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 2017  gennaio 24 Martedì calendario

«Zio Xi» presidente di tutto, da Internet alla sicurezza. 12 titoli per il leader cinese

PECHINO L’ultima carica (per ora) gli è stata attribuita domenica notte dal Politburo del Comitato centrale: Xi Jinping è stato messo a capo della nuova «Commissione per lo sviluppo integrato militare e civile». Un organismo che servirà a far avanzare di pari passo l’economia e le forze armate «coinvolgendo le masse nella difesa nazionale». 
Non risulta che il leader cinese abbia mai dato a qualcuno il biglietto da visita, ma a questo non basterebbe un normale cartoncino. Con quello dell’altra notte, sono 12 i titoli pubblici di vertice detenuti dal signor Xi. 
1) È Segretario generale del Partito comunista dal novembre 2012; 2) Presidente della Repubblica popolare cinese dal marzo 2013. 3) Presidente della Commissione militare centrale, che gli dà il controllo di esercito, polizia e milizia. 4) Dirige il Gruppo guida per gli Affari di Taiwan e 5) quello per gli Affari esteri. E fin qui tutto normale per la liturgia di Pechino.
Ma Xi ha aggiunto al suo cursus honorum un’altra serie di incarichi creati appositamente per lui. 6) Leader del Gruppo guida dell’approfondimento comprensivo delle riforme. 7) Leader del Gruppo guida centrale per gli Affari economici e finanziari. Queste due posizioni hanno messo nelle mani del presidente la gestione della macchina produttiva della seconda economia del mondo, sottraendo potere a Li Keqiang, il primo ministro che secondo la tradizione dovrebbe avere la supervisione sui due portafogli. Non si tratta solo di ipotesi, ma di fatti: il Gruppo per le riforme di Xi ha emesso 198 ordini esecutivi in tre anni, tra il 2014 e il 2016.
Non basta. 8) Leader del Gruppo centrale di guida di Internet e dell’Informatizzazione del Paese. Tanto per far capire chi decide sull’utilizzo del web e sulla diffusione delle informazioni in Cina. 
Il potere, come diceva Mao, viene dalla canna del fucile. Infatti Xi è 9) Leader del Gruppo guida per la Riforma militare: e ha annunciato di volere forze armate più snelle e tecnologiche per un eventuale combattimento. 10) Presidente della Commissione centrale di sicurezza nazionale: un organismo entrato in azione nel 2014 a quanto si dice sul modello del Consiglio di sicurezza nazionale a disposizione della Casa Bianca. 11) Comandante in capo del Comando centrale congiunto di battaglia dell’Esercito popolare di liberazione.
Il sistema di gestione collettiva del potere da parte del gruppo dirigente comunista, stabilito da Deng Xiaoping per evitare l’ascesa di un nuovo Mao, sembra essere stato rottamato da Xi diventato «il presidente di tutto». 
Nel Plenum dello scorso ottobre il Partito ha accordato al leader anche il titolo di «hexin» che significa più o meno «nucleo centrale e cuore» del Partito. E poi c’è la propaganda, che per avvicinare il presidente al popolo rilancia l’espressione «Xi Dada», che vuole dire Zio Xi e indica affetto e rispetto. 
La stampa internazionale, dopo il discorso per la globalizzazione e contro il protezionismo commerciale tenuto al World Economic Forum la settimana scorsa, ha anche esaltato Xi come il nuovo «Davos Man», l’inaspettato campione del liberismo che dovrebbe opporsi a Donald Trump e al suo piano «America First». 
Nonostante i 12 titoli, ci sono ancora fazioni interne che frenano il presidente: lo provano gli appelli all’assoluta lealtà e i moniti a ricordare che «l’assenza di obbedienza ha provocato il crollo dell’Unione Sovietica».
A novembre il Partito si riunisce nel XIX Congresso, un evento che ricorre ogni cinque anni e secondo molti segnali potrebbe servire a Xi per autopromuoversi successore di se stesso, restando al potere anche dopo il 2022 quando il suo mandato dovrebbe scadere.