Libero, 25 gennaio 2017
Hotel Italia
Non capisco il problema: se una zona è a rischio, non basta evacuarla? Meglio: non basta non costruirci? Bisogna prevenire, mica si può sempre incolpare la natura. Il rischio idrogeologico, del resto, interessa soltanto l’88,3 per cento dei comuni italiani: 1640 per frane, 1607 per alluvioni e 3898 sia per frane sia per alluvioni. Poi ci sono i terremoti, ma basterebbe evacuare tutti i comuni della Calabria e del Friuli VeneziaGiulia, oltre al 90 per cento dei comuni di Basilicata, Marche, Sicilia e Molise, oltre all’80 per cento della Campania, dell’Umbria, del Lazio e dell’Abruzzo. Poi ci sono i vulcani: nel napoletano, per il Vesuvio e i Campi Flegrei, si tratterebbe solo di evacuare poco più di un milione di persone: tra l’altro, in base ai cicli abituali, la ripresa dell’attività eruttiva appare fortemente in ritardo. Per l’Etna non è un problema: basta svuotare tutti i comuni del versante meridionale e quelli del versante orientale, più anche tutti gli altri per il problema dei lapilli. Infine ci sono le valanghe: ma basta guardare tutti i giorni il bollettino (Brv) e sperare che una nevicata eccezionale non coincida con un terremoto. Dove? In qualche migliaio di posti, ma non attenzione nella zona dell’Hotel Rigopiano: il Consiglio nazionale dei geologi, quattri giorni fa, ha detto che l’area non era stata inserita come “a rischio” dal Piano di assetto idrogeologico. Nel dubbio, insomma, è meglio evacuare tutto il Paese.