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 2017  gennaio 21 Sabato calendario

Sanremo salvato da Crozza e Mannoia

Come i lettori sanno, ogni anno un manipolo di fortunati giornalisti ha il privilegio di ascoltare in anteprima i brani di Sanremo. È accaduto puntualmente anche ieri nell’aula bunker della sede Rai di Milano, con tanto di firma del “patto di riservatezza”. Cioè ti fanno ascoltare le canzoni per scriverne, ma senza esagerare: si possono citare pezzi dei brani con moderazione. Tre parole al massimo, che peraltro sono quasi sempre sole/cuore/amore. Comunque, partiamo dalle buone notizie: tutte le sere – dal 7 all’11 febbraio – l’edizione numero 67 ospiterà la copertina di Maurizio Crozza, anche se non si sa ancora da dove sarà collegato.
Di seguito ciò che ci siamo appuntati durante la “sessione d’ascolto”, cominciando dai veterani. Al Bano, per la 15esima volta all’Ariston (quando si dice costanza, anche del pubblico) sceglie una romanza lirica che esalta il vocione (c’è solo quello).
Ron fa Ron e anche un po’ ronfare: “La mia vita è un romanzo… un’altalena, una storia, una sirena”. Sarà un romanzo di Federico Moccia? Gigi D’Alessio dedica a mammà volata lassù una riflessione postmelodica sul mondo di oggi dove i figli – signora mia – “si fanno anche senza fare l’amore”. Piacerà. Paola Turci porta un bel testo sull’auto-accettazione, guaio tutto femminile (l’impressione al primo ascolto è che potesse far meglio dal punto di vista della melodia; ma il primo ascolto è fugace e talvolta mendace). Michele Zarrillo ha dimenticato le favole di Esopo, gli elefanti e le farfalle e si butta su intramontabili classici: “Tu sei passione e tormento/sei aurora e tramonto”. C’è tutto Marco Masini nella canzone di Marco Masini: le brutte cadute, gli schiaffi, i pianti, le resurrezioni. Un po’ d’introspezione va bene, ma non può diventare eterno core-business. Ci toccherà invece ascoltare in radio per chissà quanto (Gesù!) il brano di Giusy Ferreri, improvvidamente strappata alla precedente professione da X Factor: “Fa talmente male” diventerà fa-talmente un successo (ma non farà più male dell’imperdonabile storpiatura di Il cielo è sempre più blu; scusa Rino). Samuel era stato a Sanremo nel 2000 con i Subsonica e Tutti i miei sbagli: a naso questa Vedrai non avrà lo stesso successo, anche se è molto meno peggio di quasi tutto il resto. Due note positive: Fabrizio Moro il cui testo è un po’ deboluccio, ma che si conferma un ottimo interprete. Poi c’è Fiorella Mannoia che con il suo bellissimo inno alla vita dovrebbe cantare fuori concorso perché fa proprio un altro sport rispetto agli altri. Da segnalare anche Francesco Gabbani che l’anno scorso aveva stravinto il concorso dei giovani con Amen e che presenta una filastrocca molto orecchiabile, con citazioni nascoste (da Shakespeare a Marx), e qualche guizzo brillante nel vuoto pneumatico di idee festivaliere.
Tutti cantano a Sanremo. Ma proprio tutti: anche Bianca Atzei, Alice Paba, Giulia Luzi (chiunque siano). E soprattutto tutti vogliono andare da qualche parte o trattenere qualcuno dal farlo. Sergio Sylvestre (un amico degli Amici di Maria) comincia con un baglioneggiante Così vai via; lady Biaggi (sempre Bianca Atzei, fidanzata di Max) ha “una gran voglia di partire”; Elodie supplica: “Amore amore, portami via”; Lodovica Comello ha giusto il tempo di “andare via di schiena”; Moro ha messo la fuga direttamente nel titolo (“Portami via”); Nesli in coppia con Alice Paba, dà retta al cuore e lascia “andar via”; Masini – Disperato, ça va sans dire – “e invece te ne vai”; Chiara (il pezzo non è malissimo) è homeless: “Nessun posto è casa mia, ho pensato andando via”; solo il saggio mr. Carrisi “non vuol più essere altrove” come la vita di Kundera. In ordine sparso rimangono: Ermal Meta che porta un testo su un padre violento; Clementino che vorrebbe fare un rap di denuncia, citando Marco Risi (mah); Alessio Bernabei, fresco fresco di coming out, che vola alto (“la felicità non è per sempre, ti viene solo data in prestito”, occhio che vale anche per la ribalta tv); Michele Bravi che tiene un Diario degli errori, e un po’ anche degli orrori; Raige e Giulia Luzi hanno una botta d’ormoni dal titolo Togliamoci la voglia (forse anche di torno).
E i “superospiti”? Tiziano Ferro, Carmen Consoli, Ricky Martin, Paola Cortellesi e Antonio Albanese saliranno sul palco martedì sera; Giorgia mercoledì, Mika giovedì insieme al coro dello Zecchino d’Oro che compie 60 anni e Zucchero sabato. Trattative in corso per gli stranieri.
Pecunia. Sanremo è l’unico posto dove parlar di denaro non è cafone. Scandalo per il cachet di Carlo Conti, aumentato da 550 mila a 650 mila euro causa rinnovo del contratto: c’è chi vorrebbe darli ai terremotati (ma perché non agli ospedali che chiudono?), chi invoca il tetto degli stipendi Rai (ma vale solo per i dipendenti, altrimenti Fazio e Frizzi dovrebbero guadagnare 240 mila euro all’anno). Bisogna dire quanto segue: il Festival, da quando c’è Conti (che è conduttore, direttore artistico e direttore musicale), spende meno e incassa di più (quest’anno rispettivamente 15 milioni e fischia e 23 milioni); senza considerare gli ascolti stellari, che quest’anno se possibile aumenteranno con Maria De Filippi (che partecipa gratis).
Memo per il 2018: non ascoltare Fossati mentre si scrive sui testi di Sanremo.