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 2017  gennaio 25 Mercoledì calendario

Riecco Carolina: «Quando tutto ebbe inizio». Dagli Europei ai Giochi libera di osare

Ci deve essere una sceneggiatura dietro la carriera di Carolina Kostner che oggi torna in gara, per la prima volta in una competizione internazionale dal 2014, e lo fa a Ostrava. Il posto dove ha vinto la prima medaglia nel 2003. Da junior.
È un rientro ideale, circolare, del resto lo stile è il suo tratto distintivo sul ghiaccio. Si presenta dopo aver graffiato la superficie perfetta di 14 anni di pattinaggio ad alti livelli con una squalifica rimediata di sponda. Un pasticcio che le è rimasto attaccato fin troppo a lungo e non la inseguirà in questa fase ribelle. I tormenti legati al più che ex fidanzato Schwazer sono lontanissimi. Persi nel passato.
Siamo all’atto secondo, pure se Kostner che ha rispetto per la fatica, i ricordi e le medaglie, preferisce dire «la carriera è una sola». Ma i programmi sperimentali tradiscono subito la fretta di scattare nel futuro. Non è rimasta in un circuito di salterine adolescenti per inseguire rivali con la metà dei suoi anni, lo ha fatto per provare strade inedite. Stamattina, alle ore 11 e 54, inizia il viaggio che può portare alla decima medaglia continentale. Percussioni di Kitaro e batteria dei Led Zeppelin in una coreografia indiavolata che non lascia pause. La pausa forzata dalla pista è durata fin troppo, ben 16 mesi.
Ostrava è il nuovo palco e pure quello che l’ha vista, sedicenne, al primo podio: bronzo al Mondiale jr, per dimostrare un talento evidente. Si riavvolge il nastro dall’inizio e non è un caso che l’azzurra posti una foto da bimba, con i pattini ai piedi e il titolo: «Quando tutto ebbe inizio».
Triangolo russo
Adesso Kostner vuole soprattutto la libertà di osare: nei programmi, nei costumi, con un grintoso short blu elettrico, nell’età che nel suo mondo suscita un certo scetticismo. A febbraio compie 30 anni, la favorita agli Europei, la russa campionessa in carica Evgenia Medvedeva, ne ha 17, la più giovane iscritta 15. L’azzurra dice di non sapere quanto vale però nessuno decide di stressare ginocchia e legamenti, di trasferirsi a San Pietroburgo per lavorare con un guru di poche parole e tanto rigore, solo per «la gioia di pattinare». Se mai ci si può sobbarcare tanto lavoro per la soddisfazione di proporre un pattinaggio diverso. E promuoverlo con dei risultati.
A livello europeo se la gioca contro le tre russe che si sono prese l’intero podio nelle due edizioni in cui lei è mancata. I confronti veri arriveranno ai Mondiali di fine marzo, quando i salti saranno più rodati, ora una medaglia qualsiasi darebbe il segno della giusta direzione. Anche perché l’obiettivo sono le Olimpiadi del 2018 e serve una rotta per arrivare fino a là. Russe le rivali, russo l’allenatore Mishin e russe pure le ombre. Si dice che l’oro dei Giochi di Sochi, Adelina Sotnikova, sia nella lista nera uscita dalle indagini sul doping di stato. Si dice che il bronzo di Carolina sarebbe argento, però in tanti altri sport i nomi sospetti sono stati scagionati ed è difficile ricostruire la giustizia in quel caos. Si tratta di nuovo di grattare sul ghiaccio e Carolina non ne ha più voglia.