Il Messaggero, 24 gennaio 2017
700 cittadini detective nel Paese senza killer
«Trovata senza vita ieri sul bordo di una spiaggia a sud di Reykjavik, Islanda». L’inizio di un qualunque romanzo giallo islandese? A quelle latitudini sono maestri del genere. Potrebbe: L’angelo di neve di Ragnar Jónasson, appena uscito in Italia, inizia con una giovane donna ritrovata in un giardino priva di sensi, in una pozza di sangue. Ma qui non parliamo di romanzi, parliamo di una vicenda reale per la quale si sono mossi 700 volontari. In una nazione in cui la media degli omicidi annui è 1,8, si tratta di un evento. Per la scomparsa otto giorni fa di Birna Brjansdottir, che lavorava in un negozio di abbigliamento, sono stati fermati due marinai della Groenlandia. La polizia ha annunciato che tratterà il caso come un «omicidio» sebbene al momento «sia ancora presto per determinare la cause della sua morte», o così almeno riportano i lanci di agenzia e testate straniere che si sono occupate del caso. Dunque, ricapitoliamo: una morte insolita, una folla di cittadini che indaga, un colpevole che – se c’è – forse non è nemmeno islandese. Che storia!
«Grandi fatti criminali, perpetrati col favore delle tenebre? Niente. Serial killer attizzati dal freddo e dalle fiamme? Nessuno: e del resto, dove nascondersi? (È una delle ragioni che rendono un po’ fiacchi in partenza i gialli ambientati in Islanda: si ha sempre l’impressione che l’assassino, se non è qui, è lì)»: questo spiega Claudio Giunta in un suo appassionato diario islandese, Tutta la solitudine che meritate. «Due o tre omicidi l’anno, dovuti soprattutto all’alcol e alla libera uscita del week-end: X e Y si conoscono in un bar, si ubriacano insieme, vanno a casa di uno dei due, litigano, uno tira fuori un coltello e...».
ALLEGORICO
Uno tira fuori il coltello e... Già. Il punto, in un paese che sembra allegorico – natura, appunto, e solitudine -, non è ciò quello che potrebbe accadere. Il punto è che, qualunque cosa accada. Non è detto che ci sia qualcuno che se ne accorga: chi ha visto il film Rams, Storia di due fratelli e otto pecore, lo sa. Ma è proprio vero che sia così, che si possa dire qualunque cosa accada?
Negli ultimi anni l’Islanda è al centro di un boom turistico mai registrato prima. Le strutture, nella bella stagione, non sono abbastanza numerose e capienti per far fronte alle richieste che vengono da tutta Europa e oltre. Il motivo? L’eruzione del vulcano Eyjafjoll nell’estate del 2010, che ha paralizzato i cieli dell’intero continente, ha fatto parlare di Islanda in tutti i notiziari per giorni e ha fatto localizzare l’Islanda a chi, prima, non si era mai posto il problema di indicarla con il dito su una mappa. Un fenomeno non aggirabile, dunque, un fenomeno di massa in un Paese in cui di masse non si può parlare. Basta leggere una guida qualsiasi: di sera, nella capitale, per non annoiarsi i ragazzi girano di locale in locale (piccoli locali simili ai nostri pub che offrono comunque buona musica) spostandosi inutilmente in macchina a tutta velocità e suonando inutilmente il clacson.
GLI AVVERTIMENTI
È su quelle stesse guide che troviamo spesso il seguente avvertimento: non avventurarsi per strade isolate, non battute, non segnate specialmente se è sera, se si è soli, se il tempo non è buono. Casi di cronaca di persone che per un’avaria al motore dell’auto sono stati trovati congelati dopo giorni sono persino recenti, come quello di due ragazzi che avevano semplicemente sbagliato strada: uno dei corpi era rimasto nell’auto, l’altro è stato trovato a poca distanza; si era evidentemente messo in cammino alla ricerca di aiuto in una zona in cui il telefono cellulare è utile come un sasso. In Islanda troverete per citare ancora Giunta – tutta la solitudine che meritate. Ovvio che, in una situazione simile, ogni notizia diventa la notizia. Così il Paese s’è trovato e s’è stretto attorno alla nazionale di calcio arrivata incredibilmente avanti nei gironi degli ultimi campionati Europei, così il Paese si mette al lavoro in questi giorni, per collaborare alle indagini su un rarissimo giallo vero. Cosa se ne può concludere? Pensare l’isola-pianeta – così la chiamava un altro nostro scrittore abbagliato dall’Islanda, Giorgio Manganelli – come il migliore dei mondi possibili? Invidiare quella natura selvaggia per un sovrappiù di bontà umana? Sarebbe sciocco. Però bisogna ammettere che – nonostante il fatto triste della morte di una ragazza – c’è qualcosa di stupefacente. Una comunità di cittadini-investigatori, un’alleanza fra sconosciuti che si stringe su qualcosa che alle nostre latitudini è all’ordine del giorno e lì diventa un avvenimento raro. È come immaginare un pezzo di mondo in cui il colpevole, se lo cerchi, se lo cercano tutti, alla fine lo trovi. Anche e soprattutto perché di colpevoli – questo è il miracolo – ce ne sono pochissimi.