La Gazzetta dello Sport, 24 gennaio 2017
Il bollettino di Rigopiano ci informa che sono stati individuati altri due cadaveri, il sesto e il settimo, il sesto - un uomo - è per ora ancora là sotto, il settimo - una donna - è stato tirato fuori, ma non è stato ancora identificato
Il bollettino di Rigopiano ci informa che sono stati individuati altri due cadaveri, il sesto e il settimo, il sesto - un uomo - è per ora ancora là sotto, il settimo - una donna - è stato tirato fuori, ma non è stato ancora identificato. Il bollettino ci informa poi del fatto che si provvederà oggi alla sepoltura di Alessandro Giancaterino, capocameriere dell’hotel e fratello dell’ex sindaco di Farindola, e di Gabriele D’Angelo, l’altro cameriere e volontario della Croce Rossa. È infine necessario ammettere che le accuse, le polemiche e la ricerca di uno o più capri espiatori non si placano.
• Riassumiamo quest’ultimo punto.
Metterei una accanto all’altra la dichiarazione del pm Cristina Tedeschini e quella del padre di una delle purtroppo probabili vittime, il cui corpo sta ancora là sotto. Tedeschini, che rappresenta l’eventuale accusa (omicidio colposo plurimo e disastro colposo, per ora contro ignoti): «È stato aperto un unico fascicolo che riguarda tutti gli aspetti della vicenda, compresa la costruzione dell’hotel. Non escludo che in seguito si proceda a uno spacchettamento dei vari filoni d’indagine. Un certo numero di interlocuzioni e di comunicazioni ha avuto delle inefficienze e interferenze. Non tutte queste inefficienze tuttavia appaiono causalmente rilevanti. Che ci siano state disfunzioni e ritardi nel recepire l’importanza di una comunicazione telefonica è un fatto, ma che questa sottovalutazione abbia avuto una relazione causale nell’efficacia delle operazioni di soccorso non è così certo. Che ci possano essere state una serie di disfunzioni e magari ritardi da parte della sala operativa nel recepire mi pare sia un fatto registrato. Tuttavia che questa incomprensione, sottovalutazione o ritardo possa aver avuto impatto sulle conseguenze è da dimostrare. Il nesso causale sull’efficacia dei soccorsi è tutto da dimostrare. La vicenda edilizia dell’hotel entrerà nell’indagine. Se c’è stata una pratica di ampliamento successiva alla prima io lo saprò. Se questa pratica è stata importante ai fini di quello che è successo io lo saprò».
• Come giudichiamo queste frasi?
Prudenza massima. Mi piace.
• E il padre della vittima?
Alessio Feniello, padre di Stefano Feniello, 28 anni. Comprensibilmente esacerbato. «Quelli che sono morti sono stati uccisi, quelli che ancora non rientrano sono stati sequestrati contro il loro volere perché volevano rientrare. Li hanno sequestrati. Avevano le valigie pronte. Li hanno riuniti tutti vicino al caminetto come carne da macello. Le autorità sono responsabili. Francesca con la luce del telefonino illuminava il braccio di mio figlio. Lo chiamava ma non rispondeva. Vedeva solo il suo braccio. Si lamentava, lo chiamava ma non rispondeva, poi non l’ha sentito neanche più lamentarsi. Francesca dice che è lui perché ha riconosciuto l’orologio che gli aveva regalato. Quando sono arrivati i soccorsi lei è stata invitata ad avvicinarsi al buco. Perché non sono scesi, perché non hanno fatto un buco dove era l’altra coppia? Lei si è dovuta avvicinare a quel buco. È uscita dicendo “il mio ragazzo è sotto”. Ho chiesto “siete scesi sotto dove c’era l’altra persona?”. Mi hanno risposto “non lo so”. Presumo che sia mio figlio. Presumo che se c’era un filo di speranza ora non ci sia più». Francesca aveva regalato al fidanzato la vacanza a Rigopiano per il suo compleanno. Il giorno prima di morire Stefano aveva mandato al padre un messaggio vocale: «Ci sentiamo dopo che andiamo alla spa. È pieno di neve. Nevica, però questa Panda è uno spettacolo. Siamo saliti senza catene». Il padre aveva risposto: «State attenti».
• Dove sta la verità?
Ci sono tre filoni d’indagine. Uno riguarda la telefonata al 113 con cui il ristoratore Quintino Marcella dava l’allarme. Erano le 18.20 di mercoledì, una funzionaria del Centro di coordinamento dei soccorsi aveva liquidato Marcella, sostenendo che la storia della valanga era una bufala. Si sta cercando questa donna, che mi pare complicato (e forse ingiusto) incriminare. Quaranta minuti prima il padrone dell’hotel, che stava a Pescara, aveva detto a quelli del Centro di non aver notizie di valanga. La seconda questione è il bollettino Meteomont, che avvertiva del rischio valanghe fin dalla mattina e che dalla Prefettura è stato praticamente ignorato. Il sindaco di Farindola insiste molto su questo punto. Poi ci sono le questioni delle macchine spazzaneve non riparate, e gli amministratori rispondono: «Non c’erano i soldi». Così, il colpevole vero è il nostro debito pubblico, acceso in gran parte per permettere ai politici di comprarsi il consenso.
• E l’albergo? Poteva stare dove stava?
Il Forum H2O sostiene di no, ci sono stati crolli e valanghe in passato, bastava documentarsi, dice. La presidente dell’Ordine dei Geologi della Toscana, Maria Teresa Fagioli, ha risposto che però sulle mappe di rischio non era segnalata, relativamente a quel punto, nessuna criticità. La Fagioli introduce tuttavia il concetto di «intuito geologico», qualcosa che va al di là delle mappe e suona piuttosto convincente. Se si fosse chiamato un professionista delle terre, dei sedimenti, degli strati, uno che sa come la neve può scivolare facilmente sulle pietraie o sull’erba secca o a maggior ragione sul ghiaccio, se si fosse chiamato questo geologo, dice la Fagioli, e gli si fosse chiesto un parere sull’opportunità di costruire in quel punto un albergo di lusso, beh questo signore, dotato di intuito geologico, avrebbe probabilmente risposto: «Meglio di no». Ma a quel punto, dice la Fagioli, italiana che chiaramente conosce gli italiani, chi gli avrebbe dato retta?