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 2017  gennaio 23 Lunedì calendario

L’uscita dell’Italia dall’euro costerebbe 358 miliardi

Capita che nella rigida consuetudine delle forme si celino verità normalmente indicibili. Ad esempio: quanto costerebbe all’Italia uscire dall’euro? Dimenticate i dibattiti fra economisti su eventuali scenari. Qui si parla di soldi sonanti, dei debiti che l’Italia dovrebbe immediatamente onorare. A Strasburgo c’è una lettera firmata da Mario Draghi che – seppur indirettamente – risponde alla ferale domanda: 358,6 miliardi di euro.
Per capirne di più facciamo un passo indietro. Marco Valli e Marco Zanni, rispettivamente eurodeputato ed ex eurodeputato dei Cinque Stelle (ha lasciato dopo la richiesta di adesione all’Alde) presentano un’interrogazione parlamentare alla Banca centrale europea. I due vogliono chiarimenti su una questione tanto tecnica quanto importante: lo scarto crescente dei saldi di «Target 2» dell’Italia nei confronti della Germania.
«Target 2» altro non è che il sistema di pagamenti fra le banche centrali dell’area euro. In questo momento il saldo italiano – ma anche quelli di Spagna e Grecia – sono in fortissimo deficit (per l’Italia i citati 358,6 miliardi) mentre quello tedesco è in attivo per 754,1. A prima vista non è un bel segnale: l’ultima volta che si registrò uno scarto così era il 2011, e l’Italia sull’orlo del baratro finanziario. Alcuni economisti – ad esempio Carmen Reinhart dell’Università di Harvard – sostengono che il gap è il segno di un forte deflusso di capitali dall’Italia verso la più solida Germania. Da tempo la Bce risponde ai dubbi – e la lettera lo conferma – spiegando che si tratta soprattutto della conseguenza tecnica del piano straordinario di acquisti, meglio noto come “Quantitative easing”. Poiché Francoforte compra più titoli italiani e spagnoli del normale, e poiché molte transazioni avvengono attraverso la Bundesbank, la Germania ha accumulato un surplus che diversamente non avrebbe.
La parte più interessante della lettera sono però le ultime due righe: «Se un Paese lasciasse l’Eurosistema, i crediti e le passività della sua Banca centrale nei confronti della Bce dovrebbero essere regolati integralmente». Che tradotto suona più o meno così: finché l’Italia sta nella moneta unica, questi fenomeni rientrano nella normalità. Se si tornasse alle monete nazionali, e se quei saldi riflettessero una diversa percezione delle due economie, per l’Italia sarebbe un bel guaio. Oggi Mario Draghi è a Santena per ritirare il premio Cavour, e ribadirà perché l’Europa fa bene all’Italia.