Libero, 24 gennaio 2017
La procura apre l’inchiesta sui bidonisti di PopVicenza
I grandi debitori della Banca Popolare di Vicenza finiranno sotto inchiesta. Questione di giorni, al più tardi di poche settimane, e la posizione di ciascuno dei trenta soggetti tra società e privati che non hanno restituito le ingenti somme prestategli nel corso degli anni dall’istituto dell’ex presidente Gianni Zonin saranno esaminate dalla Guardia di finanza e dalla Procura. Le autorità sono già entrate in possesso di ogni singola documentazione. L’ammanco è enorme: quasi 600 milioni di euro, una somma che già di per sé grida vendetta ma che viene ingigantita dalle drammatiche storie di chi per colpa della dissennata gestione di questa banca ha perso tutto, si sente truffato e da mesi chiede che la giustizia punisca velocemente, e senza sconti, i responsabili.
Che fine ha fatto questo fiume di denaro? Dovrà essere chiarito al più presto il tipo di rapporto tra la banca e questi grandi debitori il cui elenco è stato reso noto l’altra sera da Enrico Mentana durante il tg de La7. In cima alla lista c’è l’imprenditore Maurizio Zamparini, il presidente mangia allenatori del Palermo: la sua «Monte Mare Grado srl» ha ricevuto da Zonin poco meno di 58 milioni. Zamparini, finito nell’occhio del ciclone, non ci sta però a passare per un bidonista. È passato al contrattacco dicendo che se in tutta questa storia c’è una parte lesa quella è lui. «Dieci anni fa la Popolare di Vicenza finanziò l’acquisizione di un terreno fabbricabile a Grado per un milione e 300mila metri quadri» ha spiegato. «Il finanziamento fu garantito da un’ipoteca sul terreno e la Bpvi si propose quale finanziatore dell’intero progetto turistico del valore di 500 milioni».
Allo stesso tempo, secondo Zamparini, la banca lo avrebbe invitato a comprare azioni per circa 6 milioni («mi avevano detto che avrei guadagnato il 7 per cento all’anno») sia come contropartita per il prestito ipotecario concesso, sia in base ai presunti vantaggi economici che ne sarebbero derivati dall’acquisto.
«Il finanziamento è legato alla società Monte Mare, mentre le azioni le ho comprate coi miei soldi, ma ora ho perso 6 milioni» ha voluto precisare. Zamparini ha quindi deciso di fare causa all’istituto «per induzione al finanziamento del progetto e per induzione all’acquisto delle azioni».
Secondo lui il mega progetto turistico di Grado non sarebbe mai partito a causa di un’opposizione politica strumentale. Per quei terreni però avrebbe pagato, e starebbe ancora pagando, Ici e Imu per una cifra che si aggira sui 3 milioni. Il presidente del Palermo ha poi aggiunto che sul fido iniziale di 45 milioni ne avrebbe già sborsati 14 di interessi.
«Nessuno ha mai pensato di non pagare» ha concluso «ma i progetti si sono fermati e ora sono in difficoltà». Dopo il crac della banca il valore delle azioni acquistate sarebbe passato da 6 milioni a 100mila euro. Insomma, in questa vicenda, il vero bidonato sarebbe lui.
E chi sono gli altri grandi debitori? Desta curiosità la presenza degli istituti scolastici Cardinal Baronio, con sede a Vicenza. È una scuola superiore paritaria con molti indirizzi di studio. Ha ottenuto un prestito di 11 milioni e mezzo. Un altro grande debitore è la Sevim, che ne ha ricevuti più di trenta. Segue a 29 milioni 500mila euro la Eudea spa in liquidazione, quindi il Gruppo Lch La Capiterlina, Aree Urbane srl, per poi trovare a metà elenco con oltre 19 milioni l’hotel Dolomiti srl di Cortina.
Tra le numerose società venete figurano anche le Cartiere Cariolaro e l’Aeroterminal Venezia spa, con 8 milioni di esposizione. Ci sono poi Pire Pire (Partecipazioni investimenti real Estate) con più di 28 milioni e Tirrenia di navigazione con 16. L’acqua Marcia Immobiliare, che fa riferimento all’imprenditore edile Francesco Bellavista Caltagirone, dovrebbe restituire 17 milioni 300mila euro.
Perché ci interessiamo ai grandi debitori dell’ex istituto di Gianni Zonin? Semplicemente perché PopVicenza e la sorella Veneto Banca che nei prossimi mesi dovrebbero fondersi hanno ottenuto la garanzia statale per emettere bond. Per raccogliere soldi sul mercato, visto che di loro gli investitori non si fidano più. Così come i correntisti: nel 2016, complice l’azzeramento del valore delle azioni e le notizie negative uscite dai bilanci, l’istituto vicentino ha perso parecchi miliardi di raccolta.
Per cui adesso la Popolare di Vicenza e Veneto Banca, che hanno incassato un’iniezione di capitale da quasi un miliardo da parte del fondo Atlante (tutto il sistema bancario italiano sano), emetteranno obbligazioni per ripagare i bond in scadenza. Stiamo parlando di un valore, che per il solo 2017 si attesta attorno a 3,8 miliardi. Soldi che saranno così coperti dal Tesoro. Quindi dalle nostre tasche.