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 2017  gennaio 23 Lunedì calendario

Femminismo! Di cosa parlano le donne, quando parlano di diritti

ALLA fine del documentario Femminismo!, Marisa Cinciari Rodano, ex parlamentare comunista che si è sempre occupata della condizione femminile, dice, «Ci vorrebbe anche oggi un grande movimento delle donne». Ci vorrebbe? C’è stato l’altro ieri, sabato 21 gennaio, in tutto il mondo, donne e uomini insieme, una folla mai vista per manifestare contro il nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il suo disprezzo per le minoranze e soprattutto per le donne: in 600 città, anche a Roma e Milano, e ovviamente in America, a Washington e San Francisco, una marea infinita, con i cartelli (“Girl Power!”) e in testa il berretto rosa con le orecchie da gatto, sferruzzato dalle donne tornate per protesta a uno dei lavori più femminili, più antichi e domestici, la maglia.
Queste immagini forse inaspettate, cariche d’impegno, politica, solidarietà, rispondono con forza al nuovo documentario di Paola Columba, autrice e regista di teatro e cinema più volte premiata e con un suo giro di giovani seguaci del tipo militante. Nel titolo, il sostantivo “femminismo” può sembrare un’idea, un movimento che hanno avuto il loro tempo, ma è quel punto esclamativo a dargli un senso curioso, attuale: una minaccia, una nostalgia, una sorpresa, un arrivano i nostri, un tremate tremate le streghe son tornate?
Il film inizia con il celebre cineritaglio anni 70 della folla di ragazze di allora, che unendo pollici e indici delle due mani volevano rappresentare il potere e l’orgoglio di quella cosa solo femminile e perciò sino allora senza valore, intoccabile e sconosciuta, che poi fu persino portata in teatro a dialogare: l’innominabile vagina. Che è dilagata nell’immensa manifestazione di Washington sotto forma di berretto, il pussy hat (da pussy cat, gattina come viene chiamata anche quella cosa lì, e per ricordare l’infelice trumpismo “grab the pussy”, afferrala). Columba intervista a turno le ragazze di oggi e del passato, che si alternano attorno al significato della parola femminismo: chi ne sta raccogliendo senza saperlo i frutti di un tempo, chi quel tempo l’ha vissuto contribuendo a cambiare la vita delle donne. «Se dicono di non essere femministe vuol dire che sono sceme!» commenta impetuosamente Lidia Ravera. Ma ci si chiede anche, perché le giovani dovrebbero esserlo?
Eccole queste ragazzine intervistate, dai capelli lunghi e lisci, con la loro bellezza opalescente appena sbocciata di cui non conoscono il valore fragile, che non hanno storia se non quella momentanea che postano su Facebook, e una scuola che magari le informa sulla grande conquista, prefemminista eppure tardiva del suffragio femminile in Italia, ma poi gli adulti che hanno attorno brontolando non vanno a votare. Forse manca nella differenza generazionale che Paola Columba racconta con convinzione, l’anello di congiunzione, il passaggio delle esperienze e del sapere: Lea Melandri saggista, Luisa Muraro filosofa, Dacia Maraini scrittrice, Piera degli Esposti attrice, e tante altre sono le nonne, Claudia, Marisa, Arianna, Sara, sono le nipotine. Non c’è dialogo, troppa differenza c’è tra loro, non tanto di anni quanto di consapevolezza. Ragazze, cos’è il femminismo? Si sorprendono, ci pensano, ridacchiano, tentano: è il contrario del maschilismo, non è odiare gli uomini, vuol dire trascurarsi, non pettinarsi, significa poter parlare davanti a tutti. Si dichiarano non femministe, con cartelli tipo “La mia sessualità non è un’agenda politica”, e Emma Bonino si arrabbia: «Mi spieghino loro cosa vuol dire non essere femminista!».
Spezzoni di film, documentari, video, pubblicità, botte dei poliziotti, girotondi d’epoca, le ukraine a torso nudo davanti ad agenti che non osano toccarle, una bambina africana mentre viene escissa, il rossetto per le bambine, il catalogo delle adolescenti che si vendono per una carica di cellulare. Il film si allarga al tema cruciale del corpo che malgrado ogni conquista continua ad essere più la sudditanza che il potere delle donne. Certo, dicono le signore del femminismo sedute sui loro divani e ben pettinate, bisognerebbe non fermarsi mai, ma le giovani donne di oggi, che non sono grate a nessuno per i diritti conquistati da altre donne, paiono non desiderare tutto ciò che ancora manca alla loro autonomia. A Femminismo! forse manca solo la voce degli uomini, non ne compare uno se non nei vecchi filmati nei ruoli del cattivo.
Poi succede che come l’altro giorno, all’improvviso le donne si sveglino, si ritrovino, riempiano pacificamente le piazze del mondo assieme agli uomini: contro l’uomo più potente del mondo, simbolo del virilismo più muffo, in difesa dei diritti acquisiti e di quelli che ancora mancano. È femminismo!