la Repubblica, 24 gennaio 2017
Gambia, scappa con la cassa il presidente sconfitto
Jammeh non ha preso solo contanti. Altri beni, tra cui almeno un paio di Rolls-Royce e una Bentley, risulta siano stati imbarcati su un aereo cargo ciadiano che ha preceduto l’ex presidente nel suo esilio. Le nuove autorità avevano dato disposizione al personale dell’aeroporto di non lasciar partire alcun “bagaglio al seguito”, ma evidentemente le disposizioni non sono state eseguite. Un’altra decina di auto di lusso sarebbero in attesa di un trasporto: queste forse verranno fermate.
Nessuno ha notizie certe su dove il cargo ciadiano sia atterrato con il suo carico, ma l’ipotesi più probabile è Malabo, capitale della Guinea Equatoriale, dove lo stesso Jammeh si troverebbe in queste ore. La notizia non ha avuto conferma, ma è noto che il gambiano ha interessi in questo sventurato Paese e una robusta amicizia con il suo collega guineano Teodoro Obiang, il quale gli assomiglia per molti (brutti) aspetti: golpista, autoritario, al potere da decenni, servito da una feroce polizia politica che tortura, uccide e semina il terrore. A Malabo l’ex presidente gambiano sarebbe inoltre al sicuro da eventuali azioni giudiziarie a suo carico, perché la Guinea Equatoriale non riconosce il Tribunale penale internazionale.
Il “prendi soldi e scappa” dell’ex uomo forte gambiano ha, neanche a dirlo, molti illustri precedenti. Appartiene a quella che la Bbc definisce «una tradizione onorata nel tempo»: dal congolese Mobutu Sese Seko al nigeriano Sani Abacha, per citare solo due capi di Stato di nazioni a sud del Sahara e grandissimi ladri. Ma gli esempi sono numerosi dall’Asia al Sudamerica, ai dittatori del Nordafrica arabo deposti dalle “primavere” di sei anni fa. E naturalmente quello che questi presidenti-padroni deposti portano con sé al momento della fuga non è nulla a confronto con le enormi fortune accumulate all’estero nei lunghi anni del potere. Per citare ancora la Guinea Equatoriale, nazione di 800 mila persone dove abbonda sufficiente petrolio da assicurare benessere a tutti e che invece langue in abietta povertà, il figlio di Teodoro Obiang, Teodorin, possiede una delle più impensabili collezioni di supercar al mondo e immobili nel cuore del lusso parigino e altrove, dalle quotazioni irraggiungibili. Queste proprietà gli vennero sequestrate tempo addietro nell’ambito di una inchiesta congiunta delle magistrature elvetica e francese e da qualche tempo il tapino non ne può godere.
I presidenti-ladri costituiscono dunque una lunga galleria in Africa e altrove, e le gesta di Yahya Jammeh non sono una novità. La notizia vera è invece il coraggio del popolo gambiano, che malgrado intimidazioni e persecuzioni gli ha votato contro, preferendogli un altro e mettendo fine ai suoi 22 anni di potere. Le elezioni risalgono all’inizio del dicembre scorso: Lì per lì Jammeh ammise la sconfitta, ma presto fece sapere al mondo di non avere alcuna intenzione di andarsene. Il Gambia sembrò fare rotta verso una guerra civile, ma qui è venuta la seconda buona notizia. Gli altri capi di Stato africani, specie i vicini, hanno preso a esercitare su di lui pressioni crescenti, fino all’azione militare. Ci sono voluti 50 giorni ma quando i soldati di cinque Paesi dell’Africa occidentale, guidati dal Senegal, sono entrati in territorio gambiano, le forze armate locali li hanno accolti da alleati e la gente da liberatori. Jammeh ha capito che la partita era per-sa. A quel punto, aveva già da qualche giorno cominciato a operare bonifici dai conti correnti dello Stato a quelli suoi personali in qualche banca estera.