Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  gennaio 21 Sabato calendario

Il Pil cinese centra l’obiettivo

Nel giorno dell’investitura del 45esimo presidente degli Usa, la Cina si presenta con i conti in linea con le sue previsioni, a partire dall’obiettivo del Pil 2016: doveva essere del 6,7%, e così è stato, grazie a uno scorcio di fine anno particolarmente favorevole.
Ma quanto reggerà l’impalcatura di dati davanti a un Donald Trump che già incrocia le lame per affrontare la Cina, accusata di essere il Paese più protezionista di merci e manipolatore di valuta al mondo?
Lo scenario che si profila è complesso, Ning Jizhe, il direttore del National bureau of statistics che ieri ha rivelato i dati 2016 nella consueta conferenza stampa di inizio anno, glissa davanti alla domanda sugli effetti della nuova leadership: se, come ha minacciato di fare, il presidente Trump imporrà dazi del 45% sulle merci cinesi la bilancia commerciale, già in affanno e con disavanzato in ritirata, sarà la prima a risentirne, con un ulteriore effetto zavorra per il debito corporate schizzato, nel 2016, a quota 169% sul Pil. Tutto il sistema cinese, alla ricerca di una riconversione da economia orientata all’export a quella sui consumi interni, non potrà che risentirne.
Al calo dei consumi, infatti, fa da contraltare la spesa per grandi progetti infrastrutturali, in crescita, anche se Ning Jizhe getta acqua sul fuoco perché a suo dire la pur evidente crescita del debito pubblico, a 169% sul Pil, non va sopravvalutata.
Investimenti statali effettuati nel corso del 2016 a sostegno della crescita hanno accelerato quella del debito pubblico, la tentazione di imboccare questa strada è stata più forte del ricordo dei danni causati al sistema dal maxipiano di stimolo deciso nel 2008 in piena crisi finanziaria globale. Investimenti poco centrati, a pioggia, bolle immobiliari, un record di fallimenti che la Cina non vorrebbe più replicare.
Certo, il Fondo monetario ha regalato uno 0,30% alle prospettive 2007 a 6,5% – ma è proprio lì, nelle misure di stimolo, che si annidano i problemi maggiori della seconda economia mondiale.
Durante la conferenza è stampa emerso – non a caso – un doppio binario di elaborazione dati, l’anno si chiude infatti con una crescita del 6,7%, come largamente anticipato dalla National development and reform commission qualche settimana fa, all’insegna del New normal. Ma è la prima volta che il quadro dell’Istituto di statistica viene anticipato dal braccio armato del partito per le riforme. «L’Ndrc si occupa della macroeconomia» – ha tenuto a precisare il direttore Ning, in tal modo dando una prova tangibile di una interazione poco ortodossa tra l’ente che si occupa di decidere e finanziare le riforme e l’istituto di statistica stesso. Per di più è stata sollevata anche la questione dei dati falsi relativi a una regione del Dongbei, il Lianoning: qui sarebbero stati alterati deliberatamente dati statistici, ma secondo l’istituto la questione è legata al calcolo delle tasse riscosse localmente ma, in ogni caso, ha assicurato che il partito locale sta già adottando le contromisure e che questi incidenti non si ripeteranno più.
Ricordiamo, infine, che il 6,5% nel 2016 era stato definito come una sorta di linea del Piave. Se il pericolo è scampato, dunque, l’attenzione è già rivolta all’obiettivo del 2017, ancora ignoto. Saranno le Due sessioni del parlamento a rivelarlo, mentre a consuntivo del 2015 la percentuale era stata del 6,9%.
Di fatto, la Cina dimostra ormai di accettare il declino del Pil come un dato di fatto, in effetti, tecnicamente, si tratta del valore più basso dal 1990.
Però Ning ha anche ammesso che molto si sta discutendo sulla composizione del Pil, quello cinese non include, ad esempio, la spesa per Ricerca & sviluppo che pure sta crescendo in maniera esponenziale, gli investimenti in energia verde, alternativa, iniziano a dare i loro frutti e l’idea è che tutto questo si debba in qualche modo recepire nel calcolo del Pil per gli anni a venire.