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 2017  gennaio 24 Martedì calendario

Fuga dalle mense. Il Comune perde un milione al mese

La battaglia per il «panino» è costata tre milioni in appena tre mesi. È la cifra (non indifferente) venuta a mancare alle già traballanti casse del Comune per effetto della fuga dalle mense scolastiche, arrivata a coinvolgere circa 4.500 dei 30 mila bambini iscritti alle scuole cui la città fornisce, tramite ditte specializzate, i pasti.
Cifre snocciolate dai vertici di Soris, ascoltati ieri mattina in commissione Bilancio a Palazzo Civico. Nel 2016 la riscossione delle rette per le mense scolastiche è crollata del 15%, flessione che si spiega solamente con quei 4.500 bambini le cui famiglie hanno deciso di disertare la mensa preparando i pasti a casa.
Calo del 15%
Nel 2015 Soris ha incassato 30 milioni dalle scuole e 4,6 dagli asili nido; nell’anno appena terminato soltanto 27,6 milioni dalle scuole e 4,2 dagli asili nido. Dati che il presidente Vittorio Bombonato e il direttore Mariateresa Buttigliengo spiegano con la battaglia per il panino. Che, nata come una rivolta dei genitori contro il caro mensa, si è presto trasformata in un boomerang per le casse del Comune, il quale continua a pagare le aziende che gestiscono l’appalto da 33 milioni l’anno, ma ha visto ridurre gli introiti in maniera significativa. E, vista la situazione, forse ora dovrà intervenire per provare a mettere una pezza a un «buco» che pesa su un bilancio già in grave sofferenza, magari provando a ridiscutere l’appalto e a contenere quei 12 milioni di costi indiretti che tanto indignano le famiglie. Parliamo delle spese extra messe a carico di chi mangia in refettorio: i pasti degli insegnanti, i bollettini spediti ai morosi, il riscaldamento e la luce della sede dell’assessorato all’Istruzione, in via Bazzi, le bollette dell’acqua e dell’energia elettrica per gli elettrodomestici (forni, lavastoviglie) nonché l’acqua del rubinetto servita a tavola nelle caraffe e il lavaggio dei vassoi.
Costi e qualità
In un quadro così nebuloso, e di fronte alla contestazione che ha spinto un gruppo di genitori a rivolgersi al Tribunale, ottenendo il diritto per i propri figli a portarsi il pasto da casa, era prevedibile l’effetto boomerang sui conti. Poco prima di Natale Palazzo Civico ha diffuso l’ultimo aggiornamento: i bambini che sono stati ritirati dalla mensa e consumano il pasto portato da casa sono passati dai 3 mila (su 36 mila) di novembre a 4.500. Una tendenza che coinvolge quasi tutte le circoscrizioni con l’eccezione della vigorosa impennata della 5: tra Vallette e Lucento, infatti, si raggruppa il 18,7% delle famiglie che ha detto di no alla mensa (848 bambini che si portano il pasto da casa). Poi c’è la Circoscrizione 8 con il 14,5% (659 alunni), staccata di poco dal Centro, dove invece quelli che hanno rinunciato al pasto sono il 14%.
Non è solo una questione di reddito, a giudicare dai numeri diffusi da Palazzo Civico. Solo il 20% di chi ha rinunciato alla mensa si annida tra le fasce di reddito più basse, mentre l’80% fa invece parte delle fasce più alte, a a dimostrare che la fuga dalle mense ha sì a che vedere con i costi del servizio (il pasto costa anche 7 euro e 10) ma almeno altrettanto con la qualità del cibo.