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 2017  gennaio 23 Lunedì calendario

Anno 2030: la fine del sesso e delle relazioni sentimentali

Marta (nome di fantasia), di poco sopra i 30, è allo speed-date per conoscere persone: “Tempo fa ho chiesto a un ragazzo in chat se volevamo vederci per un caffè: mi ha risposto che non voleva storie serie, solo sesso virtuale”. David Spiegelhalter, statistico all’università di Cambridge, aveva messo in guardia tutti, col saggio Sex by the numbers: “Il sesso finirà nel 2030”. Era un gioco, ma mica tanto. Nei ruggenti anni ‘90, in Inghilterra si faceva l’amore più di 5 volte al mese, oggi poco più di 2. “Avanti così – scherzava Spiegelhalter – e il sesso sparirà”. Il prof. voleva solo lanciare l’allarme: il declino dell’eros è spia di un mondo di solitudine. La crisi del sesso ha investito in pieno il Giappone. Oltre il 40% dei single, tra i 18 e i 34 anni, è vergine. La maggior parte non cerca più legami e le nascite sono al lumicino: la popolazione dovrebbe calare di un terzo entro il 2060.
L’Università di Tohoku ha fissato la data di estinzione del Sol Levante: il 16 agosto 3766. “Il motivo principale è che le persone non hanno rapporti”, ha dichiarato il Dott. Kunio Kitamura, capo della Japan Family Planning Association, al Daily Telegraph. Il Giappone è il paese più vecchio del mondo, l’età media è 47 anni.
Al secondo posto l’Italia, 45 anni. Secondo l’Istat i single sono circa 8 milioni, in aumento del 41% rispetto a 10 anni fa. Molti di loro, come in Giappone, rinunciano ai legami intimi. Altri invece si tuffano nella roulette degli speed date, l’appuntamento rapido: si conversa con qualcuno per pochi minuti e si passa al prossimo. A fine serata, si tirano le somme.
Come al The Club di Roma, dove abbiamo incontrato Marta. Allo speed date si va per motivi diversi: una scappatella dal matrimonio, una storia seria, una tresca o un’amicizia. “Qui ci guardiamo negli occhi, molti si nascondono in chat”, lamenta una ragazza. Un’altra racconta: “Ho conosciuto un tipo, mandava foto con la famiglia e messaggi da fidanzato. Io non volevo cose serie, gli ho chiesto di vederci e lui è sparito”. Al The Club le donne rimproverano gli uomini di vigliaccheria; gli uomini trovano le donne fredde e ostili. Ma tutti concordano: le relazioni sono tremendamente difficili.
Sarà per questo che in Giappone si può acquistare Azuma, moglie-ologramma dell’azienda Gatebox. Azuma rassetta casa, annuncia il meteo e invia messaggi amorevoli: l’illusione del conforto senza il sudore del confronto. Quando Azuma stanca, si preme off. Soluzione perfetta, se il tempo è poco e la carriera è tutto. In Giappone si muore, letteralmente, di lavoro. Si chiama Karoschi, il decesso per troppe ore in azienda. “Se il tasso di natalità e matrimoni è così basso, è anche perché la gente passa tutto il tempo in ufficio, senza vita privata”, ha raccontato a Vice il giornalista Jake Adelstein.
“Con la precarietà del lavoro, relazioni e progetti lunghi sono un lusso”, spiega la sociologa Chiara Saraceno. Sposarsi, fare figli e caricarsi un mutuo: un rischio folle, per l’uomo flessibile.
“Molti vivono alla giornata, a caccia di relazioni lampo e gratificazioni istantanee – prosegue Saraceno – In genere è una fase della vita. Chi persevera, dimentica due cose. La prima: come si vive con un progetto a lungo termine. La seconda: le relazioni sopravvivono con la fatica della mediazione”.
Le persone sole aumentano in tutto l’Occidente. Single e coppie senza figli sono più del 50% delle famiglie europee, secondo Eurostat. Negli Usa, scapoli e nubili hanno superato le coppie sposate.
Zygmunt Bauman, prima di morire, l’aveva detto: l’umanità rischia di sgretolarsi in una folla di individui soli. Come nel romanzo di Michel Houellebecq, La possibilità di un’isola, dove uomini del futuro vivono chiusi in casa, parlano in chat, e il sesso è una reliquia. Secondo Bauman, gli individui hanno rotto le catene dei legami solidi e duraturi: matrimonio, famiglia, amicizie di una vita. Sono faticosi e tolgono libertà, alimentano il dubbio del tradimento e il rischio di sacrifici vani. Meglio le relazioni senza impegno, si troncano senza drammi all’occorrenza. Se il dialogo vi stressa, app e siti internet inviano il messaggio giusto al partner da scaricare. Come Breakupshop.com, il cui motto è: “tutti meritano di essere single”.
Gli esperti di tecnologia sono divisi. Secondo Bauman e Sherry Turkle (docente del Mit), internet isola le persone offrendo una pallida imitazione delle relazioni umane. Come l’ologramma Azuma o il sesso virtuale.
Barry Wellman (università di Toronto) sostiene invece che la rete rafforzi i legami.
Ciascuno è il fulcro di un’ampia rete sociale: amici intimi, parenti, conoscenti, colleghi. A seconda di ciò che serve, le persone si connettono agli altri. Prima i consigli si chiedevano in famiglia o ad amici fidati. Oggi si cerca in rubrica il contatto utile. Libero dai gruppi tradizionali, l’individuo è artefice delle sue relazioni.
Erik Gandini, documentarista, è l’autore de La teoria svedese dell’amore: un manifesto sulla solitudine che avanza. In Svezia, patria del welfare, la metà della popolazione vive sola. A uno su quattro capita di morire senza che nessuno se ne accorga. In tal caso, un’equipe di investigatori cerca i parenti del defunto. “Tutti seguono la propria strada, non c’è nulla che ci unisca – racconta un’investigatrice a Gandini – Se vuoi piangere sulla spalla di qualcuno, devi prima compilare un modulo”. È la burocrazia a prendersi cura delle persone, nel paese scandinavo. I figli escono di casa senza l’aiuto dei genitori. I genitori invecchiano senza il sostegno dei figli. Se serve assistenza, lo Stato risolve, senza scomodare amici e parenti. “Bisogna avere il coraggio di dire che l’individualismo di destra, affonda le radici nel welfare di sinistra”, sostiene Gandini. “Lo stato sociale garantisce l’autonomia individuale, un principio sacrosanto. Il rischio, secondo Bauman, è che si perda la capacità di stare insieme”.
Il documentarista italo-svedese ha intervistato il filosofo polacco poco prima che morisse: “L’indipendenza porta a una vita vuota e priva di senso; una completa, assoluta, inimmaginabile noia – ammonisce Bauman. Perciò bisogna sostituire l’indipendenza con una piacevole interdipendenza”.
In Svezia, l’autonomia è un valore assoluto. Le donne che hanno un figlio senza partner sono in aumento, grazie all’inseminazione artificiale. Il tasso di natalità svedese infatti è tra i più alti in Europa: 1,88 figli per donna. L’Italia è il fanalino di coda (1,33) dietro Grecia e Spagna. Se lo Stato sostiene la maternità a prescindere dal matrimonio (come in Francia e Scandinavia) nascono bambini. Nei paesi mediterranei, dove il welfare è debole, crolla la natalità e la nazione invecchia. Problema: chi accudirà l’esercito di anziani senza figli? L’università svedese di Örebro ha la soluzione: il robot-badante Giraffplus. In Giappone, le macchine per accudire sono già una realtà. Sempre meglio della badante rumena: il robot, i contributi mica li chiede.