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 2017  gennaio 25 Mercoledì calendario

Tre italiani su quattro favorevoli alla cittadinanza

ROMA Accade spesso, quando si tratta di diritti, che la politica si muova con grande ritardo rispetto alla società. È sicuramente così sul tema dei diritti degli “stranieri”. Che spesso stranieri non sono, essendo nati in Italia, ma ancora attendono una legge che consenta loro di acquisire la cittadinanza. Nonostante la quota di italiani favorevole ad accoglierli nella comunità nazionale sia ampia. E non da oggi, come confermano i dati raccolti da Demos.
La paura dello straniero rimane, e coinvolge una componente sociale che oscilla fra le tre e le quattro persone su dieci. Perché il tema dell’immigrazione suscita sentimenti forti e contrapposti. Il sospetto, certo: legato soprattutto alla questione della criminalità comune. Ma anche la pietà: non a caso, quando cresce la pressione dei flussi migratori, e dai fronti più caldi arrivano le immagini più crude, si fa largo lo spirito di accoglienza. Per questo, anche gli orientamenti delle persone, in parte, si modificano. La frazione di cittadini spaventati rimane comunque consistente, e appetibile sotto il profilo politico-elettorale. In questo modo si spiega l’esistenza di veri e propri imprenditori della paura. Ma anche la prudenza degli “altri” partiti: timorosi, a loro volta, di perdere consenso.
Ricordate l’abolizione del reato di immigrazione clandestina? «Occorre preparare prima l’opinione pubblica» (Boschi); «la gente non capirebbe» (Alfano); porterebbe percentuali «da prefisso telefonico» (Grillo e Casaleggio). Ricordate la legge sul ius soli (temperato) e sullo ius culturae? Bloccata in Parlamento. Eppure, gli italiani non sembrano avere dubbi: quasi tre su quattro si dicono convinti che i figli di immigrati nati in Italia dovrebbero ottenere subito la cittadinanza. La disponibilità si è leggermente contratta, nell’ultima fase, ma rimane larga, e trasversale. Gli elettori della Lega manifestano maggiore resistenza, ma comunque, nella maggioranza dei casi, approvano il principio dello ius soli. Si sale al 70% tra chi vota per FI e al 75% presso l’elettorato del M5s, per poi toccare i valori più elevati nella base dei partiti di sinistra e centro-sinistra (86%). L’apertura diventa ancora più ampia quando si affronta il nodo della concessione del diritto di voto. Il 79% degli intervistati pensa che gli immigrati dovrebbero votare alle elezioni politiche. L’85% che dovrebbero poter eleggere i propri rappresentanti alle Amministrative. Anche in questo caso, le opinioni seguono lo schema sinistra- destra, confermando la specificità leghista. I favorevoli alla concessione dei diritti, peraltro, superano la maggioranza assoluta anche tra le persone che manifestano maggiore inquietudine. Segno che le preoccupazioni degli italiani hanno solo in minima parte spiegazioni di tipo culturale e identitario. E che le paure emerse su altre dimensioni non si traducono in volontà di discriminazione ed esclusione. Ma, su questo, la politica non sembra (in)seguire l’opinione pubblica.