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 2017  gennaio 24 Martedì calendario

Quei genitori tifosi e razzisti

ROMA La più bella, contro il Tor Tre Teste: una mamma risentita per i velati richiami alla squadra del suo pargolo, un po’ troppo fallosa, se n’è uscita così: «Questi se pensano che c’hanno i figli de’ Swarovski...». Ma ogni maledetto weekend sugli spalti dei peggiori campi di borgata, da nord a sud, i genitori spesso danno il peggio di sè. Si sostituiscono al mister, contestano l’arbitro, si offendono tra loro, mettono in imbarazzo ragazzi ai quali spesso ancora basta la gratificazione di rincorrere una palla. Ognuno però pensa di avere un Totti in casa, così le aspettative degli adulti finiscono per sporcare l’anima del calcio già a livello dilettantistico. 
Battute, critiche, offese pesanti, incoraggiamenti da far rabbrividire come «spezzagli le gambe». Fino ai due casi estremi, due ingiurie razziali nello stesso giorno. Due volte domenica qualcuno ha scandito Sporco negro di m.... Nel Lazio e nel Veneto. A Fiumicino, verso il giovane Omar Mendola, 16 anni, attaccante della Us Ladispoli, che è scoppiato in lacrime e non ha più smesso. È accaduto durante una partita nella categoria Allievi Elitè, la gara valevole per la 13° giornata di campionato non è stata interrotta nemmeno un secondo dall’arbitro della sezione di Ostia, l’episodio non sarebbe stato inserito nel referto arbitrale, le due società non hanno fatto nessun ricorso. Intanto Omar, italiano, il papà è siciliano e la mamma di origini africane, consolato dai compagni e dall’allenatore mentre il padre assisteva alla scena impietrito, è stato insultato senza motivo. 
La società dell’Atletico Fiumicino è intervenuta con un comunicato chiedendo scusa per l’accaduto e specificando che «chi ha detto quelle parole non era un tesserato della società». Forse un Balotelli avrebbe acceso i fari su una vicenda deplorevole. Ma di una giovane di periferia pieno di sogni, non sembra che importi poi a molti. «La Giustizia sportiva deve aprire un procedimento, è una cosa gravissima», sostiene dal sindacato nazionale Ugl, Giovanni Ardita. Tanti concittadini hanno scritto ad Omar, in realtà anche calciatori di varie squadre nel Lazio. «Vai avanti non mollare, siamo tutti con te Omar!».
E ancora: Negro di m... con successiva rissa in tribuna tra genitori è risuonato sul terreno di Fossalta di Portogruaro (Venezia). 
PUGNI E SCHIAFFI
Categoria giovanissimi, 13 anni l’età dei ragazzi, rimasti muti di fronte a come è finita a schifio la loro bella partita: pugni, schiaffi, insulti tra i genitori della Fossaltese e quelli della Gregorense Trinitas Pontevi di Pontevigodarzere (Padova). A fine gara, persa dai padovani, un supporter degli ospiti ha insultato un calciatore della Fossaltese dandogli del «negro di m...». Tra le file degli spettatori è scoppiata la rissa: cazzotti e scambi di vedute sportive condite da offese. Una scena triste, come il fallo disegnato col fango dagli ospiti sul muro dello stadio. Ora, in attesa sia dei provvedimenti arbitrali che delle eventuali iniziative giudiziarie, il presidente della Gregorense cerca di gettare acqua sul fuoco. «Non siamo come ci stanno disegnando – spiega Michele Caccaro – il nostro lavoro è dettato dalla sola passione per lo sport senza alcuna discriminazione. Basti pensare che il dottore della società è di colore. Non posso accettare che la mia società possa essere tacciata di razzismo». L’Arcella, peraltro, è il quartiere più multietnico di Padova: un abitante su quattro non è italiano. «Da noi giocano cinesi, russi, africani, americani. Siamo la front line della multietnicità. Purtroppo ci può sempre essere qualcuno che sbaglia».
LO SCENARIO
Offese razziali anche a un Torneo di Pasqua categoria Giovanissimi, a San Benedetto del Tronto, alcuni genitori offesero un ragazzino di 14 anni, si mise a piangere, nessuno se ne preoccupò, l’allenatore minimizzò. Spesso hanno ancora campionati senza classifica eppure l’aria è quella di una finale dei Mondiali. «Poca cattiveria...» esce dalla bocca di certi desolati papà di bambini di 8 anni. Li aspettano fuori per rimproverarli, urlano suggerimenti tecnici mentre sono in campo, contestano l’arbitro «che sei cecato...» (la polizia tempo fa è stata chiamata durante un torneo romano categoria Allievi sul campo del Divino Amore perché un genitore aspettava l’arbitro fuori), si appiccicano tra loro «perché tuo figlio gioca sempre?». 
Un incubo. Per i figli. E per tante mamme miti, come Simona D’Alessandri: «In ogni quartiere trovi chi esagera, chi se la prende con l’arbitro pure se sta stravincendo, chi urla al figlio di non fare quello che dice il mister... sono fastidiosi, difficile rimanere impassibili, bisogna abituarsi». «Basta un genitore che non sa trattenersi e scoppia il putiferio – dice Federico Deodori, un giovane allenatore dei portieri Esordienti e Giovanissimi – Li caricano di eccessive aspettative, quando i ragazzi si devono solo divertire». Alcune società sul tema genitori sono molto rigide, le più blasonate come Roma, Lazio, Juve, Milan ma anche altre sul territorio. Tengono i genitori a distanza, guai se parlano, sorvegliati come hooligans. «Noi e poche altre società – chiude Giorgio Quadrini, presidente di una polisportiva romana – abbiamo aderito due anni fa all’iniziativa della Federazione Cari genitori lasciateci giocare: un cartello sulla recinzione e incontri costanti per evitare pressioni, evitare che incitino a vincere a tutti i costi, essere bravi a tutti i costi, passando sopra a certi valori. Gli stupidi sono sempre in agguato e non sono mai i bambini. Certo è che molti vengono a sfogare tanta rabbia».