René, come Lucky Luke, il cowboy gentile, e Le petit Nicolas, il ragazzino curioso di tutto che sconvolge la vita di una famigliola borghese nella tradizionalissima provincia francese negli anni 60.
«L’idea ci è venuta quasi per caso, pensando a Obelix», racconta Anne Goscinny, la figlia di René, giornalista e critica d’arte, ma soprattutto amministratrice, insieme con il marito, Aymar du Chatenet, ex giornalista televisivo, di una «industria editoriale» che vale 370 milioni di albi pubblicati in tutto il mondo e tradotti in 110 lingue (c’è perfino un’edizione in latino).
Alla fine di quest’anno, a ottobre, esce il nuovo album di Asterix, a due anni di distanza dall’ultimo Il papiro di Cesare che svelava un piccolo falso storico del De Bello Gallico, che si studia a scuola.
Come sanno i patiti del piccolo guerriero gallo e della sua banda, è la trentasettesima avventura della saga iniziata nel 1959 e la terza firmata dagli attuali autori, lo sceneggiatore Jean-Yves Ferri e il disegnatore Didier Conrad, sempre sotto l’occhio ancora vigile di Albert Uderzo, la metà ancora viva della coppia Goscinny & Uderzo.
Ignoto il titolo, secondo le regole ferree del marketing editoriale. Dalle scarne anticipazioni, pare di capire che Obelix stavolta faccia le bizze non per avere la mitica pozione che lo rende invincibile, ma perché vuol cambiare professione e status sociale: da intagliatore di menhir a guerriero, con le ali sul casco e la spada, come il suo amico Asterix. Si saprà tutto il 19 ottobre, giorno fissato per l’uscita mondiale del libro, edito in Italia da Panini Comics.
Ma le celebrazioni non finiscono con il nuovo albo e l’obelisco di Angoulême. Il programma prevede la riedizione di altri fumetti, a partire dal primo Asterix, il gallo, una nuova attrazione al Parco Asterix, una versione «gallica» di Eurodisney, alle porte di Parigi, una mostra al Centro del fumetto di Bruxelles e la partecipazione di Asterix e Obelix, come mascotte, ai Campionati del mondo di hockey su ghiaccio a maggio prossimo in Francia e in Germania.
Non è la prima volta che la Francia celebra i suoi eroi a fumetti. Già nel 2013 una grande mostra alla Bibliothéque Nationale de Paris, era servita a celebrare le glorie dei «nos ancêtres, les Gaulois», i nostri antenati galli, come venivano definiti nei manuali scolastici di Ernest Lavisse, lo storico ufficiale a cui la laicissima Terza Repubblica, all’inizio del Novecento, aveva affidato il compito di strappare i bambini all’insegnamento dei preti di campagna e farne dei bravi patrioti.
Perfino i cinghiali divorati da Obelix erano il simbolo della cucina francese, «la seule», l’unica che valesse la pena provare, e il druido Panoramix l’immagine dell’intellettuale illuminista che risolve tutto con la ragione.
Per inciso, va detto che Goscinny e Uderzo erano entrambi figli d’immigrati, il primo di origini polacche e l’altro italiane, eppure hanno inventato il più francese dei personaggi. Tant’è che il tema della gallicità, se così possiamo chiamarla, è entrato anche nel discorso politico pre-elettorale. Anche se Goscinny e Uderzo non avrebbero approvato.