la Repubblica, 25 gennaio 2017
L’invasione dei bimani, ora salvate il rovescio di Federer e Wawrinka
«VOGLIO giocare al tennis» mi ha detto prima di Natale la mia nipotina Anita. «Chiediamo la racchetta a Gesù Bambino», ho risposto. Abbiamo scritto la letterina, e Gesù Bambino ha recapitato la racchettina. Ho poi chiesto consiglio per conoscere un maestro, l’ho ottenuto, e ieri sono andato ad assistere alla prima lezione di Anita.
Dopo averle fatto colpire qualche pallina con il diritto, il maestro si è affrettato a mostrarle come fare con il rovescio, dopo averle detto: «Tieni la manina destra più alta della sinistra. Ecco, brava, così». A questo punto, io che mi onoro della prima licenza emessa dalla Atp anche se, privo del diploma della Federtennis, non potrei insegnare in Italia, ho chiesto: «La imposta con due mani perché è piccola?». Il maestro mi ha guardato come un analfabeta, e ha risposto: «Ma ormai si gioca così. Lei la guarda la televisione? Ai campionati d’Australia giocano tutti con due mani». Non ero dello stesso parere, anche se mi pareva che avesse ragione per le ultime sedici ragazze, ma il dubbio mi ha spinto a un controllo del tabellone maschile, mentre ammiravo il divino Federer allenarsi con lo sventurato Zverev. Ho così appurato che, su centoventotto tennisti, ce n’erano solo diciannove che giocassero il rovescio a una mano, e non bimane, come da anni ho iniziato a denominarlo.
Ho scritto più di una volta che il colpo a due mani non era stato iniziato dal mancino Bromwich (campionati Australiani 1939 e 1946 )che informò, me e il povero Bud Collins, quando andammo a trovarlo, che prima di lui c’era stato un certo Mac Grath negli Anni Trenta. In seguito la filiale amicizia con René Lacoste mi spinse a ritenere, insieme a lui, che il rovescio del futuro sarebbe stato bimane, per meglio bloccare le battute, e a una mano per meglio attaccare e smorzare, non si dice ovviamente a volleare.
Tra i contemporanei ho ammirato Wilander che, impostato bimane, negli ultimi anni della carriera fu in grado di confermare l’opinione del Grande Moschettiere, e preso a staccare la sinistra per tagliare i suoi attacchi e per volleare.
Non potevo però far a meno di notare che la prima delle semifinali australiane vedrà due monomano, se posso così definire gli straordinari rovesci dei due svizzeri, notando al contempo che hanno superato i trenta anni, e non sono così stati costretti dalla banale contemporaneità alle due mani. Ma non è detto che almeno uno degli altri semifinalisti si chiami Dimitrov, e così potrebbero essere tre su cinque, escluso il quarto, che dovrebbe chiamarsi Raonic.
Mi pare insomma, per rivolgermi al maestro di Anita, e ad altri insegnanti, che sia il caso di aiutare le fragili articolazioni dei piccoli impugnando bimane, ma si debba in seguito decidere se non sia meglio diventare, insieme, bimani e non, o addirittura giocare a una sola mano. Come i due grandi tennisti svizzeri. Wilander, ascoltatissima star della rubrica tv”Game Set and Mats“non si è mai spinto a parlarne. Mi permetterò di suggerirglielo, quando ci vedremo. Ritengo sia anche lui del mio avviso.