La Stampa, 22 gennaio 2017
Le Pen dà la carica ai populisti. «Europa, è l’anno del risveglio»
Geert Wilders non fa in tempo a finire la frase che le sue parole finiscono inghiottite da un boato. «Questo sarà l’anno del popolo, l’anno in cui la voce del popolo troverà finalmente ascolto, l’anno di una rivoluzione democratica e non violenta in Europa, l’anno della liberazione e della primavera patriottica», scandisce in tedesco il politico olandese tra gli applausi dei circa mille partecipanti al congresso che ieri a Coblenza ha riunito per la prima volta sullo stesso palco i leader della destra populista europea. Da Wilders a Marine Le Pen, da Matteo Salvini alla numero uno di AfD Frauke Petry e a suo marito, l’eurodeputato Marcus Pretzell fino al segretario generale dell’austriaca Fpö Harald Vilimsky: ci sono tutti o quasi, i «politici di spicco della nuova Europa», come li definisce l’invito ufficiale di un incontro organizzato dal gruppo dell’Europarlamento Enl.
«Nouvelle Europe», «New Europe» o «Neues Europa» è un termine che rimbomba spesso in questa sala addobbata con le bandiere dei singoli Stati nazionali, in cui la platea alla fine di ogni discorso scatta in piedi e agita cartelli col nome dei leader presenti e la scritta «Libertà per l’Europa». «Ieri una nuova America, oggi Coblenza e domani una nuova Europa», afferma Wilders, riferendosi all’insediamento di Donald Trump del giorno prima. Nuovo boato. «Assistiamo alla fine di un mondo e all’inizio di uno nuovo pieno di speranza e nuove chance», spiega Marine Le Pen, alla sua prima uscita pubblica in Germania da candidata alla presidenza francese. E pensare che fino a un anno fa Frauke Petry bollava il programma del Front National come troppo «socialista».
Il primo colpo al vecchio ordine è arrivato col Brexit, il secondo con l’elezione di Trump, «sono sicura che il 2017 sarà l’anno del risveglio dei popoli dell’Europa continentale», afferma Le Pen. «Il patriottismo non è una politica del passato, ma del futuro». Un concetto che fa presa sulla platea. Sono entrato nella AfD perché «è l’unico partito patriottico in Germania e difende i valori conservatori: oggi la AfD è quello che era vent’anni fa la Cdu, che invece ha tradito i suoi valori», afferma Albert Breininger, un russo-tedesco arrivato in Germania negli anni Novanta. Altro sentimento molto diffuso: tornare a contare contro una politica tradizionale che si presenta come «senza alternative» e non ascolta più i cittadini. «Noi siamo il ceto medio che non ha più voce: in parlamento tutti i partiti, anche la Cdu, sono ormai di sinistra, non c’è più un’opposizione», nota un’impiegata amministrativa che non rivela il suo nome per paura di ritorsioni.
«Parecchie persone hanno paura di dire quello che pensano», dà loro ragione Geert Wilders nel tripudio generale. «I cittadini del mondo occidentale si risvegliano e si sbarazzano del giogo del political correctness», analizza, scagliandosi contro «l’islamizzazione» e «l’immigrazione di massa», spiegando che le donne hanno paura «a mostrare i loro capelli biondi» e promettendo: «riconquisteremo i nostri Paesi».
I bersagli comuni sono chiari. Angela Merkel, anzitutto. La sua politica sui migranti «è una catastrofe», sostiene Le Pen, riprendendo una definizione già usata da Trump. «L’Europa ha bisogno di Frauke al posto di Angela», affonda Wilders, infiammando la platea, che intona «Merkel muss weg» (Merkel deve andarsene). Ero nella Cdu e aiutavo i rifugiati, confida il pensionato Ulrich Becker, ma ho smesso dopo che Merkel ha aperto le frontiere senza sentire il parlamento, «una decisione quasi dittatoriale».
Poi c’è l’odiata Bruxelles: le autorità europee e il governo tedesco, attacca Petry, sottopongono i cittadini a un «lavaggio del cervello» anche più abile della vecchia propaganda comunista. E infine c’è l’euro: «è un esperimento fallito, criminale», attacca Salvini, «dobbiamo prepararci per il dopo-euro».
Per le strade di Coblenza 5.000 persone protestano contro il congresso, che ha fatto discutere alla vigilia anche per la decisione degli organizzatori di negare l’accesso a svariati media e giornalisti. Tra i contromanifestanti il vice cancelliere e leader Spd Sigmar Gabriel, il ministro degli Esteri lussemburghese Jean Asselborn e la governatrice Spd della Renania-Palatinato, Malu Dreyer, che avverte: «È ora che nessuno resti più a casa».