ItaliaOggi, 21 gennaio 2017
E ora tutti pazzi per i classici
Il revival dell’antico e di quello che l’Italia può insegnare al mondo. Si prendono una rivincita il latino, il greco e Dante Alighieri. Il 13 gennaio c’è stato il Classico Pride, ovvero l’orgoglio delle ragazze e dei ragazzi che studiano la cultura antica e che hanno dato vita alla Notte nazionale del liceo classico per dimostrare quanto la cultura antica sia viva, vitale e coinvolgente.
Testimonial dell’iniziativa, Andrea Marcolongo, 30 anni, livornese, che è sorprendentemente arrivata in vetta alla classifica delle vendite con «La lingua geniale: nove ragioni per amare il greco» (Laterza). Dice l’autrice: «Il libro parla della mia passione per una lingua di 2500 anni fa: l’amore più lungo della mia vita, a conti fatti, perché del greco antico mi sono innamorata da ragazza. Volevo provare a regalare, o restituire, un po’ di amore a coloro che se ne sono disinnamorati. E perfino far innamorare coloro che questa lingua proprio non la conoscono. È una grammatica dell’anima».
Un altro libro di successo è stato scritto dall’ex-rettore dell’università di Bologna, Ivano Dionigi. Si intitola «Il presente non basta. La lezione del latino» (Mondadori). «Il latino- spiega Dionigi- insegna la centralità della parola e che la formazione aiuta a distinguere tra semplici vocaboli e le parole di senso e verità. Non solo. Con lo studio del latino si eredita la percezione della centralità del tempo e del ruolo fondamentale che storia e memoria rivestono nella nostra identità oltre che del senso di una politica che può essere l’espressione più nobile dell’uomo».
Non solo. Tra i giovani è trendy il tatuaggio in latino. Quattro sono le frasi al top secondo un sondaggio presso i tatuatori: Nihil dificile amanti (Nulla è difficile per chi ama), Veni, vidi, vici (»Venni, vidi, vinsi), Nec tecum possum vivere nec sine te (Non posso vivere con te né senza di te), Per aspera sic itur ad astra (Attraverso le asperità si arriva sino alle stelle).
Poi c’è la Divina Commedia, portata in tv da Roberto Benigni e che la città che conserva la spoglie di Dante vuole fare recitare a tutti i cittadini. Infatti Ravenna Festival (diretto da Cristina Mazzavillani, moglie di Riccardo Muti) ha commissionato a Marco Martinelli ed Ermanna Montanari (del Teatro delle Albe) una lettura popolare di tutto il testo. È già partito l’appello ai cittadini ma anche agli appassionati di Dante che non risiedono a Ravenna: chi vuole può prendere in mano il testo e tutti, come in una catena, leggeranno qualche rima della Commedia. Ci si iscrive all’indirizzo email: cantieredante@ravennateatro.com.
«Chiunque potrà partecipare –dice Marco Martinelli- non è necessaria alcuna preparazione. In poche ore abbiamo ricevuto 120 adesioni. Alla fine speriamo siano migliaia. Prevediamo 30 recite a partire dal 25 maggio».
Un’intera città reciterà Dante. Una specie di catena umana che si dipanerà tra le vie e le piazze fino all’interno del teatro e ognuno avrà i suoi versetti da leggere in successione.
Aggiunge Ermanna Montanari: «Traduciamo in termini scenici il «trasumanar» dantesco, come si trattasse di una sacra rappresentazione medievale. Nell’epoca di Dante non si costruivano edifici teatrali ma tutta la città era un palcoscenico, dalle chiese alle piazze, e nei «misteri» i giullari professionisti venivano affiancati da centinaia di cittadini in veste di attivi figuranti».
È stato invitato a partecipare anche Benigni. Chissà. In fondo si tratta di un altro tentativo di riproporre la Commedia. Non l’erudita spiegazione del comico toscano ma la popolarizzazione della stessa dizione dei versi e ognuno potrà vantarsi di avere partecipato a un rito collettivo che è già diventato un tormentone sui social. Tutti attori danteschi e chissà quanti selfie. A metà aprile vi sarà una sorta di prova generale in piazza.
Un appassionato di Dante (sa a memoria tutta la Divina Commedia) è l’attore Giorgio Colangeli (co-protagonista del film tv Felicia Impastato su Rai1 e della fiction Tutto può succedere, la cui seconda stagione sarà in palinsesto a marzo su Rai1). Dice: «È un grosso limite quello di tenere il tesoro della poesia dantesca chiuso e circoscritto fra le mura della scuola. Bisogna restituire al «volgare» dantesco, la destinazione e l’indirizzo popolare di cui primariamente quella scelta linguistica era portatrice».
Insomma, tutti insieme appassionatamente «nella selva oscura ché la diritta via era smarrita». Per una volta una mobilitazione non di protesta o guidata dalla politica ma per mettere in evidenza le radici della nostra storia. Un’intera città leggerà Dante, come il tatoo s’è convertito al latino e il Classico Pride diventerà appuntamento annuale. Dopo la sbornia di web si torna ai classici.