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 2017  gennaio 24 Martedì calendario

Toghe, il Csm processa Emiliano: iscritto al Pd ma resta magistrato

ROMA È pronto a candidarsi alla guida del Pd come alternativa a Matteo Renzi. Ma ora proprio la militanza in quel partito, nel quale ricopre da una decina d’anni cariche dirigenziali, rischia di costare cara al governatore della Puglia Michele Emiliano. Perché, nonostante si sia affacciato alla politica nel 2004, con la prima elezione a sindaco di Bari. è ancora a tutti gli effetti un magistrato.
E chi indossa la toga, anche se come lui è in aspettativa o fuori ruolo, non può essere iscritto né fare vita partitica attiva, almeno secondo la Procura generale della Cassazione che ha chiesto e ottenuto per lui un processo disciplinare. Il giudizio si celebrerà a breve, il 6 febbraio prossimo davanti alla Sezione disciplinare del Csm. Come difensore del probabile competitor di Renzi, al momento è indicato un avvocato del Foro, il legale Aldo Loiodice, ma Emiliano ha fatto sapere ieri che, come avviene di solito, per l’udienza nominerà un collega magistrato.
Il governatore comunque non sembra non avere timori: «non temo il giudizio del CSM al quale mi rimetto con fiducia», ha detto ribadendo quanto già dichiarato ieri in una intervista a La7. «L’accusa non regge» perché fondata sull’idea sbagliata che ci siano due categorie di politici: «i magistrati che devono far politica da soli e gli altri che possono farla nei partiti». E a non convincere il governatore è anche la tempistica dell’iniziativa disciplinare, cominciata nel 2014 e culminata ora con la richiesta del giudizio a suo carico: «sono l’unico magistrato nella storia d’Italia, proprio in questi giorni e chissà perché, ad avere problemi di questo genere», ha osservato Emiliano.
L’ORGANICO
La procura generale della Cassazione sembra invece non avere dubbi. Nell’atto di incolpazione ricorda che Emiliano durante i mandati prima di sindaco di Bari (dal 2004 al 2014), poi di assessore al Comune di San Severo e ancora oltre di presidente della Regione Puglia (dal giugno 2015 a ad oggi) ha ricoperto contemporaneamente gli incarichi di segretario e presidente del Pd della Puglia. Cariche dirigenziali che «presuppongono per statuto l’iscrizione al partito politico di riferimento.
Proprio «iscrivendosi a un partito e svolgendovi attività partecipativa e direttiva in forma sistematica e continuativa», Emiliano «ha violato» la disposizione del decreto legislativo 109 del 2006 che prevede come illecito disciplinare questi comportamenti; norma che a sua a volta dà attuazione a una prescrizione della Costituzione, «posta a garanzia – sottolinea ancora la Procura generale della Cassazione – dell’esercizio indipendente e imparziale della funzione giudiziaria e che vale anche per i magistrati collocati fuori del ruolo organico».
«Sono l’unico magistrato nella storia della Repubblica italiana eletto democraticamente dal popolo come Presidente della Regione, al quale la Procura generale della Cassazione contesta l’iscrizione ad un partito politico, nonostante non svolga le funzioni di magistrato da 13 anni causa l’espletamento di mandato elettorale». Lo afferma il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, con riferimento al procedimento disciplinare avviato dal Consiglio superiore della magistratura nei suoi confronti in quanto magistrato iscritto a un partito politico.
«In questi 13 anni – aggiunge – ho sempre fatto politica all’interno di formazioni politiche assimilabili a partiti politici, prima liste civiche e poi nel Pd a partire dal 2007. L’ho fatto sin dall’inizio richiedendo l’aspettativa anche se la legge non mi obbligava a farlo. L’aspettativa infatti – specifica Emiliano – serviva a far cessare l’esercizio delle funzioni e a rispettare il divieto di iscrizione ai partiti per i magistrati. Ho avuto per questo un blocco di carriera che avrei evitato se avessi scelto di rimanere in servizio come la legge mi consentiva».