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 2017  gennaio 25 Mercoledì calendario

È poco meno di un anno che si chiacchiera intorno al possibile acquisto di Generali, la nostra più importante compagnia di assicurazioni, da parte dei francesi di Axa o dei tedeschi di Allianz, senza che sia mai accaduto niente di concreto, anzi sia i francesi che i tedeschi hanno in genere smentito

È poco meno di un anno che si chiacchiera intorno al possibile acquisto di Generali, la nostra più importante compagnia di assicurazioni, da parte dei francesi di Axa o dei tedeschi di Allianz, senza che sia mai accaduto niente di concreto, anzi sia i francesi che i tedeschi hanno in genere smentito. Ma lunedì, sull’onda di qualche indiscrezione pubblicata dai colleghi della Stampa, è avvenuto un fatto concreto, che forse corrisponde allo squillo di tromba che precede la battaglia, vale a dire Generali s’è fatta prestare un 3,01% di azioni con diritto di voto di Banca Intesa. Farsele prestare, fino a che non le restituisce, corrisponde ad avercele concretamente con tutte le conseguenze del caso. Se le comprasse sul serio, dovrebbe tirar fuori un miliardo e duecento milioni.

Non ci capisco niente. Generali non doveva casomai essere comprata, e invece è lei a comprare? Che c’entra Intesa con gli eventuali appetiti di Axa e di Allianz?
Beh, da qualche mese la chiacchiera sulla compera di Generali aveva riguardato anche Intesa, la banca nata dalla fusione tra la torinese San Paolo e la milanese Banca Intesa, anno 2006. Intesa è impegnata a distribuire un dividendo di quattro miliardi e l’operazione al momento non si presenta semplice. Pigliandosi Generali, potrebbe - come hanno scritto Marco Ferrando e Laura Galvagni sul Sole 24 Ore - «sparigliare» e spiegare ai soci che, di fronte a una grande operazione di mercato... Anche se molti non credono a una sinergia conveniente tra i torinesi e i triestini (Generali sta a Trieste), la cosa potrebbe essere. Che cioè nella testa di quelli di Intesa ci fosse l’idea di comprarsi Generali.  

Scusi, ma lei ha detto che non è Intesa ad aver comprato il 3,01 per cento di Generali, ma Generali ad aver comprato, o preso in prestito, il 3,01 per cento di Intesa.
Già già, si tratta di una mossa difensiva, perché probabilmente è vero che Intesa si vuole comprare un pezzo di Generali, ma è altrettanto vero che Generali non vuole farsi comprare da Intesa, come dimostra, appunto, questo ingresso nel capitale della banca torinese con il famoso 3,01 per cento preso in prestito.  

In che modo, prendendo in prestito il 3,01 per cento di Banca Intesa, Generali impedirebbe a Banca Intesa di comprarsi Generali? Dio, che scioglilingua...
Perché Draghi, nel 1998, quando era ministro del Tesoro, stabilì nella sua legge bancaria che se la società A ha il 3% della società B e la società B ha il 3% della società A (partecipazioni incrociate), chi ha comprato per secondo può superare il limite del 3% nella prima società solo se lancia un’Opa sul 60% del capitale della prima società. La cosa era stata pensata proprio per difendere l’italianità delle nostre imprese, aggredibili con l’acquisto di poco. Dalla legge di Draghi consegue che Generali, avendo preso in prestito  il 3.1% di Intesa, impedisce in questo modo a Intesa di entrare nel suo capitale con una quota superiore al 3% oppure la obbliga a un’Opa molto dispendiosa. Il capitale di Generali è parecchio frazionato. Il primo socio è Mediobanca, che ha il 13 e vuole scendere almeno al 10. Poi c’è Caltagirone con il 3,55, Del Vecchio col 3,16, De Agostini con l’1,7, Benetton con l’1. Molto frazionato. Tirando fuori un 5-6 miliardi, Intesa avrebbe potuto comprare una quota della compagnia d’assicurazioni minoritaria, ma sufficiente a dare molto fastidio agli altri soci.  

Quindi, si direbbe, le interpretazioni possibili di questa mossa di Generali sono due. 1: Generali non vuole essere comprata; 2: Generali non vuole essere comprata da Banca Intesa.
L’amministratore delegato di Generali è francese. Si chiama Philippe Donnet. Preferirebbe, piuttosto che gli italiani di Torino, i francesi di Axa? I francesi sono scatenati sui gioielli italiani. Bolloré si vuol prendere Mediaset, Amundi s’è comprata Pioneer, leader nel risparmio gestito, da Unicredit, che ha incassato dall’operazione poco meno di quattro miliardi (dividendo incluso). Unicredit è guidata da un altro francese, che si chiama Jean-Pierre Mustier, e Mustier e Bolloré, col 16%, guidano anche col 51,3% il patto di sindacato che governa Mediobanca. Dove ti giri, si direbbe, c’è profumo di Francia. Intesa si alleerebbe, nell’operazione Generali, con i tedeschi, che le comprerebbero anche un po’ di asset non strategici. Il pendolo della storia, però, sembrerebbe oscillare piuttosto verso Parigi.  

Il governo non dice niente? A quanto pare, dopo la moda e l’alimentare (Parmalat finita a Lactalis) stiamo perdendo anche la finanza.
Tutti dicono che l’ingresso in Generali sarebbe industriale e non finanziario. Sono distinzioni sottili. Il governo - che si tratti di Renzi o di Gentiloni o di chi vuole lei - che cosa può dire? Non comanda mica lui.