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 2017  gennaio 24 Martedì calendario

Trump cancella il Trattato del Pacifico: «Proteggiamoci da chi ci ruba il lavoro»

NEW YORK Il primo scossone investe la mappa geo-economica del mondo. Donald Trump ha firmato l’ordine esecutivo per l’immediato ritiro dal Tpp, il Trans Pacific Partnership, il trattato commerciale fortemente voluto da Barack Obama e firmato da dodici Stati: Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Vietnam e Usa. «Dobbiamo proteggere i nostri confini dal saccheggio degli altri Paesi che fanno i nostri prodotti, rubando le nostre aziende e distruggendo posti di lavoro», ha detto il neo presidente americano (che ieri ha firmato anche il bando alle donazioni straniere per la consulenza all’aborto).
Il protocollo del Pacifico, in realtà, non era mai entrato in vigore: il Congresso di Washington, controllato dai repubblicani, lo ha bloccato fin dall’inizio e anche altri Paesi non lo avevano mai ratificato. Ora bisognerà capire se il ritiro dal Tpp significherà anche l’azzeramento della strategia politica costruita negli ultimi due anni da Obama e dal premier giapponese Shinzo Abe. L’accordo era stato concepito per arginare l’espansionismo della Cina, formando un blocco che copre il 40% del Prodotto interno lordo globale e che si affaccia sul corridoio asiatico dell’Oceano Pacifico da cui transita il 50% del flusso commerciale mondiale.
Trump sostiene che il Tpp avrebbe penalizzato l’economia americana. Il mercato degli Stati Uniti sarebbe stato invaso dal «dumping» dei Paesi asiatici: prodotti a basso prezzo, in grado di spiazzare le aziende a stelle e strisce. Tuttavia già oggi, giusto per fare solo un esempio, il 34% di tutti i capi di abbigliamento venduti negli Usa proviene dal Vietnam, uno degli Stati strategici nel disegno di Obama.
La mossa di Trump è rischiosa. Il Presidente conta di rimpiazzare l’intesa multilaterale con una serie di accordi con le singole nazioni dell’area. Ma la Cina si sta già muovendo, proponendo agli orfani del Tpp, uno schema alternativo, «il Regional comprehensive economic partnership»: questa volta sarebbero tagliati fuori gli americani. L’unico modo per riequilibrare la situazione sarebbe trovare un’intesa diretta con Pechino. Per il momento, però, da Washington non arrivano segnali in questa direzione.
L’opera di demolizione toccherà anche i rapporti con Canada e Messico, finora regolati dal Nafta, il «North American Free Trade Agreement». Nei primi giorni di presidenza, Trump ha già comunicato al premier canadese Justin Trudeau e al presidente messicano Enrique Peña Nieto che intende rinegoziare l’intesa. Ieri lo ha confermato in un’intervista all’emittente Cnbc. Senza spiegare, però, come. Più indefinita, invece, la linea atlantica. Venerdì il leader Usa incontrerà la premier britannica Theresa May, in uscita dall’Ue. Trump è pronto a chiudere «un grande accordo» con il Regno Unito.